MANUALE DI STORIA D'ISRAELE

Giovanni Leonardi

LEZIONE XII:
IL REGNO DIVISO
(Dalla morte di Salomone a Jehu)



Caratteri generali e limiti cronologici del periodo

Il periodo che stiamo per studiare vede definitivamente Israele diviso in due regni: quello di Israele a Nord e quello di Giuda a sud. I testi biblici che riportano la storia di questo periodo sono quelli di 1 Re 12 - 2 Re 10 e 2 Cronache 10-22. Si tratta di un periodo molto complesso in cui alle vicende dei rapporti tra il popolo d’Israele e gli altri popoli si intrecciano quelle legate ai rapporti reciproci fra i due regni ebrei.

Il momento iniziale dei due regni divisi viene posto nell’anno 930 quando le tribù del Nord si staccano da Roboamo, creando il regno di Israele (detto successivamente anche "di Samaria") con Geroboamo. Come momento conclusivo di questa prima fase abbiamo posto l’841, quando Jehu uccide i re di entrambi i regni, Achazia e Jehoram.(1)

Politica estera
Riguardo all’aspetto politico-militare la situazione complessiva è quella di un certo indebolimento di entrambi i regni che debbono combattere contro il pericolo di fuga dei territori sottomessi. Edom, Moab, Ammon e la Siria non sono più parte passiva del grande impero di Davide. La Siria, in modo particolare, riesce a ottenere la sua autonomia da Israele di cui diventa addirittura una minaccia, a ciò incoraggiata, in un primo tempo, dai re di Giuda durante il lungo periodo di belligeranza iniziale tra i due regni. Il fatto che Giuda sia stata costretta a chiedere aiuto ai Siriani per difendersi contro Israele, mostra la sua evidente debolezza nei confronti del regno avversario. Essa era più piccola sia come territorio che come popolazione, e non era quindi in grado di mettere in campo truppe adeguate contro Israele.

Importante è il ritorno sulla scena palestinese dell’Egitto che, nel V° anno di Roboamo, quindi pochi anni dopo la divisione, invade Giuda, depredandone la capitale, e, come risulta da fonti extrabiblici, anche Israele.

Politica interna
La belligeranza tra i due regni non dura fortunatamente per molto. Essi si rendono conto che, così facendo, non solo distruggono quella solidarietà che avrebbero dovuto mantenere in nome delle origini e dei valori comuni, ma si indeboliscono anche riguardo ai nemici esterni. Alla belligeranza subentra quindi una fase di collaborazione che vede Giuda, almeno a mio parere, in una posizione di subordinazione eccessiva.

1) E’ sempre Giuda che collabora con Israele per aiutarlo nelle sue battaglie (Giosafat con Acab contro i Siri, Giosafat con Jehoram contro Moab passando dal territorio di Giuda, Achazia con Jehoram contro i Siri).

2) Giosafat accetta di fare da esca nella battaglia contro i Siri, mentre Acab si traveste per non farsi colpire.

Politicamente, un aspetto che colpisce è, in Giuda, la stabilità assoluta della dinastia davidica, accettata ormai come un dato di fatto e non più messa in discussione. In Israele, invece, c’è una serie continua di complotti con un avvicendamento molto rapido di famiglie regnanti. Il momento più confuso è quello degli anni 886-880 in cui si succedono ben quattro re con due (Tibni e Omri) che regnano contemporaneamente su due zone diverse d’Israele: il popolo ebraico è riuscito a dividersi in tre regni.

Da un punto di vista spirituale, questo è un periodo di decadenza morale e religiosa. Ognuno dei re viene giudicato fondamentalmente in base al suo atteggiamento verso Dio: essere un re buono o cattivo non dipende, per gli Scrittori dei libri biblici, dalla valentia militare ma dall’atteggiamento spirituale, religioso ed etico.

E’ soprattutto Israele a ricevere la condanna dei profeti. I motivi di questo fatto hanno la loro origine nella situazione politica. Quando Geroboamo si staccò da Giuda venne a perdere il centro religioso del popolo. Il tempio, infatti si trovava a Gerusalemme e questo avrebbe continuato a fare ruotare la vista del regno del Nord attorno alla capitale del regno avversario. Il fatto non poteva che diventare un motivo di instabilità politica per il potere di Geroboamo che, rendendosi conto della problema, pensò bene di risolverlo fornendo ai suoi sudditi dei luoghi di culto alternativi. Furono così edificati i santuari di Bethel e di Dan, il primo verso il Sud e l’altro a Nord. Questa iniziativa era condannabile sotto diversi aspetti.

1) Essa contribuiva a rafforzare la divisione politica già realizzata.

2) Spezzava anche l’unità religiosa.

3) Violava un esplicito comandamento che imponeva la centralità del culto esponendo il popolo a subire più facilmente gli influssi della religiosità cananea.

4) Introduce ufficialmente in Israele l’idolatria ponendo a oggetto del culto due vitelli d’oro.

I Peccati di Acab

"Acab, figlio di Omri, cominciò a regnare sopra Israele l'anno trentottesimo di Asa, re di Giuda; e regnò a Samaria, sopra Israele, per ventidue anni. Acab, figlio di Omri, fece ciò che è male agli occhi del SIGNORE più di tutti quelli che l'avevano preceduto. Come se fosse stato per lui poca cosa abbandonarsi ai peccati di Geroboamo, figlio di Nebat, prese in moglie Izebel, figlia di Etbaal, re dei Sidoni, andò ad adorare Baal, a prostrarsi davanti a lui, e innalzò un altare a Baal, nel tempio di Baal, che costruì a Samaria. Acab fece anche l'idolo d'Astarte. Acab fece più di quello che avevano fatto tutti i precedenti re d'Israele per provocare lo sdegno del SIGNORE, Dio d'Israele. Al tempo di lui, Chiel, di Betel, ricostruì Gerico; ne gettò le fondamenta su Abiram, suo primogenito, e ne rizzò le porte su Segub, il più giovane dei suoi figli, secondo la parola che il SIGNORE aveva pronunziata per bocca di Giosuè, figlio di Nun." (1 Re 16:29-34).

Quale fosse la funzione dei vitelli d’oro è oggetto di discussione. Forse potrebbe anche avere ragione Bright quando afferma che i semiti non avevano l’abitudine di raffigurare zoomorficamente le loro divinità superiori, e che i vitelli potevano essere intesi come piedistalli della divinità invisibile.(2) Tuttavia è anche possibile che essi fossero intesi come una reale raffigurazione di Dio, soprattutto se Geroboamo voleva rifarsi al precedente del vitello d’oro fabbricato da Aaronne ai piedi del Sinai. In quel caso, Israele era appena uscito dall’Egitto dove le raffigurazioni zoomorfiche erano la norma e certamente ne subiva il fascino. Alla vista dell’immagine, il popolo così disse. "O Israele, questo è il tuo dio che ti ha tratto dal paese d’Egitto!" (Es 32:4). In ogni caso, anche nella prospettiva migliore, il pericolo era immenso e le conseguenze non si faranno attendere a lungo. La religiosità cananea si diffonderà a macchia d’olio attraverso l’istituzione di numerosi alti luoghi (luoghi in cima a dei colli dove si svolgevano riti religiosi). Poneva a funzionari di questi templi, non dei sacerdoti della tribù di Levi, ma chiunque volesse farlo (è immaginabile che fossero esponenti di famiglie con un certo potere) incoraggiando un qualunquismo organizzativo e liturgico. Il desiderio di autonomia religiosa di Geroboamo arriva perfino a fargli istituire una festività concorrente di quella legittima dei Tabernacoli.(3)

Il periodo peggiore, sotto l’aspetto religioso, fu quello di Acab. Alla ricerca di sicurezza politica, egli si allea infatti con il re della città fenicia di Sidone, sposandone la figlia Jezabel. Essa porterà con sé dei sacerdoti dei suoi dèi incoraggiandone il culto sia da parte del marito che di gran parte del popolo. Il giudizio biblico è estremamente severo.

