MANUALE
DI STORIA D'ISRAELE
Giovanni Leonardi
LEZIONE
XIV:
IL REGNO DI GIUDA DA SOLO
Quadro generale
Il
periodo che stiamo per considerare è descritto nei libri biblici di 2
Re 18-25 e 2 Cronache 29-36. Ma a questi bisogna aggiungere almeno i libri di
profeti Isaia e Geremia per labbondanza di materiale storico che ci forniscono.
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Sintesi
della storia finale di Giuda
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| 715 | |
| Ezechia | 1) Esaltato per la sua religiosità2) Pasqua celebrata con partecipazione del Nord.3) Egli stesso subisce invasione di Assiri di Sennacherib al quale si sottomette pagando un tributo, ma non accettando la resa militare (incoraggiamento di Isaia). Ritirata degli Assiri a causa di pestilenza. Morte di Sennacherib per mano di suoi figli.4) Inopportuna accoglienza dellambasciata babilonese. |
| 697 | |
| Ezechia+Manasse | |
| 686 | |
| Manasse | 1) Re oltremodo empio: Baal, Astarte, alti luoghi, Tempio profanato da idolatria, magia, sacrifico del figlio col fuoco, spiritismo.2) Repressione violenta dellopposizione.3) Annuncio profetico della fine del regno. |
| 642 | |
| Amon | 1) Empio come il padre. 2) Ucciso da congiurati |
| 640 | |
| Giosia | 1) Re giusto che opera una profonda riforma religiosa dopo lapostasia del padre e del nonno. 2) Coinvolgimento di Israele. 3) Restauro del tempio e ritrovamento della legge di Yahveh. 4) Pasqua ricelebrata con grande solennità. 5) Invasione egiziana (Neco, 609, Harran), morte di Giosia in battaglia. |
| 609 Achaz | 1) Regna 3 mesi. Deposto da Neco lo porta in Egitto. |
| Joiakim | 1) Fratello di Joachaz fatto re da Neco che gli cambia il nome da Eliakim a Joiakim. 2) Re empio. 3) Prima vassallo di Nabuccodonosor, e poi ribelle, per cui Babilonia, invade Giuda, prende bottino (anche da Tempio). Problema della sua morte. |
| 598 | |
| Joiakin | 1) Figlio empio come padre Joiakim. Regna solo 3 mesi e 10gg. 2) Deportazione del re e di molti altri. |
| 597 | |
| 586 | 1) Zio di Joiakin e figlio di Giosia. 2) Fatto re da Nabuccodonosor.3) Empio, non ascolta Geremia e si ribella a Babilonia.4) Distruzione Gerusalemme e Tempio. Deportazione. |
Situazione
politico-militare
Con la distruzione di Samaria, ilregno di Giuda rimane solo e sopravvive per
poco più di un secolo, fino al 586, quando Gerusalemme cade dopo un lungo
assedio delle truppe babilonesi di Nabuccodonosor.
La
prima metà di questo periodo vede Giuda ancora sottoposta allAssiria.
Verso lepoca di Giosia, però, questa potenza entra in profonda
crisi sotto lattacco delle truppe babilonesi e mede. E questo nonostante
laiuto portatole dallEgitto, suo tradizionale nemico ora interessato
a non fare scomparire una debole Assiria che, sopravvivendo, farebbe da stato
cuscinetto tra lEgitto stesso tornato ad una nuova grandezza dopo un lungo
periodo di stasi, e le nuove potenze mesopotamiche. Laiuto dellEgitto,
guidato dal faraone Neco II, non riesce tuttavia a salvare lAssiria.
Neco
riesce comunque a sottomettere la regione siriana e palestinese. Mentre lui
sale a Nord, verso il territorio siriano dove lAssiria cerca di resistere
(battaglia di Harran), il re Giosia cerca di bloccarne lavanzata ma è
sconfitto e muore in battaglia. Al suo ritorno, Neco, depone Joachaz, il figlio
di Giosia posto sul trono al posto del padre, che viene deportato in Egitto
e sostituito dal fratello Joiakim. Giuda vive quindi per un breve momento sotto
la sovranità egiziana.
Il
sogno di grandezza egiziano non dura però a lungo. Già sotto il
regno dello stesso Joiakim le truppe babilonesi la raggiungono facendo un ricco
bottino nella città e nel tempio, deportano il re e alcuni nobili - tra
cui il futuro profeta Daniele - in Babilonia, e pongono sul trono suo zio Sedechia
(2 24:17). Questi non ascoltò i consigli di Geremia che lo invitavano
alla sottomissione a Babilonia. Sperando nellaiuto dellEgitto egli
si ribellò al re babilonese segnando la sua fine e quella del suo regno.
Tutti gli arredi del tempio che erano rimasti furono presi e portati a Babilonia,
insieme a parte del popolo e allo stesso Sedechia.
I
Babilonesi, pensando che la lezione data fosse stata sufficiente, lasciarono
a un ebreo, un certo Ghedalia, il compito di presiedere a coloro che erano stati
lasciati sul luogo. Ma alcuni non si erano rassegnati allo stato di fatto, e
prendendosela con Ghedalia, visto probabilmente come un collaborazionista,
lo uccisero insieme alla guarnigione babilonese e ad alcuni altri ebrei che
si trovavano con lui, e poi, presi dalla paura, se ne fuggirono in Egitto portandosi
con sé il tanto ostacolato Geremia, finalmente riconosciuto come profeta
di Dio, ma del quale fino allultimo non vollero ascoltare i consigli.
Situazione
spirituale
Dal punto di vista spirituale questo periodo vede unalternanza di momenti
felici di riforma (re Ezechia e Giosia) e di decadimenti profondi. Il momento
peggiore si realizza con Manasse sotto il cui regno si riprende tutto larmamentario
del culto di Baal e di Astarte, con laggiunta dellassunzione probabile
dei culti astrali mesopotamici, e laggravante dei sacrifici umani, dello
spiritismo e della prostituzione sacra. Il peccato di Manasse è così
grave che è visto come la causa principale della fine del regno, anche
se questa si realizzerà dopo diverso tempo, e dopo la riforma profonda
(restauro tempio, scoperta del libro della legge, centralizzazione del culto,
lotta allidolatria, celebrazione pasqua ecc.) operata dal nipote Giosia.