La controparte spirituale di Acab è data dal profeta Elia, un gigante della fede dall’umanità forte e toccante. L’epoca dei successori immediati vedrà soprattutto la figura profetica di Eliseo.

Anche in Giuda la situazione si deteriorò rapidamente. Già sotto Roboamo vengono introdotti, dopo un periodo iniziale di riforma religiosa, gli alti luoghi con tutta la religiosità cananea che faceva loro da contorno. Su di essi e "sotto ogni albero verdeggiante" (1 Re 14:23) vengono eretti degli idoli di Astarte. Si diffonde anche la prostituzione sacra omosessuale: "Essi praticarono tutti gli atti abominevoli delle nazioni che l’Eterno aveva cacciate d’innanzi a loro" (1 Re 14:24). Il figlio Abijam sembra invece avere percorso un cammino inverso. Partito da una esperienza spiritalmente negativa dietro le orme del padre, deve avere vissuto poi una conversione che ne fa un campione della fede in Yahveh. Egli visse però per breve tempo e fu suo figlio Asa a continuarne l’opera positiva anche se non riesce ad eliminare gli alti luoghi. Suo figlio Giosafat viene definito "giusto" anche se, pur avendo eliminato la prostituzione sacra, non riesce ad eliminare, neppure lui, del tutto gli alti luoghi. Egli sarà tuttavia il migliore re che Giuda abbia avuto in questo periodo, proprio mentre in Israele regna Acab, il peggiore.

L’esempio di Acab avrà comunque dei frutti negativi anche in Giuda perché Jeoram, figlio di Giosafat, ne sposa la figlia e ne segue l’esempio insieme a suo figlio Achazia che sarà ucciso da Jehu.

Esaminiamo ora, in maggiore dettaglio, le vicende dei due regni.

La prima fase: quella del conflitto

La prima fase di questo periodo è quella del conflitto tra i due regni ebraici. La rivalità naturale tra Roboamo e Geroboamo si trasmetterà infatti anche ai loro successori fino a quando non capiranno che era interesse di entrambi cercare di vivere in pace, anche per non indebolirsi favorendo i nemici esterni. Ci vorranno però più di 50 anni perché questo avvenga.

Figura XII-1

Roboamo di Giuda (930-913)

Riconoscimento e secessione (1 Re 12:1-24; 14:21-31). Alla morte di Salomone il trono viene assunto da Roboamo. Sia Saul che Davide erano giunti al trono in seguito ad una investitura divina e popolare. Per Salomone, le vicende della sua accessione al trono avevano escluso una elezione formale da parte del popolo: egli era diventato re durante la vita e in forza della autorità del padre. Con Roboamo ritorna, almeno in parte, l’antica prassi. Poiché la forza dell’identità tribale non era ancora spenta del tutto, Roboamo, pur essendo naturalmente destinato al trono, ha bisogno di essere riconosciuto dal popolo. Riconosciuta naturalmente da Giuda, ha invece bisogno di ricevere espressamente il riconoscimento delle tribù del Nord. Per fare questo si reca a Sichem insieme agli anziani delle tribù che, probabilmente in modo inaspettato, decidono di contrattare il loro riconoscimento chiedendo un alleggerimento dei pesi che Salomone aveva posto su di loro. Incoraggiato a rispondere positivamente da parte dei consiglieri anziani, segue invece il consiglio di quelli giovani convincendosi che fosse meglio mostrare tutta la sua autorità senza scendere a patti mostrandosi servile nei loro riguardi. Il risultato fu che le tribù del Nord, indignate della risposta arrogante del re che prometteva loro un peso maggiore di quello imposto dal padre, decisero di abbandonarlo e di costituire un regno loro proprio sotto la guida di Geroboamo.

Con Roboamo restano soltanto le tribù di Giuda - quella del re - e quella di Beniamino.(4)

Tentativo malaccorto di riunificazione diplomatica e tentativo di lotta armata. Roboamo tenta molto malaccortamente di riconquistare per vie pacifiche le tribù del Nord ma manda come ambasciatore il vecchio capo dei lavori forzati di Salomone. Egli pensava forse che l’esperienza dell’uomo in rapporto alla causa del contendere avrebbe permesso un chiarimento. Ma il risultato fu che la sua vista ebbe solo l’effetto di ricordare agli Israeliti il malessere passato che non volevano rivivere, e il poveraccio fu lapidato (1 Re 12:18). Non rassegnato a perdere buona parte del suo regno, Roboamo organizza una spedizione armata ma è bloccato dall’intervento di Scemaia, un uomo di Dio, che annuncia la disapprovazione di Dio su una tale impresa: Giuda e Beniamino non dovevano combattere contro i loro fratelli del Nord, e Roboamo doveva rassegnarsi ad avere un regno molto ridimensionato (1 Re 12:21-24).

Tensione continua tra i due regni. Scongiurata la guerra, la tensione non viene tuttavia eliminata. Si crea così uno stato di belligeranza diffusa e continua tra i due regni durante tutto il periodo della vita di Roboamo (1 Re 14:30) anche se nessuno episodio significativo viene raccontato.

Corruzione religiosa e invasione di Scishak. Sotto Roboamo la situazione religiosa di Giuda conobbe, inizialmente un notevole miglioramento rispetto a quanto era avvenuto nella seconda parte della vita di Salomone. Il suo regno era diventato il baluardo dell’ortodossia yahvistica rispetto all’eresia del Nord. Questo durò per tre anni (2 Cr 11:17). Ma subito dopo, Roboamo cominciò a sviarsi (2 Cr 12:1; 1 Re 14:21-24) (avrà contribuito l’influsso della madre ammonita, una di quelle spose che avevano spinto Salomone a introdurre in Israele i culti degli dèi pagani? Cf 1 Re 11:5,7; 14:21). Alti luoghi dedicati ad Astarte e prostituzione sacra, anche omosessuale, erano diventate pratica comune di Giuda ad imitazione della religiosità dei Cananei. Non certo per caso, lo Scrittore ispirato, subito dopo avere descritto questa apostasia religiosa, narra dell’invasione di Giuda da parte del faraone Scishak che rapina i tesori del tempio e della reggia. Ciò avveniva nel V° anno di Roboamo. Il tempio, come abbiamo avuto modo di dire, non poteva diventare il portafortuna superstizioso in assenza di una vera fedeltà all’alleanza con Yahveh. L’evento ebbe un contraccolpo anche economico e Roboamo fu costretto a sostituire gli scudi doro fatti fare da Salomone con degli scudi di rame. La relazione tra il peccato di Roboamo e l’invasione egiziana è invece messa in relazione esplicita da 2 Cronache 12. Qui si narra di come il profeta Scemaia si sia recato da Roboamo e dai capi di Giuda per annunciare che Dio li avrebbe abbandonati nelle mani dell’Egitto visto che essi avevano abbandonato il loro Signore. Solo in seguito ad un loro pentimento, Dio accetta di non distruggere totalmente Giuda.

Il testo biblico non dice niente su una eventuale prosecuzione dell’invasione di Scishak in Israele ma sembra accertato che essa si realizzò. Una sua stele è stata infatti ritrovata a Meghiddo, e a Karnack una iscrizione dello stesso faraone elenca la conquista anche di diverse città israelitiche.(5) A nulla era quindi valsa la precedente ospitalità che Scishak aveva dato al fuggitivo Geroboamo. Ora che l’Egitto è in grado di farsi valere nuovamente, non guarda in faccia nessuno e cerca di approfittare della debolezza dei due stati separati. Fortunatamente per loro, l’Egitto non è però ancora in grado di mantenere le sue conquiste e, contento del suo bottino, il faraone si ritira.

Abijam di Giuda (913-910)
Abijam, figlio e successore di Roboamo, regna solamente tre anni. Di lui, il libro dei Re non ricorda, nel brano che gli è esplicitamente dedicato (1 Re 15:1-8), niente di significativo se non che era un re empio e che continuò, durante la sua vita, l’ostilità tra Giuda e Israele.

Per quel che riguarda l’esperienza spirituale, il giudizio negativo del libro dei re è controbilanciato da quello positivo del libro delle cronache. Qui Abijam si presenta come il campione dello Yahvismo di fronte all’eresia di Geroboamo ed è sulla sua fedeltà a Dio che confida in una vittoria contro le forze del Nord (2 Cr 12). E’ probabile che, come era avvenuto nell’esperienza di suo padre, anche per lui si sia realizzata un cambiamento, questa volta positivo, nella seconda parte del suo breve regno, dopo che si fu allontanato dall’esempio negativo che il padre aveva dato dopo gli inizi positivi.

E’ nell’ambito della descrizione del regno del successore Asa, che veniamo a sapere qualcosa di più sulla belligeranza tra Abijam e Geroboamo. Come si vede in 1 Re 15 15:18-19, Abijam dovette ricorrere, come farà il figlio Asa, all’alleanza con BenHadad, il re di Damasco, per diminuire la pressione che Israele esercitava su di lui, suscitandogli - o, meglio, incoraggiando - un nemico dal lato apposto. Dal libro di 2 Cronache veniamo a sapere però delle notizie supplementari: l’alleanza con Damasco deve avere avuto dei risultati positivi se Abijam riesce ad avere delle evidenti vittorie su Israele, conquistando o riconquistando Bethel, Jeshana ed Efraim.

Davide come punto di riferimento spirituale. Da notare, il riferimento a Davide come re modello. Un re è o non è come Davide, e, se non lo è, è per amore di Davide che Dio gli mantiene il regno (cf 1 Re 15:3-5).

Geroboamo I (930-909) e Nadab (909-908) di Israele
Chi era Geroboamo? La carriera di Geroboamo comincia quando Salomone lo nomina capo degli uomini di Efraim e Manasse addetti ai lavori di costruzione del Millo (1 Re 11:26ss). Era stato però costretto a fuggire in Egitto quando Salomone seppe che il profeta Ahija di Shilo gli aveva predetto che sarebbe diventato re su dodici delle tribù (1 Re 11:30ss). Morto Salomone, Geroboamo era tornato in Israele(6) e aveva guidato la delegazione israelitica di fronte a Roboamo. Egli era quindi già conosciuto come un avversario di Salomone e il suo valore faceva di lui il capo naturale delle tribù secessioniste.

Come uno dei primi atti, Geroboamo dovette scegliere una capitale e la scelta cadde all’inizio su Sichem, situata in una zona centrale, collegata alla storia patriarcale ma scarsamente difendibile, e poi forse su Peniel, una città più appartata sullo Yabbok in Transgiordania, il luogo ove Dio era apparso a Giacobbe che ritornava in Palestina. Se Peniel è stata una seconda capitale, il cambiamento potrebbe essere dovuto alla necessità di trovarsi in una posizione meno esposta agli attacchi di Giuda nel momento in cui Giuda, con Abijam, comincia ad avere il sopravvento. Infine, c’è la possibilità che abbia ulteriormente cambiato sede trasportando di nuova la capitale in Cisgiordania, a Tirtsa dove lo troviamo risiedere (1 Re 14:17).

Se, infatti, durante il periodo in cui in Giuda regnava Roboamo, si parla di uno stato di belligeranza generico; durante il regno di Abijam, vengono descritti degli scontri veri e propri.

L’alleanza tra Ahijam e BenHadad di Damasco indebolisce il regno di Israele che perde anche alcune città a favore del regno di Giuda. Segna però una intromissione di una Stato estero negli affari dei due regni ebraici e mostra la debolezza implicita di entrambi. In una battaglia importante, narrata in 2 Cronache 13, si vede la capacità strategica di Geroboamo che riesce a prendere su due fronti l’esercito avversario (v. 13). E tuttavia egli perde lo scontro con Giuda che è animata da un forte sentimento religioso e da una grande fiducia in Yahveh: "Iddio sconfisse Geroboamo e tutta la gente di Israele" (v. 15).

Questa battaglia deve essere avvenuta verso la fine del regno di Geroboamo (Geroboamo muore subito dopo Abijam che regnerà solo tre anni) e la sconfitta subita può avere determinato il senso di scontento che porterà poi all’uccisione di suo figlio Nadab che ha ben poco tempo di godersi il trono prima di venire assassinato da Baasa.

Da un punto di vista storico, le circostanze dell’assassinio di Nadab, sono di una certa importanza. 1 Re 15:27 ci dice che ciò avvenne mentre Nadab assediava Ghibbethon, una città al confine con i Filistei, che nel corso della sua storia passò più volte dagli uni agli altri. Caduta ora nelle mani dei Filistei, Israele stava cercando di riconquistarla. La morte del re mette però fine all’impresa e noi ritroviamo la città in mano dei Filistei ancora vent’anni dopo, quando vedrà l’incoronazione di Omri a re d’Israele per acclamazione dei soldati (1 Re 16:15).

Baasa (908-886), Ela (886-885), Zimri (885), Tibni (885-880) Omri (880-874) di Israele
Conflitti dinastici. Mentre, in Giuda, Asa, alla morte del padre Abijam, sale al trono in modo del tutto naturale; in Israele cominciano a manifestarsi quei capovolgimenti dinastici violenti che caratterizzeranno buona parte della sua storia. Baasa giunge, infatti, al potere dopo avere assassinato Nadab sotto le mura di Ghibbethon dove costui stava guidando le sue truppe in un tentativo di riconquista della città dalle mani dei Filistei. Per evitare futuri problemi con i legittimi discendenti del re ucciso, Baasa massacra tutta la famiglia di Geroboamo. Ma anche Baasa non riuscirà a creare una dinastia stabile. Suo figlio Ela, infatti, regnerà solo pochissimo tempo prima di essere ucciso da Zimri, uno dei capi dell’esercito, che sterminerà la sua famiglia. Ela fu ucciso mentre si godeva il potere banchettando e ubriacandosi. Ma anche Zimri rimarrà sul trono pochissimo tempo, il periodo più breve tra tutti i re ebrei: appena sette giorni, e morirà suicida, gettandosi nelle fiamme del suo palazzo. Quando Ela fu ucciso, la notizia giunse rapidamente sotto le mura di Ghibbethon assediata dalle truppe israelitiche. Omri era il capo dell’esercito e stava dirigendo le operazioni di guerra. Saputo della strage di tutta la famiglia di Ela, le truppe fanno re Omri che abbandona l’assedio di Ghibbethon e marcia verso la capitale Tirtsa dove Zimri si trovava, prima che questi potesse rafforzarsi. Omri riuscì in breve tempo a prendere tutta la città costringendo Zimri a rifugiarsi in una torre della reggia, alla quale dette fuoco rimanendo sotto le rovine.