I
due periodi felici di Ezechia e Giosia corrispondono anche con due momenti di
libertà dal giogo assiro. Allepoca di Ezechia questa libertà
è relativa in quanto Giuda perde alcuni territori che controllava, ma
sperimenta anche laiuto di Dio che, mandando una pestilenza, decima le
truppe assire che assediano Gerusalemme liberandola dalla loro minaccia. Sotto
Giosia, invece, sono le stesse circostanze internazionali a favorire lautonomia
del regno.
Sviluppo
storico
Ezechia
(715-686) (2 Re18-20; 2 Cr 29-32)
Situazione religiosa. Dopo il regno dellempio Achaz (il re di Giuda, contemporaneo
alla caduta di Samaria) cera veramente bisogno di una riforma spirituale
ed Ezechia vi pone mano con risolutezza cercando di eliminare quanto più
possibile degli oggetti e delle pratiche idolatriche. Il Tempio, che era stato
contaminato dallidolatria e abbondantemente trascurato, viene purificato
e restaurato (almeno si inizia a farlo visto che pochi anni dopo, Giosia avrà
ancora molto da fare!).Lidolatria
era talmente sviluppata che anche un oggetto conservato in memoria di Yahveh
veniva onorato come un idolo: il serpente di rame innalzato da Mosè
mentre Israele vagava nel territorio di Edom (Nm 21:9). Incurante dellantica
e nuova sacralità, pensando soprattutto allonore sostanziale da
rendere a Yahveh e al bene del suo popolo, Ezechia infrange ogni tabù
e spezza il serpente chiamandolo e considerandolo per quello che era: solo
un nehushatan, un pezzo di rame (2 Re 18:4).
Un
fatto di estremo interesse è che lopera di riforma di Ezechia non
si limitò alla sola Giuda ma cercò di coinvolgere Israele. Questo
era ormai inesistente come stato autonomo, parte della popolazione era stata
deportata e il popolo doveva vivere un momento di profonda prostrazione. La
possibilità di trovare in Giuda un sostegno deve essere apparsa a molti
come lunica via di rinascita. Ezechia offre loro la possibilità
di partecipare alla celebrazione comune della pasqua a Gerusalemme (2 Cr 30).
Dopo la scissione politico-religiosa di Geroboamo, il popolo ebraico poteva
nuovamente vivere una esperienza spirituale comune secondo le norme dellantica
legge. Il fatto aveva anche un valore politico ed è pensabile che Ezechia
pensasse anche ad un avvio di riunificazione ufficiale della popolazione del
Nord al suo regno anche e se le circostanze politiche non erano del tutto favorevoli
al progetto.
Avvenimenti
politici. 2 Re 18:9-12 ci dice che la caduta di Samaria avvenne ripete (cf.
2 Re 17:5,6) la storia della presa di Samaria ad opera di Salmanassar ma ponendola
nel quarto anno di Ezechia. Poiché Samaria cadde mentre, in Giuda, regnava
Achaz, dobbiamo ammettere una coreggenza tra Ackaz e il figlio Ezechia. "Achaz,
come il suo predecessore, sembra avere nominato suo figlio Ezechia (729-686
a.C.) come coreggente quando vide che il regno di Giuda avrebbe probabilmente
avuto dei problemi con lAssiria."(1)
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Figure
IV-1,2 Presa di: Lakis da parte di Sennacherib (701 a.C.)
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Ezechia
assistette così alla caduta di Israele e, da uomo pio qual era, dovette
porsi il problema della sopravvivenza di quello che restava. La questione era
sia politica che religiosa poiché la sopravvivenza del popolo di Yahveh
era strettamente connessa alla permanenza della sua identità religiosa.
Cosa egli abbia fatto a questo riguardo, lo abbiamo già visto. Per quel
che riguarda laspetto politico, Ezechia cercò ugualmente di ottenere
una certa autonomia dallAssiria, ma la cosa non si realizzò senza
qualche difficoltà. Difficoltà abbiano noi stessi nel capire il
racconto degli eventi fattoci dalla Bibbia.
Come
ci dice 2 Re 18:13, lAssiria non si accontentò di prendere Israele.
Nel bel mezzo del regno di Ezechia cercò di fare valere le sue pretese
anche sul regno di Giuda. E anzi possibile che, già al momento
della presa di Samaria, lAssiria abbia imposto la sua supremazia anche
su Giuda. A questo potrebbe alludere lo stesso Ezechia, allinizio della
sua riforma, quando cercava di incoraggiare il suo popolo a volgersi a Dio per
evitare ulteriori castighi (2 Cr 29:8),(2) e forse
anche le parole che mandò a dire a Sennacherib che stava assediando Lakis:
"Ho mancato; ritirati da me, ed io mi sottometterò a tutto quello
che mimporrai" (2 Re 18:14). Questo "avere mancato", si
riferisce ad un evento presente, o forse al tentativo in corso di sottrarsi
a un potere dellAssiria già esercitato in passato? Questo dialogo
si concluse con un pesante tributo che Ezechia paga a Sennacherib che stava
assediando Lakis, una città posta a circa 45 km a sud-ovest di Gerusalemme
(2 Re 18:15,16). Questo assedio, conclusosi positivamente per gli Assiri, è
ampiamente illustrato in un bassorilievo fatto fare da Sennacherib a Ninive
e che si trova ora al British Museum.
A
questo punto il racconto biblico continua parlando della spedizione, da parte
di Sennacherib che nel frattempo assediava Lakis, di un gran numero di truppe
per spingere Gerusalemme alla capitolazione.