L’indebolimento della successione dinastica si manifesta anche con il caso di Tibni. Di lui non si dice praticamente nulla se non il fatto che si era ritrovato a capo di una parte di Israele dopo la morte di Zimri e che era stato sconfitto da Omri (1 Re 16:21-22). E’ da immaginare che questa situazione, durata 5 anni, sia stata trascorsa in una condizione di forte conflittualità che non rafforzava né la dignità né la forza di Israele.

Omri riuscirà comunque a superare questo momento così confuso, dando origine ad una dinastia che, pur in uno stato molto grande di peccato spirituale, non mancherà di un certo prestigio. Essa durerà per 37 anni.

Le capitali di Israele Tirtsa e Samaria. Baasa mantiene la capitale a Tirtsa, ma questa città rimarrà centro di Israele solo per pochi anni, durante il periodo dei conflitti dinastici che abbiamo visto. Sarà invece Samaria, la capitale creata da Omri, che svolgerà successivamente un ruolo importante fino alla fine del regno di Israele, regno che passerà alla storia anche come il "Regno di Samaria".

La guerra tra Asa e Baasa. Mentre in Israele su succedevano ben 7 re (Nadab, Baasa, Ela, Zimri, Tibni, Omri e Achab) in Giuda regnava Asa. Egli aveva continuato la riforma religiosa del padre, ed è considerato giusto anche se non riesce ad eliminare gli alti luoghi. Ela, Zimri e Tibni, impegnati com’erano dai loro intrighi, non erano in grado di impensierire Giuda. Un serio problema era stato dato invece dal loro predecessore Baasa.

Baasa era diventato particolarmente minaccioso contro Giuda. Per fare questo egli si era alleato con Ben-Hadad di Damasco (1 Re v15:19) per garantirsi alle spalle e si era quindi volto contro Giuda conquistando e cominciando a fortificare la città di Rama, appena 7 chilometri a nord di Gerusalemme. Rama, si trovava in una località particolarmente strategica perché era una zona di comunicazione tra i due regni e quindi da lì i Giudei potevano minacciare facilmente Israele. Da lì, prendendola, era Israele che minacciava Giuda. E’ anche probabile che Baasa volesse rompere definitivamente la sudditanza religiosa e psicologica di alcuni suoi sudditi verso la dinastia davidica. 2 Cronache 15:9 ci dice infatti che molti Israeliti si erano associati con i Giudei vedendo come Dio li aveva benedetti contro Zerah, e che erano intenzionati a rinnovare la loro fedeltà al culto yahvista di Gerusalemme. Fu a questo punto che Asa si sentì costretto a chiedere alla Siria di capovolgere le sue alleanze abbandonando Israele e rinnovando quella con Giuda come ai tempi dei loro padri (1 Re 15:19). I risultati furono che Baasa fu costretto ad abbandonare Rama con le fortificazioni incompiute, e Asa ne prese il materiale per fortificare invece, contro Israele, le città di Gheba e Mitspa, all’interno del territorio beniaminita e, probabilmente, in posizioni più vantaggiose rispetto a Rama.

Il fallimento della politica di Baasa sarà forse la causa dell’indebolimento della sua dinastia. Suo figlio Ela, infatti, come abbiamo visto, regnò solo poco tempo (dall’886 all’885) finendo ucciso da Zimri che sognava una nuova realtà per il Nord.

Asa re di Giuda (910-872)
Riforme religiose e successi politico-militari. Asa cercò di intensificare la riforma religiosa fatta dal padre Abijam. Egli "fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, come aveva fatto Davide suo padre, tolse via dal paese quelli che si prostituivano, fece sparire gli idoli che i suoi padri avevano fatti" (1 Re 15:11-13). Egli giunse a destituire dal suo ufficio di regina madre, la nonna Maaca che aveva rizzato un’immagine di Astarte che fu distrutta insieme a molti altri idoli, alti luoghi e colonne solari (2 Cr 14:2-4; 15:16) anche se gli alti luoghi non furono eliminati del tutto (v. 17). Incoraggiato dal profeta Azaria, figlio di Oded, egli dà corso ad una vera nuova alleanza con Dio, cui si uniscono anche diversi elementi delle tribù del nord (2 Cr 15:9ss), cosa che provoca la reazione di Baasa di cui abbiamo già detto.

L’adesione di parte del Nord alla riforma spirituale è anche conseguenza dei successi militari che Asa aveva avuto contro una invasione da parte di un certo Zerah, soprannominato l’etiope (2 Cr 14:8-14; 15:9). Gli storici discutono su chi sia. Alcuni pensano che si tratti di Oserakon, successore del faraone Scishak.(7) Altri rifiutano questa interpretazione facendo notare come il successore di Scishak era di origine libica e non etiope, mentre si può pensare a qualche capo tribù del gruppo dei Madianiti, detti a volte etiopi (2 Cr 21:16; Hab 3:7).(8) Altri ancora pensano a qualche ufficiale che Scishak aveva lasciato a presidiare le città a sud di Giuda,(9) città che peraltro vengono depredate dagli uomini di Asa (2 Cr 14:12-14). Il fatto che 2 Cronache 16:8 i suoi uomini siano definiti "etiopi e libici" fa comunque pensare a delle truppe al servizio dell’Egitto. Essi rappresentarono comunque un reale pericolo ma Asa ne venne a capo suscitando l’ammirazione del suo popolo e di parte delle tribù di Israele. La qual cosa non poté piacere a Baasa incoraggiandolo alle azioni di rappresaglia di cui abbiamo già detto. Con questa vittoria si pone tuttavia fine alle minacce egiziane e Giuda potrà godere, da questa parte del confine, di una invidiabile sicurezza mentre Israele sarà continuamente minacciato dalle potenze del Nord.

Fortificazioni. Il regno di Asa ebbe quindi un notevole successo sia al confine meridionale che su quello settentrionale. Tale successo si espresse anche attraverso una serie di fortificazioni come quelle, già viste, contro Baasa, ed altre che egli aveva precedentemente realizzate in località imprecisate, forse sul confine meridionale (2 Cr 14:6).

Riprensione profetica. Il metodo seguito da Asa per difendersi da Baasa e vincerlo, cioè l’alleanza con Damasco, fu però causa di un conflitto con i circoli profetici che lo avevano precedentemente appoggiato. Il veggente Hanani si reca da Asa rimproverandolo aspramente per avere cercato forza nell’alleanza con la Siria quando Dio l’aveva già aiutato a vincere l’esercito ben più numeroso di Zerah (2 Cr 16:7-9). Abbiamo qui l’inizio di un atteggiamento dei profeti, che si perpetuerà per tutto il futuro di Israele, atteggiamento contrario alla ricerca di una sicurezza fondata sulla forza e sulle alleanze militari invece che sulla ricerca dell’aiuto del Signore.(10) Era la stessa linea per la quale Samuele non avrebbe voluto concedere un re. Ma lo yahvista Asa, che altre volte aveva molto apprezzato la parola dei profeti, questa volta non ne fu contento, e il povero messaggero del Signore fu incarcerato (2 Cr 16:10). Lo stesso testo ci dice che Asa "incrudelì contro alcuni uomini del popolo", forse persone che avevano dato credito al messaggio del profeta e lo avevano sostenuto. Siamo verso la fine del lungo regno di Asa. Egli regnò 41 anni e la guerra con Baasa scoppiò nell’anno trentesimosesto. Concedendo qualche tempo perché la riprensione del profeta si manifestasse, siamo comunque pochi anni prima della sua morte, forse 4 o 5 anni. Asa si avviava al declino che ebbe, come manifestazione visibile, anche una gravissima malattia dei piedi (2 Cr 16:12) che gli impedì di esercitare pienamente il suo governo. Ma anche in questa occasione la sua mancanza di fiducia in Dio lo fece rivolgere ai medici invece che al Signore. L’episodio non può essere usato contro la medicina: pensando a cosa potesse essere la medicina in quei tempi, è del tutto probabile che Asa abbia fatto ricorso più a degli stregoni che agivano con formule magiche e misture indubbie che ad una vera cura oggettivamente credibile. Per la connotazione che aveva, la cura cercata rappresentava veramente un rifiuto di Dio, o forse una diminuzione della fede in Lui. Per quanto fedele Asa potesse essere, la sua non era la fede di Davide che si mantiene legato al suo Dio anche quando questi lo rimprovera aspramente e lo punisce. Forse i successi di Asa gli avevano fatto credere che Dio poteva avere ragione solo quando era d’accordo con lui.