Questa
seconda fase è immediatamente successiva alla prima o si verifica ad
una certa distanza di tempo? Il discorso biblico si svolge senza apparente cesura
ma questo potrebbe essere dovuto al fatto la Bibbia, più che sottolineare
il succedersi cronologico degli eventi, tende a enfatizzare il corso complessivo
di una storia per esaltare il problema del popolo e la misericordia di Dio.
2
Cronache 32 segue quasi in parallelo il racconto di 2 Re 18 ma aggiunge che
dopo lattacco di Sennacherib contro le città fortificate di Giuda,
Ezechia diede inizio a tutta una serie di fortificazioni della capitale, per
prepararsi ad un assedio. Si trattava di nascondere le sorgenti che sgorgavano
ai piedi del monte su cui si ergeva la città, per impedire che gli assedianti
assiri potessero utilizzarle, di rafforzare le mura della città riparandone
le brecce e costruendo delle torri, e di preparare armi per i soldati (2 Cr
32:2-5). Tra queste opere dobbiamo includere la costruzione del condotto dacqua,
scavato nella roccia, per portare lacqua dalla fonte de Ghihon, che poteva
facilmente cadere in mano di truppe nemiche, allinterno della cinta muraria,
in modo che si potesse avere acqua anche in caso di assedio (2 Cr 32:30 e 2
Re 20:20 che parlano in termini retrospettivi). Il canale esiste tuttora ed
è quello che alimenta la piscina di Siloe (Gv 9:7 dove Gesù manda
il cieco nato a pulirsi gli occhi del fango che lui vi aveva messo nella piscina
di Siloe che significa "mandato"). Si trattava di unopera di
un certo impegno lunga circa 540 m (0,45 m x 1200 cubiti). Linsieme dei
lavori era di una notevole consistenza e doveva richiedere un certo tempo. La
cosa mal si adatterebbe al tempo, necessariamente breve, intercorrente tra
lambasciata di Ezechia e quella di Sennacherib se entrambe si fossero
parte di ununica vicenda storica.
Per
questo motivo, ed anche per la necessità di sincronizzare i dati biblici
con le informazioni che abbiamo dalla storia profana, si pensa anche che bisogna
vedere nel racconto biblico la memoria di due invasioni assire. La prima (701
a.C., corrispondente al 14° anno di Ezechia) si sarebbe conclusa conquista
assira di alcune città giudee, la sottomissione di Ezechia e il suo tributo.
Successivamente Ezechia avrebbe cercato di riconquistare la sua autonomia preparandosi
allo scontro che inevitabilmente ci sarebbe stato con lAssiria come accadde
verso la fine del suo regno.
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Iscrizione
di Ezechia "Ecco
(?) io scavo e questa fu la storia dello scavo. Quando i minatori (?)
alzavano il piccone luno verso laltro e allorché non
cerano più di tre cubiti da scavare, si sentì la voce
di uno che chiamava laltro, cera infatti la risonanza nella
roccia proveniente dal sud e dal nord. Nel giorno della traforazione,
i minatori colpirono luno verso laltro, piccone contro piccone.
Allora le acque scorsero dalla sorgente fino al serbatoio su milleduecento
cubiti e duecento cubiti era laltezza della roccia sopra la testa
dei minatori." |
Inizialmente
il dialogo si svolge fra le i capi delle truppe assire e alcuni personaggi in
vista della corte che vanno loro incontro. La sostanza delle parole degli esponenti
assiri è la seguente: Arrendetevi perché nessuno potrà
salvarvi dalle nostre mani, né lEgitto, ritenuto incapace di dare
quanto promette (una canna rotta che fora chi vi si appoggia) né Yahveh,
né gli uomini del re. Le parole degli Assiri costituiscono una vera e
propria guerra psicologica. Essi si appropriano del sostegno stesso di Yahveh
da cui erroneamente Ezechia si sarebbe aspettato un qualsiasi aiuto: se Yahveh
è così potente come gli Ebrei credono, allora essi debbono ammettere
che se gli Assiri sono giunti sotto le mura di Gerusalemme è stato proprio
perché Yahveh lo voleva. Le truppe assire stanno sotto le mura della
città e su di esse il re, i suoi consiglieri e tutta la gente che si
interroga su cosa succederà. Le parole degli Assiri avrebbero minato
il morale del popolo e i capi giudei invitano gli interlocutori a parlare in
aramaico, lingua che essi, come persone colte, capivano, e non in ebraico come
stavano facendo. Ma essi, invece, alzano il volume della loro voce perché
tutti possano sentire. Così facendo, essi cercano di mettere il popolo
contro il loro re esortandoli ad accettare le promesse di pace e benessere che
essi fanno loro. Il portavoce assiro non nasconde nulla: egli annuncia chiaramente
che sarebbero stati deportati, ma descrive la loro nuova patria come un posto
magnifico dove avrebbero potuto condurre una vita serena e agiata. Accettino
questo e non credano alle menzogne di Ezechia che li invita a confidare in Yahveh:
nessun Dio li libererà come nessun dio degli altri popoli ha potuto fare
niente.
Gli
assediati, dalle mura, ascoltarono in profondo silenzio quelle minacce, come
il re aveva comandato, e non risposero nulla. Il re Ezechia reagì però
con profonda umiltà e mandò a chiedere il consiglio di Isaia.
Questi rispose assicurando laiuto di Dio e preannunciò che lassedio
sarebbe stato tolto per iniziativa dello stesso re assiro costretto a tornare
in patria per delle notizie che avrebbe ricevute.
Nel
frattempo, Sennacherib, che si trovava a Libna che cingeva dassedio, dopo
avere lasciato Lakis, aveva saputo che lEgitto, guidato dal faraone Tirhaka
(2 Re 19:9) stava avanzando contro di lui per impedire che linfluenza
assira, sottomettendo la Giudea, si facesse sentire pericolosamente anche sul
suo Paese. Cercò così, non potendo rischiare che Gerusalemme resistesse
fino allarrivo delle truppe egiziane, di affrettare la resa della città,
mandando a Ezechia una lettera ancora più minacciosa. Ma Ezechia la lesse
e la portò nel tempio, e "la spiegò davanti a Yahveh"
(2 Re 19:14), come per dire: "Signore, è con te che ce lha.
Egli ti considera come uno dei tanti idoli che non hanno potuto salvare i loro
adoratori. Mostra che non sei come lui pensa e aiutaci." La risposta di
Dio giunge, ancora una volta, attraverso il profeta Isaia e attraverso le opere
grandi che Egli realizza: "E quella stessa notte avvenne che langelo
dellEterno uscì e colpì nel campo degli assiri centottantacinquemila
uomini; e quando la gente si levò la mattina, ecco, erano tutti cadaveri."
(2 Re 19:35). Sennacherib non era lì, ma a Libna. Ma quando la notizia
gli fu portata, dovette produrre una tale impressione da farlo desistere da
ogni altra possibile iniziativa. Tornò così al suo paese dove
trovò la morte, alcuni anni dopo, mentre adorava nel tempio del suo dio,
per mano dei suoi stessi figli. Qual era lIddio che sapeva proteggere
i suoi adoratori era stato, per il narratore biblico, ampiamente mostrato.
Di questo episodio, gli annali assiri non danno notizia, ma non cè
da meravigliarsene.(4)
Nel
frattempo però Ezechia era già morto e suo figlio Manasse aveva
cambiato politica tornando ad un asservimento politico e spirituale nei confronti
dellAssiria che aveva cercato di riguadagnare, con un certo successo,
il terreno perduto.
Ambasciata
babilonese. Di Ezechia, come abbiamo già visto, il testo biblico
dice molto bene. Un unico appunto gli viene fatto: lavere accolto con
eccessivo trasporto unambasciata mandata dal babilonese Berodac-Baladan,
o più correttamente, come in Isaia 39:1, Merodach-Baladan, corrispondende
al Marduch-apal-iddina delle fonti mesopotamiche. Costui era stato re di babilonia
dal 721 al 709, e forse anche nel 703. Ezechia arrivò, non solo ad accogliere
amichevolmente gli ambasciatori, ma anche a mostrargli tutti i suoi tesori.
La cosa andava al di là della semplice gentilezza dovuta agli ospiti
- come quando facciamo vedere la casa ad un ospite che viene a trovarci per
la prima volta - ma aveva un valore politico. Lambasciata babilonese aveva
come scopo di coagulare una alleanza contro lAssiria ed Ezechia voleva
fare la sua bella figura mostrando di potervi partecipare da alleato potente
e affidabile.
Quando
ebbe luogo questa ambasciata? Il testo biblico non è molto preciso, limitandosi
a dire "in quel tempo" (2 Re 20:12). Ma questa espressione è
riportata subito dopo avere narrato di una malattia mortale di Ezechia la cui
fine viene posticipata di 15 anni per una grazia particolare del Signore (2
Re 20:6). Poiché Ezechia morì nel 687 a.C., questepisodio
devessere avvenuto nel 701 o nel 700 a seconda di come si contano gli
anni, quindi o allepoca della prima campagna de Sennacherib contro Giuda
e il tributo pagatogli da Ezechia, o subito dopo. Insieme allannuncio
della grazia di Dio per la sua vita, il profeta Isaia gli promette, da parte
di Dio, la liberazione dagli Assiri. Questo fatto farebbe propendere per la
seconda possibilità perché solo dopo si può annunciare
una liberazione. La promessa di Dio deve avere dato fiducia al re incoraggiandolo
a realizzare le opere di fortificazione di cui abbiamo già detto e dopo
le quali fa espressamente riferimento allaiuto di Dio (2 Cr 38:7,8).
E
in questo quadro che si colloca lambasciata di Merodach-Baladan, allora
probabilmente in esilio e alla ricerca di alleati per riconquistare il regno.
Ma questa volta il giudizio di Dio è negativo. Lo stesso Dio che è
ha misericordia per le lacrime del re di fronte alla sua morte data per imminente,
non può scusare una ricerca della sicurezza che fondandosi sulla forza
delle armi e su quella delle alleanze militari, rinnega, di fatto, la fiducia
nella promessa di Dio. Il profeta Isaia sarà così costretto ad
annunciare al re che quei Babilonesi cui egli aveva così prontamente
mostrato i suoi tesori, saranno gli stessi che se li porteranno in Babilonia
e metteranno a morte i suoi discendenti e il suo regno. Ma, poiché la
profezia è per un futuro da venire, Ezechia la accetta con serenità,
confidando in un futuro di pace almeno durante la sua vita.
Isaia
aveva avuto lo stesso atteggiamento nei confronti della ricerca di aiuto dallEgitto
(Is 30:1,2. Cf. anche per fatti precedenti Is 7:4). Come Dio avrebbe liberato
Gerusalemme lo si è visto. E Dio non aveva bisogno dellaiuto degli
eserciti stranieri.
In
sintesi, possiamo avere il seguente quadro della vita di Ezechia:
723: Ezechia assiste alla caduta di Samaria mentre è coreggente del padre Achaz.
715: Achaz muore ed Ezechia rimane lunico re dando inizio alle riforme religiose.
701: Prima campagna di Sennacherib. Ezechia si sottomette pagando un tributo.
700: Malattia di Ezechia e promessa di salvezza. Ambasciata babilonese e annuncio di futuri guai.
688: Seconda campagna di Sennacherib. Assedio di Gerusalemme liberata miracolosamente.
687: Morte di Ezechia.
Manasse
(686-642) e Amon (642-640) (2 Re 2; 2 Cr 33).