La coreggenza con il figlio Giosafat. La malattia di Asa spiega probabilmente il periodo di coreggenza che si realizza con il figlio e successore Giosafat. Questa coreggenza, durata circa 4 anni non è espressamente dichiarata nella Bibbia ma è supposta dai dati complessivi offerti dalla sincronizzazione con i dati del regno di Israele,(11) e resa credibile dalla malattia di Asa.

La seconda fase: quella della collaborazione

Giosafat (872-848 comprese le coreggenze)
di Giuda e Acab (874-853) di Israele

Situazione religiosa. Giosafat e Acab, pur avendo realizzato una alleanza politica, sono i re più diversi immaginabili sotto l’aspetto spirituale. Mentre Giosafat rappresenta quasi un modello di re yahvista, Acab sviluppa il massimo del sincretismo possibile per cui Baal e Yahveh venivano adorati e serviti insieme, senza rendersi invece conto della assoluta inconciliabilità delle due forme di culto. Dovrà essere Elia a invitare il popolo a una scelta precisa: "Fino a quando zoppicherete voi dai due lati? Se Yahveh è Dio, seguitelo; se poi lo è Baal, seguite lui" (1 Re 18:21).

Durante il regno di Acab, il potere della regina Jezabel arrivò a tal punto che il culto degli dèi stranieri non fu più soltanto il frutto della debolezza sincretistica del popolo per influsso dei Cananei, ma diventò un’espressione della religiosità ufficiale del regno con un apparato promosso e finanziato dal trono: vi erano infatti quattrocentocinquanta profeti di Baal e quattrocento profeti di Astarte che mangiavano alla mensa di Jezabel (1 Re 18:19). Sostenuti dalla regina, questi culti presero ben presto il sopravvento tendendo a un predominio sostenuto dalle armi. Elia si lamentava di essere l’unico profeta di Yahveh rimasto in vita (1 Re 18:19). Tutti gli altri erano stati fatti uccidere da Jezabel e se qualcuno si era salvato, lo doveva all’iniziativa di qualche uomo pio che agiva a rischio della sua stessa vita (1 Re 18:3,4). Quali fossero le cause di questa persecuzione è facile da capire. Se questi uomini erano della stessa pasta di Elia, essi non potevano che esprimere esplicitamente la loro disapprovazione per quanto stava avvenendo, provocando la reazione della regina, come avvenne con lo stesso Elia che fu costretto a fuggire nel deserto per sfuggire alle sue minacce di morte (1 Re 19).

Criticare Acab e sua moglie per gli aspetti religiosi significava esprimere anche un dissenso politico, diventare elemento di disgregazione dell’unità del regno. Per Acab, l’opera di Elia era qualcosa di destabilizzante: "Sei tu colui che mette sossopra Israele?" (1 Re 18:17). Anche per questo aspetto, le rappresaglie erano da mettere facilmente in conto.

L’abbassamento del livello spirituale della vita del regno di Acab giunse a tal punto da restaurare i sacrifici umani: "Al tempo di lui, Hiel di Bethel riedificò Gerico; ne gettò le fondamenta su Abiram, suo primogenito, e ne rizzò le porte su Segub, il più giovane dei suoi figliuoli, secondo la parola che l’Eterno aveva pronunciata per bocca di Giosuè, figliuolo di Nun" (1 Re 16:34; cf. Gios 6:26).

Quale fosse il vero ruolo di Acab in tutto questo non è del tutto facile da stabilire. Egli è politicamente un grande re, ma spiritualmente sembra soggiacere all’influsso predominante della moglie. E’ lei che introduce e sostiene il culto di Astarte e di Baal. E’ lei che perseguita i profeti di Yahveh. E’ lei che agisce perché il marito trovi una soluzione per ottenere la vigna che lo jahvista Naboth non voleva cedergli in nome della tradizione dei padri (1 Re 21). Mentre Acab, nonostante il suo potere, reagisce gettandosi a letto triste e adirato, ma non propenso a fare altro, è invece la moglie che lo consola e lo stimola a far valere il suo potere di re, organizzando un complotto in cui il povero Naboth viene messo a morte con la falsa accusa di avere maledetto Dio (quanta ironia in questa accusa, visto che era stata architetta proprio da Jezabel!) e il re. Acab lascia fare come aveva lasciato fare per il culto. La sua è debolezza, superficialità o calcolo politico?

Un resto. Nonostante la degenerazione spirituale del regno e le persecuzioni cui i fedeli jahvisti erano sottoposti, non tutti si adeguarono al sincretismo religioso dell’epoca. In mezzo alla generale apostasia rimaneva una parte del popolo fedele a Yahveh. Abbiamo già visto come, sotto Baasa, alcuni si erano rifugiati nel regno di Asa per vivere coerentemente la loro fede. Ma anche in questo periodo buio del regno di Acab, Elia, che credeva di essere rimasto l’unico adoratore di Yahveh, può essere consolato da Dio che gli annuncia la permanenza di settemila uomini che non hanno piegato il loro ginocchio davanti a Baal (1 Re 19:18). Queste persone rappresentano un "resto", un termine che giuocherà un ruolo significativo nella teologia di Israele e della Chiesa.

Prima guerra di Acab contro i Siri (1 Re 20:1-22). Di tutti gli avvenimenti del regno di Acab, il libro delle cronache narra solo dell’alleanza con Giosafat seguita da una guerra contro i Siri che porta alla morte del re d’Israele. Così avviene perché le Cronache sono soprattutto interessate alle vicende di Giuda. Per avere un quadro più completo della storia del regno del nord bisogna rifarsi al libro dei Re.

Il Libro dei Re dedica numerosi capitoli alla storia di Acab (1 Re 16:29 - 22:40) anche se quasi tutta la prima parte è dedicata ai suoi scontri con Elia. E’ solo dopo la morte di Elia, il vero protagonista di questi capitoli, che si comincia a narrare le vicende politiche e militari di Acab.

Nella prima parte, i nemici di Acab sono i Siri di Damasco, guidati da Ben-Hadad che si trova a capo di una coalizione di trentadue re (1 Re 20:1). E quest’ultimo che prende l’iniziativa con una ambasciata attraverso cui fa sapere ad Acab che il suo oro, il suo argento, le sue mogli e i suoi figli gli appartengono. Acab, facendo finta di accettare, ma di non capire, gli fa rispondere che è d’accordo con lui, ma non gli manda niente di quello che implicitamente gli era stato chiesto. Quando Ben-Hadad manda una seconda ambasciata per annunciargli l’arrivo di una delegazione che avrebbe direttamente frugato la casa di Acab per prendere quanto richiesto, Acab, pur acconsentendo a parole a soddisfare la prima richiesta, si oppone però risolutamente alla seconda.