Tutto quello che Ezechia aveva fatto, fu vanificato dai suoi due successori,
Manasse e Amon fanno ripiombare Giuda nel paganesimo: Manasse, "fece ciò
che è male agli occhi del SIGNORE seguendo le abominazioni delle nazioni
che il SIGNORE aveva scacciate davanti ai figli d'Israele. Ricostruì
gli alti luoghi che Ezechia suo padre aveva demoliti, costruì altari
a Baal, fece un idolo d'Astarte, come aveva fatto Acab re d'Israele, e adorò
tutto l'esercito del cielo e lo servì. Costruì pure altari ad
altri dèi nella casa del SIGNORE ... Costruì altari a tutto l'esercito
del cielo nei due cortili della casa del SIGNORE. Fece passare suo figlio per
il fuoco, si diede alla magia e agli incantesimi, e nominò degli evocatori
di spiriti e degli indovini; si abbandonò completamente a fare ciò
che è male agli occhi del SIGNORE, provocando la sua ira. Mise l'idolo
d'Astarte, che aveva fatto, nella casa del ... SIGNORE. ... Manasse li indusse
a far peggio delle nazioni che il SIGNORE aveva distrutte davanti ai figli d'Israele"
(2 Re 21:2-9).
Per
quanto estese fossero gli influssi negativi dellesempio di Manasse sul
popolo, alcuni fedeli Jahvisti dovettero resistere e protestare. Lo sappiamo
perché Manasse fu costretto a usare la forza per combatterli: "Manasse
sparse inoltre moltissimo sangue innocente: tanto da empirne Gerusalemme da
un capo allaltro" (2 Re 21:16). Sembra di essere tornati ai peggiori
tempi di Israele quando in esso dominava la pagana Jezabel.
Tanta
insistenza nellidolatria si associò ad un atteggiamento estremamente
servile nei confronti dellAssiria alla quale si ispirò probabilmente
almeno in parte del suo atteggiamento religioso. I re assiri Asarhaddon e Assurbanipal
lo nominano come uno dei loro vassalli. Cosa che non avrebbe un significato
particolare visto che anche altri re pii lo furono, ma lesperienza di
Manasse mostra che non si trattava solo di una sottomissione militare dovuta
alla forza superiore delloppressore, ma ad una sottomissione che tendeva
a ingraziarsi il suo favore assimilandone la cultura e la religione.
Il
peccato di Manasse avrà delle tali conseguenze che sarà visto
come la causa principale della successiva fine del regno ormai abbandonato
da Dio (2 Re 21:11-15). Anche lopera altamente meritevole del re Giosia,
che sarebbe venuto dopo suo figlio Amon, non sarebbe stata in grado di compensare
il male fatto da Manasse (cf. 23:26; 24:3).
Non
tutto è tuttavia nero nella vita di Manasse. Il Cronista (2 Cr 33:11-16)
racconta di un episodio che cominciando male finisce bene. Il re dAssiria,
per un motivo che non conosciamo (forse per un tentativo di ribellione,(5)
o forse per il sospetto di avere partecipato ad una congiura antiassira), lo
fece incatenare e portare a Babilonia, allora seconda capitale dellImpero.(6)
Qualunque sia stata la ragione del fatto, la cosa fece molta impressione su
Manasse che cominciò a riflettere su ciò che rappresentava lAssiria
e la sua cultura convertendosi a Dio. Chiarito nel frattempo il suo caso, il
re Assiro lo rimandò libero in Giuda dove Manasse si dedicò ad
una sincera riforma religiosa eliminando tutto quanto aveva fatto. Ma non poteva
eliminare le conseguenze di quello che era successo: il popolo continuò
infatti a seguirne lesempio negativo precedente e lo stesso fece suo figlio
Amon (2 Re 33:17-23).
Amon
non aveva probabilmente la stessa tempra del padre. Sotto il suo breve regno
la resistenza crebbe fino al punto da spingere alcuni suoi servitori ad organizzare
una congiura contro di lui e ad ucciderlo: aveva regnato solo per due anni.
Giosia
(2 Re 640-609) (2 Re 22-23:30; 2 Cr 34-35)
O perché sosteneva la politica del re o perché, dopo tanto tempo,
riteneva non eliminabile la dinastia davidica, la maggioranza del popolo reagì
contro i rivoltosi e pose sul trono il suo figlioletto Giosia che allepoca
dei fatti aveva solo otto anni. Giosia si rivelò però un re di
grande levatura anche se avrà una fine tragica.
Situazione
spirituale. Alletà di 16 anni (2 Cr 34:3) egli cominciò
una profonda esperienza spirituale che lo avrebbe spinto a realizzare la più
vasta e radicale riforma religiosa che Israele avesse mai vissuta. Questa riforma
cominciò quando il re aveva 20 anni (2 Cr 34:3).
La
riforma di Giosia si espresse lungo varie direttrici. Egli non solo si impegnò
ad eliminare lidolatria, ma, comprendendo come la frammentazione del culto
lo esponeva alle infiltrazioni cananee, eliminò tutti gli alti luoghi
e i santuari centralizzando tutto nel tempio di Gerusalemme e nel suo sacerdozio.
Come già aveva fatto il suo bisnonno Ezechia, egli si rivolse anche agli
uomini dellex regno di Israele sul quale aveva, probabilmente, approfittando
della sopraggiunta debolezza dellAssiria, esteso una sua qualche influenza
politica.
La
riforma religiosa di Giosia fu incoraggiata ma non provocata dalla scoperta
del libro della Legge fatta nel Tempio in occasione dei lavori di restauro intrapresi
nel 18 anno di regno del re (2 Re 22:3ss), quindi quando aveva 24 anni, nel
623-622 a.C. La riscoperta del libro, soprattutto delle maledizioni e delle
benedizioni contenute in Deuteronomio, fece comprendere quanto grave fosse stata
la situazione di Giuda e spinse verso una nuova celebrazione dellalleanza
con Dio. Segno di questa alleanza fu la celebrazione della pasqua, fatta con
così grande partecipazione che non se nera vista uguale dallepoca
dei Giudici (2 Re 23:22).
Situazione
politica. Come abbiamo accennato sopra, al tempo di Giosia, lAssiria
stava vivendo un periodo di debolezza che lavvicinava alla sua fine. Limpero,
anche se resisteva era troppo impegnato in Mesopotamia per riuscire a impegnarsi
sul fronte palestinese. Quando poi, Babilonia e i Medi si allearono contro di
lei, la sua fine giunse. Ninive cadde sotto lattacco degli alleati nel
612 a.C. e fu distrutta. A questo punto limpero fu diviso tra babilonia
(il sud della Mesopotamia) e la Media (le province del Nord). LAssiria
non era però ancora del tutto scomparsa: il re assiro Assuruballit aveva
cercato di ritentare la rinascita partendo da Harran, la città dellalta
Mesopotamia che una volta aveva conosciuto il patriarca Abramo. Qui fu però
assediato, nel 609 a.C., dalle truppe mede e babilonesi che cercavano di darle
il colpo finale.
Nella
sua debolezza, lAssiria trovò degli alleati insperati tra cui lEgitto
che temeva un ingrandimento eccessivo delle nuove potenze mentre aveva tutto
da guadagnare dalla sopravvivenza di una Assiria debole che facesse da cuscinetto
tra le forze mesopotamiche e quella egiziana, magari con laspirazione
a controllare in proprio la zona siriaco-palestinese persa ormai dallAssiria.
Fu per questo che il faraone Neco II, salì a Nord per aiutare Assuruballit
assediato a Harran. Per giungerci doveva però passare dalla Giudea e
Giosia non era molto contento dellaiuto che egli poteva dare allantica
nemica. Gli si oppose perciò con tutte le sue forze cercando di bloccarlo
a Meghiddo, nel territorio dellantica Israele (segno dellestesa
sovranità di Giosia), sulla strada più breve che dallEgitto
portava in verso il Nord della Mesopotamia. Ma qui, nonostante tutta la fede
di Giosia, le sue truppe furono sconfitte ed egli stesso trovò la morte
in battaglia. Aveva 39 anni ed aveva regnato per 31. La sua morte deve essere
stata uno shock fortissimo per Giuda. Lo stesso profeta "Geremia "compose
un lamento sopra Giosia; e tutti i cantori e tutte le cantatrici hanno parlato
di Giosia nei loro lamenti fino al dì doggi, e ne hanno stabilito
unusanza in Israele". Le domande dovevano essere tante: Comera
possibile che un re talmente giusto trovasse la morte davanti ai suoi nemici?
Cosa ne sarebbe stato del regno e del popolo? Se per i fedeli Javisti la morte
di Giosia rappresentava un motivo di turbamento, per i simpatizzanti del paganesimo,
il fatto doveva apparire invece come una chiara punizione degli dèi oltraggiati
dal re. Si tratta di problemi come i tanti che sorgono ancora oggi tra i figli
di Dio nei momenti difficili ma che tuttavia non riescono ad allontanare da
Dio quanti hanno capito che il rapporto con Dio non è improntato al dare
e allavere e che cè in Dio e nella vita una dose di mistero
che sarà svelata soltanto quando potremo essere faccia a faccia con Dio.
Il
breve periodo del dominio egiziano
Neco non riuscì a salvare lAssiria dal suo destino. Riuscì
invece, comunque, anche se per poco tempo, a realizzare il suo progetto di dominio
sullarea palestinese. Sulla via del ritorno affermò il suo potere
su Giuda deponendo il re Joachaz che era stato posto sul trono al posto del
padre Giosia, dopo appena tre mesi di regno, e per maggiore sicurezza, lo portò
con sé in Egitto. Egli è stato lunico re ebreo ad avere
subito questa sorte. Al suo posto. Neco pose come re Eliakim, fratello del re
deposto, a cui cambiò il nome - comera costume - per affermare
ulteriormente il suo potere, in Joiakim che regnò per 11 anni, passando
però dal controllo egiziano a quello babilonese.
Il
periodo babilonese (2 Re 24,25; 2 Cr 36; Ger)
Il potere egiziano durò molto poco. Babilonia, eliminata definitivamente
lAssiria ne prese il posto anche nellarea siro-palestinese e quindi
in Giuda. Nabuccodonosor, allora ancora principe, fu mandato dal padre Nabopolassar
contro le truppe egiziane che controllavano la regione. La battaglia si svolse
a Karchemish, una città posta al confine tra larea nord-mesopotamica
e quella siriana. La vittoria riportata (605 a.C.) aprì le porte di
Giuda a Nabuccodonosor. Joiakim accettò il nuovo sovrano consegnadogli
alcuni ostaggi che garantissero la sua fedeltà. Tra questi anche il futuro
profeta Daniele (Dn 1:1). Ma tre anni dopo si ribellò (2 Re 24:1) confidando
in una risorgenza dellEgitto che, effettivamente, nel 601, riuscì
ad avere qualche vittoria sulla potenza babilonese. Sul lungo termine però
le speranze di Joiakim si rivelarono sbagliate. Nabuccodonosor, impegnato a
rafforzare la sua armata, mandò intanto contro Giuda alcune poche truppe
babilonesi appoggiate da bande di Siriani, Ammoniti e Moabiti, tutta gente che,
oltre a farlo come servizio verso Babilonia, aveva dei motivi propri contro
Giuda (2 Re 24:2). Successivamente Babilonia riprese direttamente, più
forte di prima, il suo posto, infliggendo allinfedele vassallo una seria
punizione. Loccasione era buona anche per fare un ricco bottino e parte
degli arredi del Tempio furono presi e portati alla reggia babilonese. Joiakim
stesso fu messo in catene per essere portato a Babilonia (2 Cr 36:5,6).
Sulla
fine di Joiakim vi sono però diversi problemi. 2 Cronache 36:5,6 ci dice
che fu messo in catene per essere portato in Babilonia. Ma vi giunse veramente?