Ci troviamo di fronte alle schermaglie diplomatiche con cui, secondo uno stile del tutto orientale, si cerca di indorare la pillola più amara con lo zucchero del rispetto. Acab giunge a chiamare Ben-Hadad "mio signore", ma la sostanza è quella dell’affermazione di una indipendenza che porterà alla guerra.
Questa i Profeti sono dalla parte di Acab, e lo incoraggiano da parte del Signore guidandolo nella vittoria (1 Re 20:13,14,22). Per quanto corrotto fosse il suo popolo, Dio non lo aveva abbandonato. Dio riprende e castiga proprio i figli che ama (Ap 3:19).

Micaia e i profeti di Acab (1 Re 22)

5 Poi Giosafat disse al re d'Israele: «Ti prego, consulta oggi la parola del SIGNORE». 6 Allora il re d'Israele radunò i profeti, in numero di circa quattrocento, e disse loro: «Debbo andare a far guerra a Ramot di Galaad, o no?» Quelli risposero: «Va', e il Signore la darà nelle mani del re». 7 Ma Giosafat disse: «Non c'è qui nessun altro profeta del SIGNORE da poter consultare?» 8 Il re d'Israele rispose a Giosafat: «C'è ancora un uomo per mezzo del quale si potrebbe consultare il SIGNORE; ma io l'odio perché non mi predice mai nulla di buono, ma soltanto del male: è Micaia, figlio d'Imla». E Giosafat disse: «Non dica così il re!» 9 Allora il re d'Israele chiamò un eunuco, e gli disse: «Fa' subito venire Micaia, figlio d'Imla». 10 Il re d'Israele e Giosafat, re di Giuda, sedevano ciascuno sul suo trono, vestiti dei loro abiti regali, nell'aia che è all'ingresso della porta di Samaria; e tutti i profeti profetizzavano davanti a loro. 11 Sedechia, figlio di Chenaana, si era fatto delle corna di ferro, e disse: «Così dice il SIGNORE: Con queste corna colpirai i Siri finché tu li abbia completamente distrutti». 12 Tutti i profeti profetizzavano nello stesso modo, dicendo: «Va' contro Ramot di Galaad, e vincerai; il SIGNORE la darà nelle mani del re». 13 Il messaggero che era andato a chiamare Micaia gli parlò così: «Ecco tutti i profeti, unanimi, predicono del bene al re; ti prego, le tue parole siano concordi con le loro, e predici del bene!» 14 Ma Micaia rispose: «Com'è vero che il SIGNORE vive, io dirò quel che il SIGNORE mi dirà». 15. Quando giunse davanti al re, il re gli disse: «Micaia, dobbiamo andare a far guerra a Ramot di Galaad, o no?» Egli rispose: «Va' pure, tu vincerai; il SIGNORE la darà nelle mani del re». 16 Il re gli disse: «Quante volte dovrò scongiurarti di non dirmi altro che la verità nel nome del SIGNORE?» 17 Micaia rispose: «Ho visto tutto Israele disperso su per i monti, come pecore che non hanno pastore; e il SIGNORE ha detto: "Questa gente non ha padrone; ciascuno ritorni in pace a casa sua"». 18 Il re d'Israele disse a Giosafat: «Non te l'avevo detto che costui non mi avrebbe predetto nulla di buono, ma soltanto del male?» 19 Micaia replicò: «Perciò ascolta la parola del SIGNORE. Io ho visto il SIGNORE seduto sul suo trono, e tutto l'esercito del cielo che gli stava a destra e a sinistra. 20 Il SIGNORE disse: "Chi ingannerà Acab affinché vada contro Ramot di Galaad e vi perisca?" Ci fu chi rispose in un modo e chi in un altro. 21 Allora si fece avanti uno spirito, il quale si presentò davanti al SIGNORE, e disse: "Lo ingannerò io". 22 Il SIGNORE gli disse: "E come?" Quello rispose: "Io uscirò e sarò spirito di menzogna in bocca a tutti i suoi profeti". Il SIGNORE gli disse: "Sì, riuscirai a ingannarlo; esci e fa' così". 23 E ora ecco, il SIGNORE ha messo uno spirito di menzogna in bocca a tutti questi tuoi profeti; ma il SIGNORE ha pronunziato del male contro di te». 24 Allora Sedechia, figlio di Chenaana, si accostò, diede uno schiaffo a Micaia, e disse: «Per dove è passato lo spirito del SIGNORE, quand'è uscito da me per parlare a te?» 25 Micaia rispose: «Lo vedrai il giorno che andrai di camera in camera per nasconderti!» 26 Il re d'Israele disse: «Prendi Micaia, portalo da Ammon, governatore della città, e da Ioas, figlio del re e di' loro: 27 Così dice il re: "Rinchiudete costui in prigione, mettetelo a pane e acqua finché io torni sano e salvo"». 28 Micaia disse: «Se tu torni sano e salvo, non sarà il SIGNORE che avrà parlato per bocca mia». E aggiunse: «Udite questo, popoli tutti!»

Seconda guerra di Acab contro i Siri (1 Re 20:23-43). Una seconda guerra, sempre voluta da Ben-Hadad, vede anch’essa i profeti dalla parte di Acab. La vittoria che anche questa volta arride a Israele, segna però una ulteriore frattura con i circoli profetici, e questa volta per un motivo che sembrerebbe, a prima vista, per lo meno insolito. Ben-Hadad, capendo di essere vinto, dietro consiglio dei suoi servi che confidavano nella clemenza dei re d’Israele, si decise a chiedere misericordia ad Acab perché gli risparmiasse la vita. La sua accettazione portò ad una pacificazione tra i due regni che sembrava portare a dei buoni risultati, primo fra tutti la restituzione a Israele delle città precedentemente toltagli dai Siriani. Ma i Profeti non avevano la stessa visione della storia. Essi avrebbero voluto la piena sconfitta di Damasco e rimproverano Acab di non avere approfittato della possibilità di vittoria che Dio gli aveva dato.

Terza guerra di Acab, alleato di Giosafat, re di Giuda, contro i Siri (1 Re 22). Il parere del profeta non era privo di fondamenta. "Passarono tre anni senza guerre tra la Siria e Israele" (1 Re 22:1), ma i Siri non avevano mantenuto la loro promessa. Ramot di Galaad era ancora in mano loro, a Acab sognava di riprendersela. L’occasione gli sembrò giungere quando Giosafat andò a fargli visita ed egli ne approfittò per chiedere il suo appoggio. Per vincere l’indecisione di Giosafat furono consultati tutti i profeti di corte che non aspettavano altro che dire al re parole che gli erano gradite: essi assicuravano la vittoria da parte di Dio. Ma Giosafat, che ben capiva che razza di profeti essi fossero, era ancora indeciso e chiedeva se non ci fosse qualche altro profeta da consultare. Un altro c’era, Micaiah, ma Acab non lo amava molto perché non gli prediceva mai niente di buono. Tuttavia egli viene chiamato e annuncia la sconfitta di Israele se fosse andato in guerra. In ricompensa della sua onestà verrà messo in prigione, ma la sua profezia si dimostrerà vera ed egli morirà in battaglia, nonostante l’astuzia che lo aveva portato a proteggersi esponendo Giosafat come capo delle truppe Israelitiche.

Giosafat, il re pio. Mentre in Israele, Acab e Jezabel creavano le condizioni per il disastro spirituale, Giosafat continua in Giuda la riforma del padre Asa nei suoi tempi migliori, anche se, neppure sotto di lui, gli alti luoghi scomparvero del tutto (1 Re 22:43,44). L’opera spirituale di Giosafat non si compì soltanto attraverso l’esercizio del suo potere regale, ma fu attuato soprattutto attraverso una vera campagna di insegnamento e di istruzione attraverso l’insegnamento, in tutte le città di Giuda, del "libro della legge dell’Eterno" attuato da alcuni suoi capi coadiuvati dai leviti (2 Cr 17:7-9). Una vera spiritualità incentrata sulla fede in Yahveh non poteva essere fatta dipendere dalle festività e dalle cerimonie, o dalla autorità del re o dei padri. Essa doveva continuamente rapportarsi a ciò che Yahveh aveva detto e questo era possibile farlo ricorrendo all’insegnamento della Legge. Anche in questo fondamento scritturale, la religiosità di Giuda, nei suoi momenti migliori, si distingueva da quella di Israele. Anche per questo, i re di Giuda potevano essere legittimati in modo straordinario rispetto a quelli di Israele.

Alleanza tra Giosafat e Acab. Nonostante il carattere spirituale diverso che Giosafat dette al suo regno, rispetto a quello di Acab in Israele, egli accettò di superare finalmente la bellicosità reciproca dei due regni ebraici passò ad una collaborazione effettiva che avrebbe dovuto dare ad entrambi un periodo di maggiore tranquillità interna rafforzandoli anche sul piano estero. Ma non è così evidente che tali obiettivi siano stati raggiunti.

Questa rappacificazione deve essere stata realizzata verso la fine del regno di Acab. Difatti Acab combatte da solo le sue prime due guerre contro i Siri, ed è solo poco prima della terza, quella che coinciderà con la morte di Acab, che vediamo i due collaborare insieme. Forse è in seguito a questa alleanza, che non doveva essere più antica di 3 anni (3 anni erano infatti passati dall’ultima guerra con Damasco), che Giosafat va a rendere ad Acab quella visita amichevole che si concluderà con la loro associazione contro Damasco.

L’alleanza è suggellata, come al solito, con un matrimonio: quello di Athalia, figlia di Acab e Jezabel, e Jehoram, figlio di Giosafat (2 Cr 18:1; 21:6; 2 Re 8:26). Questo matrimonio non mancherà di dare frutti negativi. Se Athalia assomigliava alla madre, non c’è da meravigliarsi che le iniziative di questa lasciassero il segno anche nell’esperienza del marito della figlia. Il testo biblico non manca di farlo notare. Parlando di Jehoram, figlio di Giosafat introduce le notizie sul suo regno con le seguenti parole: "E camminò per le vie del re d’Israele come aveva fatto la casa di Acab, poiché aveva per moglie una figliuola di Acab" (2 Cr 21:6).

Chissà se il giusto Giosafat avrebbe proceduto a questa alleanza se avesse riflettuto su quelle che potevano essere le sue conseguenze spirituali? Ben lo capirono però i Profeti che non mancarono di fare sentire la loro voce anche se dopo la morte di Acab in una battaglia contro i Siri organizzata con l’aiuto di Giosafat. Fu di nuovo il veggente Jehu a portargli il rimprovero di Dio: "Dovevi tu dare aiuto ad un empio e amare quelli che odiano l’eterno?" (22 Cr 19:2).
Non sappiamo chi abbia preso l’iniziativa dell’alleanza, se Giosafat o Acab. Si capisce però che Giosafat sembra quello più disponibile, almeno perché è lui che va a trovare Acab (2 Cr 18;2) ed è lui che accetta di aiutare l’altro quasi disinteressatamente.

Ulteriori vicende della vita di Giosafat (2 Cr 17-21:1). Dal libro delle Cronache veniamo a sapere, la guerra fallimentare contro i Siri a fianco di Acab, che egli "tornò sano e salvo a casa sua a Gerusalemme" (2 Cr 19:1), anche se ad aspettarlo c’era la severa riprensione del profeta Jehu, della quale abbiamo già detto.

Amministrazione giustizia. Per quel che riguarda gli sviluppi successivi, il testo biblico non evidenzia particolari problemi. Sul piano interno si loda la sua iniziativa per migliorare l’amministrazione della giustizia (2 Cr 19:4-11). Interessante è il riferimento ai Leviti, insieme ai sacerdoti e ai capi delle case patriarcali come giudici tra il popolo. Quello che nella Thorah di Mosè poteva essere sottinteso, riguardo alla funzione pedagogica e giudiziaria dei Leviti, qui appare in tutta la sua evidenza.

Invasione di Ammon e Moab. Per quel che riguarda la politica estera, Giosafat dovette affrontare un problema molto serio. Dall’Oriente, dall’altra parte del mare (2 Cr 20:2, riferimento al Mar Morto), si avanzarono contro di lui le truppe dei Moabiti e degli Ammoniti insieme a dei Maoniti (v. 1), probabilmente originari di una regione a est del Mar Morto, verso il sud di Petra, che si erano successivamente installati sul Monte Seir (v. 22).(12) Moab era normalmente soggetto a Israele, ma subito dopo la morte di Acab, quindi mentre Israele era governato da Ezechia, si era ribellato (2 Re 1:1). La stesso cosa potrebbe avere fatto Ammon. La minaccia era grave e Giosafat radunò il popolo davanti all’Eterno per implorare la sua protezione. La risposta di Dio giunse attraverso un levita, Jahaziel, che, "investito dallo spirito dell’Eterno" (2 Cr 20:14) invitò alla tranquillità assicurando che Dio si sarebbe preso cura della cosa: "Questa non è la battaglia vostra ma di Dio" (v. 15). Il v. 2 dice che questi invasori provenivano dalla parte della Siria. Ma se così fosse essi sarebbero dovuti passare prima dal territorio d’Israele. Sembra invece che si debba accettare la lettura di un manoscritto che legge Edom al posto di Aram, e vederli quindi avanzare contro Giuda passando a sud del mar Morto, attraverso il territorio di Edom. Cosa sia successo non è facile da capire. Ma è probabile che un qualche motivo di lite sia sorto tra gli invasori che cominciarono a combattersi reciprocamente dando a Giuda una vittoria non combattuta e ricca di bottino. Questo non è il primo caso in cui i nemici del popolo di Dio si sterminano tra di loro. Si ricordi il caso dei Madianiti all’epoca di Gedeone.

Il risultato della vittoria fu che il prestigio di Giosafat si rafforzò, i suoi eventuali nemici se ne stettero tranquilli e un periodo di serenità e di prosperità ebbe luogo (2 Cr 20:29,30).

Controllo di Edom. Il libro dei Re ci dice che, a quel tempo, in Edom "non c’era un re" ma un governatore (2 Re 22:48), fatto che indica il pieno controllo della regione da parte di Giuda, dopo i disordini creati da Hadad, all’epoca di Salomone (Cf. 1 Re 11:14).