Geremia sembrerebbe alludere ad una morte violenta - o comunque umiliante -
a Gerusalemme: "Non se ne farà cordoglio, dicendo: Ahimè,
fratel mio, ahimè sorella! Non se ne farà cordoglio, dicendo:
Ahimè, signore, ahimè sua maestà! Sarà
sepolto come si seppellisce un asino, trascinato e gettato fuori delle porte
di Gerusalemme" (Ger 22:18,19). "Egli non avrà alcuno che
segga sul trono di Davide, e il suo cadavere sarà gettato fuori, esposto
al caldo del giorno e al gelo della notte" (Ger 36:30). Come risolvere
lapparente contraddizione? E possibile che, come era successo precedentemente
a Manasse, egli sia stato liberato e ricondotto a Gerusalemme(7)
dove trovò la morte. Ma è anche possibile che i Babilonesi avessero
solo lintenzione di portarlo a Babilonia non riuscendovi però per
una morte improvvisa, durante il viaggio, del sovrano il cui cadavere potrebbe
essere stato abbandonato per strada.(8) Personalmente
ci chiediamo se le parole di Geremia, che non sono descrizione di fatti, ma
profezie, non possano essere intese come una parabola della umiliazione che
il re avrebbe ricevuta essendo trasportato fuori dalle mura della sua città,
dove avrebbe poi presto trovato la morte in modo che non ci è conosciuto.(9)
Una
ricerca della soluzione potrebbe essere aiutata dalla riflessione su quanto
avvenne con suo figlio Joiakin.
Al
posto di Joiakim, sul trono fu messo suo figlio Joiakin,(10)
ma egli regnò solo per tre mesi. Nabuccodonosor organizzò infatti
una seconda campagna in Palestina e Gerusalemme fu di nuovo assediata. La città
non fu distrutta neppure questa volta perché il re si arrese consegnandosi
al sovrano babilonese che lo portò a Babilonia (2 Re 24:10-17). Ma insieme
al re vi fu una vera e propria deportazione di tutta la gente altolocata o professionalmente
qualificata. Anche tutti gli arredi del Tempio furono presi e portati in Babilonia,
realizzando così la profezia fatta da Isaia a Ezechia.
La
sorte di Joiakin pone un grosso problema. Come spiegare la campagna di Nabuccodonosor,
che pose fine al suo regno appena tre mesi dopo la sua accessione coincidente
con la deportazione del padre in una campagna precedente? Si tratta veramente
di due campagne o di una sola, e in questo secondo caso, come spiegare una rivolta
di Joiakin così ravvicinata alla sua ascesa al trono avvenuta sotto
lo stesso controllo di Babilonia che rimaneva nelle vicinanze? Tutti questi
problemi parrebbero forse suffragare lipotesi che il padre Joiakim fosse
morto effettivamente a Gerusalemme, in un momento successivo alla deportazione
in Babilonia, e che si sia poi ribellato, contrariamente alle speranze babilonesi,
provocando la reazione di Nabuccodonosor. Però, mentre il re babilonese
si avvicina, Joiakim muore. Di conseguenza Nabuccodonosor trova sul trono il
figlio, fatto re da pochissimo tempo. Joiakin si consegna, insieme alla sua
famiglia, a Nabuccodonosor che lo porta a Babilonia dove rimarrà in prigione
per 37 anni, ricevendo infine la grazia da parte di Evilmerodac, successore
di Nabuccodonosor, allinizio del suo regno. Evilmerodac accolse lo sfortunato
Joiakin nella sua reggia, lo sostentò e lo onorò (2 Re 25:27-30).
Ormai Giuda non costituiva assolutamente un pericolo, la situazione dei deportati
si era stabilizzata, e il gesto di clemenza avrebbe aiutato gli Ebrei ad avere
un atteggiamento più collaborativo. Lepisodio della liberazione
di Joiakin, che noi stiamo narrando in questo luogo, è posto dal libro
dei Re alla sua fine. Così è perché lepisodio narrato
è cronologicamente lultimo della storia. Ma assume quasi, così
piazzato, il tono dellaugurio: come Joiakin era diventato il simbolo dellIsraele
oppresso, così ora diventa il simbolo della speranza nella liberazione
che, a suo tempo, verrà.
Al
posto di Joiakin, Nabuccodonosor pose sul trono un suo zio, figlio di Giosia,
Mattania, il cui nome fu cambiato (come Neco aveva fatto con Eliakim) in Sedechia.
Sotto di lui si compì la storia del regno di Giuda. Egli continuò
infatti ad avere un atteggiamento ribelle nei confronti di Babilonia, confidando
nel nuovo faraone egiziano, Psammetico II, successo a Neco, nelle alleanze antibabilonesi
(Ger 27:3) e non tenendo conto delle parole di Geremia che invitavano alla sottomissione
a Babilonia. Sedechia appare personalmente come un uomo che temeva e rispettava
Geremia, ma senza avere la capacità di seguirne apertamente i consigli,
succube comera della sua corte.
Allinizio,
Sedechia dovette tenere conto del potere babilonese cui rese probabilmente omaggio
durante un suo viaggio a Babilonia nel quarto anno del suo regno (Ger 51:59).
Il sentimento antibabilonese, sobillato dai tanti falsi profeti che confidavano
nella autonomia da Babilonia (Ger 28; 37:19) e alimentato da una fiducia feticistica
nella presenza del Tempio (Ger 7:4) ma poi si espresse con una ribellione aperta.
La reazione di Nabuccodonosor si concretizzò con una nuova invasione.
Gerusalemme fu assediata per tre anni (2 Re 25:1,2) e poi rasa al suolo. Il
Tempio fu abbattuto e dato alle fiamme. Gli arredi rimasti dalle spoliazioni
precedenti furono portati via. La popolazione subì una nuova deportazione.
I capi furono portati davanti a Nabuccodonosor e lì uccisi. Sedechia,
vista linevitabilità della fine, e non sperando nella grazia di
Nabuccodonosor, tentò, insieme con altri la fuga notturna attraverso
una breccia nelle mura: "Tutta la gente di guerra fuggì, di notte,
per la via della porta fra le due mura, in prossimità del giardino del
re, mentre i Caldei stringevano la città da ogni parte; e il re prese
la via della pianura; ma l'esercito dei Caldei lo inseguì, lo raggiunse
nella pianura di Gerico, e tutto l'esercito di lui si disperse e l'abbandonò.
Allora i Caldei presero il re, e lo condussero al re di Babilonia a Ribla, dove
fu pronunziata la sentenza contro di lui. I figli di Sedechia furono uccisi
in sua presenza; poi cavarono gli occhi a Sedechia; lo incatenarono con una
doppia catena di bronzo, e lo portarono a Babilonia" (2 Re 25:4-7). Era
lanno 586 a.C. In Giuda furono lasciati solo "alcuni dei più
poveri del paese" perché coltivassero le vigne e i campi (2 Re 25:12).
Tutti gli altri dovevano ricercare in Babilonia una nuova esperienza con Dio
per dare un nuovo senso alla loro vita.
Epilogo
(2 Re 25:19-26; Ger 40-43)
Nabuccodonosor lasciò Ghedalia a governare gli Ebrei rimasti in patria.
Si trattava di un uomo di nobile famiglia. Suo padre era stato un uomo di fiducia
di Giosia (2 Re 22:12) ed aveva anche abbastanza influenza su Joiakim per spingerlo
a risparmiare Geremia da una condanna a morte (Ger 26:24). Forse fu proprio
per la simpatia che aveva per Geremia - che Nabuccodonosor sapeva avere lottato
per incoraggiare il suo popolo a sottomettersi a Babilonia - che Ghedalia fu
scelto per questo incarico di fiducia. Gerusalemme era inabitabile e Ghedalia
si stabilì a Mitspa dove si raccolsero moltissimi uomini che si erano
dispersi anche al di fuori di Israele. Geremia ci dice che attorno a Ghedalia
si stava ricreando un clima di fiducia (Ger 40:7-12). Ma questi scampati alla
catastrofe non avrebbero avuto molto tempo per goderne.
Tra
coloro che si erano recati a Mitspa da Ghedalia, cerano anche alcuni uomini
darmi che, evidentemente, erano fuggiti in occasione della caduta di
Gerusalemme, e che ora temevano per la loro vita, si recarono da Ghedalia (2
Re25:23). Ghedalia assicurò, a loro e agli altri, che avrebbero potuto
vivere in sicurezza e li invitò a sottomettersi ai Babilonesi senza temere
i soldati che erano rimasti. Ma i sentimenti antibabilonesi non si erano ancora
sopiti e avrebbero reso non a lungo sopportabile la situazione. A capo della
congiura si pose un certo Ismael, un uomo di stirpe reale che si era rifugiato
presso il re degli Ammoniti con il quale aveva deciso di uccidere Ghedalia (Ger
40:14). Non sappiamo se Ismael fece questo perché la sua stirpe reale
gli imponeva di vendicare lonore macchiato della nazione, o semplicemente
perché non gli sembrava giusto che Ghedalia fosse elevato ad una posizione
di comando mentre lui, di stirpe reale, doveva sottostargli. Le intenzioni
di Ismael furono scoperte da Johanan, un ufficiale amico di Ghedalia, che gliele
comunicò proponendosi come giustiziatore del congiurato. Ma Ghedalia
si rifiutò di crederci; i tempi non erano tali da fare pensare allonesto
uomo che qualcuno potesse creare disordini che si sarebbero rivolti contro
tutti. Ma Ismael passò alla realizzazione del suo piano e Ghedalia fu
ucciso insieme ai soldati della guarnigione babilonese e ad alcuni altri giudei
che si trovavano con lui. Lodio di Ismael contro Ghedalia si espresse
anche nelluccisione di una ottantina di uomini che passavano da Mitspa,
in vesti di penitenti, con lintenzione di proseguire per Gerusalemme dove
volevano offrire delle offerte e dellincenso in ciò che rimaneva
del vecchio Tempio. Compiuta la sua azione, Ismael pensava di potersene ritornare
dal re degli Ammoniti portando con se, come prigionieri, i giudei che erano
a Mitspa, tra cui anche alcune donne della famiglia reale. Limpresa di
Ismael sembrava avere avuto successo, ma così non era. La notizia delluccisione
di Ghedalia giunse infatti alle orecchie di Johanan - lo stesso che aveva cercato
di mettere Ghedalia in guardia - che prese a inseguire i congiurati, raggiungendoli
presso Gabaon. I prigionieri ebrei, alla vista di Johanan, si rallegrarono e
fuggirono verso di lui. A stento Ismael e otto dei suoi uomini riuscirono a
salvarsi la vita. Ma per gli altri si poneva il problema di cosa fare: i babilonesi
come avrebbero reagito ala notizia di quanto era successo?
Gli uomini si rivolsero a Geremia perché chiedesse il parere di Dio assicurandogli
che avrebbero ubbidito in tutto e per tutto, anche se il responso fosse stato
diverso da quello che speravano. Ma quando la parola di Dio giunse, invitandoli
a rimanere sul posto senza temere per il re di Babilonia dal quale Egli li avrebbe
difesi, e a non recarsi in Egitto, essi accusarono Geremia di mentire e lo costrinsero
a seguirli insieme con gli altri della regione. Il primo oracolo che il Signore
rivelò per bocca di Geremia fu allora quello che annunciava la conquista
dellEgitto da parte di Nabuccodonosor (Ger 43:8-13), cosa che si sarebbe
realizzata dopo non molto tempo. Dio lo si può trovare dappertutto, ma
non lo si può sfuggire da nessuna parte.
NOTE
(1)
SDABC,
II:86.
(2)
Ricciotti, I:442.
(3)
Trad. in G. Ravasi, op. cit., p. 193.
(6)
Gli annali assiri non dicono niente di tutta questa seconda campagna in Giudea,
se questa è effettivamente da distinguere dalla prima.
(5)
SDABC II:88.
(6)
Loc. cit.
(7)
Ricciotti I:482.
(8)
SDABC, II:983.
(9)
Bright (p. 327) suppone un assassinio del re, ma questo contraddirebbe totalmente
il dato sulla deportazione e non si spiegherebbe come mai un fatto del genere
non sia stato riportato nel testo biblico come accade invece in tanti altri
casi.
(10)
2 Cr 36:9 dice che il re aveva otto anni quando salì al trono. E
più corretto però leggere "diciotto anni" come in 2
Re 24:8).
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