Alleanza con Achazia e sfortunata impresa marittima. Giuda poteva quindi godere di una invidiabile condizione di pace. La vittoria contro gli invasori Moabiti e Ammoniti aveva reso tranquillo il confine orientale. A Sud Edom era tranquillo. E l’alleanza rinnovata con Israele, attraverso il nuovo re Achazia, successore di Acab, rendeva tranquillo anche il confine Nord. Giosafat decise quindi che fosse giunto il momento di rinverdire i fasti commerciali di salomonica memoria e varò una flotta di navi da Tarsis nel porto di Ezion-Geber per andare a Ofir in cerca d’oro.(13) Questo egli fece avendo come socio Achazia, ma l’impresa non ebbe successo. Sfortunatamente per lui, la flotta fece naufragio non appena messa in mare e l’impresa fallì (1 Re 22:49.50). I Profeti attribuirono la sventura alla associazione con il re empio Achazia: "Perché ti sei associato con Achazia, l’Eterno ha disperse le opere tue" (2 Cr 20:37). 1 Re 22:50 sembra riferirsi a un ulteriore tentativo di Achazia di rinnovare l’impresa marittima con Giosafat ma questi, dopo la precedente riprensione profetica, non se la sentì e abbandonò ogni ulteriore impresa di questo tipo.

Morte di Achazia re di Israele. Achazia, re d’Israele, non regnò a lungo: forse circa un anno. E fu un tempo molto negativo. Di lui si dice che perse il controllo di Moab (1 Re 1:1) e probabilmente di Ammon visto che troviamo entrambi alleati contro Giuda. Subì il fallimento dell’impresa commerciale con Giosafat, e per giunta cadde da un balcone della sua casa rimanendo gravemente ammalato (2 Re 1:2). Desideroso di aiuto, non si rivolse a Dio ma mandò a consultare Baal-Zebub, dio dei Filistei (2 Re 1:2). Dio non lasciò passare la cosa sotto silenzio e, attraverso Elia, espresse la sua condanna annunciandogli che non avrebbe lasciato vivo il suo letto di malattia.

Fine del ministero di Elia. Elia era già vecchio e stanco. L’ambasciata a Achazia è l’ultima delle sue imprese. Poco dopo sarà rapito in cielo e il suo posto sarà preso da Eliseo (2 Re 2).

Jehoram di Israele. Morto Achazia, gli succede il fratello Jehoram. Di lui si continua a dire che fece male agli occhi di Dio e tuttavia si intravede qualcosa di buono nell’aver tolto la statua di Baal fatta da sua padre (2 Re 3:2. Cf 1 Re 16:32). Probabilmente il ministero di Elia e di Eliseo cominciava a portare qualche frutto, anche se molto limitato.

Jehoram di Israele cerca di riprendersi Moab con l’aiuto di Giosafat (2 Re 3). L’alleanza tra i due regni ebraici continua anche sotto Jehoram con cui Giosafat collabora volenterosamente. Questa collaborazione si manifesta in modo particolare quando Jehoram decide di porre fine alla ribellione di Moab. Non solo Giosafat acconsente a partecipare alla guerra ma anche a fare attraversare il suo territorio alle truppe d’Israele per prendere Moab da Sud invece che da Nord dove era più fortificato e dove permaneva il pericolo di Damasco alle spalle. Giosafat era stato precedentemente ripreso per la sua alleanza con l’empio Achazia ma continua l’alleanza con il successore, forse perché incoraggiato dai segni spiritualmente positivi dati dal nuovo re, e forse perché aveva anche lui dei buoni motivi per stroncare l’indipendenza di Moab visto la minaccia che questo popolo aveva rappresentato per Giuda poco tempo prima. Anche Edom, soggetto a Giuda, partecipa alla spedizione.

L’impresa comincia molto positivamente anche se in modo insolito. Dopo essersi inoltrati nei territori meridionali verso oriente con una marcia di sette giorni, le truppe alleate vennero a trovarsi in grave difficoltà per la scarsità di acqua e temevano quasi la catastrofe. Non sapendo da dove i giorni della marcia vengono contati è difficile calcolare dove si trovavano nel momento della mancanza d’acqua. E’ comunque probabile che si fossero già inoltrati o avvicinati molto al territorio di Moab visto che dei Moabiti assistettero alla scena che segue traendone un falso incoraggiamento per il loro attacco. Siamo quindi verso la zona orientale del Mar Morto.

Non sapendo come risolvere la difficoltà, Giosafat propone di cercare un profeta che possa chiedere l’Aiuto di Yahveh. Tra gli uomini che partecipavano alla spedizione c’era Eliseo che viene interrogato. Cosa facesse Eliseo in quel luogo e in quel momento non è detto. Egli svolgeva il suo ministero soprattutto nel regno del Nord, come Elia, ma non era andato a Sud per aiutare Jehoram. Lo si vede chiaramente dalla risposta che dette. Parlando al suo re, gli dice: "Che ho io da fare con te? Vattene ai profeti di tuo padre e ai profeti di tua madre! ... se non avessi rispetto per Giosafat, re di Giuda, io non avrei badato a te né t’avrei degnato di una sguardo" (2 Re 3:13,14). Egli comunque, come ogni profeta di Dio, ama il suo popolo nonostante i continui rimproveri che gli rivolge, ed è interessato alle sue sorti. Forse per questo egli aveva seguito quegli uomini. In ogni caso la sua presenza fu provvidenziale e non si può escludere che Dio gli abbia detto di andare là.

Eliseo annuncia la vittoria descrivendone le dure rappresaglie contro i vinti(14) e spiega come ottenere dell’acqua. Scavando delle buche nel tufo, queste si sarebbero riempite d’acqua, probabilmente, come avviene ancora oggi, filtrata attraverso le rocce dai retrostanti altopiani.(15) Quest’acqua assume però una colorazione rossastra che, vista da lontano, diede alle spie moabite che sorvegliavano le truppe ebraiche l’impressione del sangue versato in uno scontro improvviso tra i re alleati.

I Moabiti pensarono così di intervenire per continuare e finire la strage già cominciata, ma si trovano invece davanti uomini freschi e determinati che li mettono in fuga invadendo il Paese. Mesha, Il re di Moab cerca allora di fuggire, aprendosi un varco con 700 uomini, verso la Siria dove poteva contare sull’ospitalità e l’aiuto del re di Damasco.(16) Il tentativo fallisce e Mesha, sulle mura della città in cui era assediato, ricorre ad un ultimo tragico espediente: l’immolazione in sacrificio del suo figlio primogenito, secondo un uso attestato tra i Semiti e che trova riscontro anche in qualche narrazione biblica. Sconvolti da quanto avevano visto, forse rintuzzati dai Moabiti che avevano ripreso, di fronte al sacrificio, il coraggio della disperazione, gli alleati si ritirano rinunciando ad una occupazione permanente.

La stele di Mesha (17)

"Sono Mesha, figlio di Kemoshyat, re di Moab, il Didonita. Mio padre regnò su Moab per trent’anni e io regnai dopo mio padre. Io feci quest’altura per kemosh in Qeriho, altura (?) di salvezza, poiché egli mi salva da tutti gli assalti e mi fa trionfare su tutti i miei avversari. Omri era re d’Israele e oppresse Moab per molti giorni, poiché Kemosh era in collera contro il suo paese. Gli successe suo figlio che disse: «Opprimerò Moab». Al mio tempo egli aveva parlato così, ma io trionfai su di lui e sulla sua casa. E Israele fu rovinato per sempre. Ora Omri aveva preso possesso di tutto il paese di Madeba e vi aveva abitato durante i suoi giorni e la metà dei giorni dei suoi figli, quarant’anni. Ma al mio tempo, Kemosh l’ha restituito. E io ho costruito Baal Meon, facendovi il deposito, e ho costruito Qiryaton. La gente di Gad aveva abitato nel paese di Atarot da sempre e il re d’Israele aveva costruito Atarot per sé. Io combattei contro la città e la presi. Uccisi tutto il popolo...; la città fu offerta in sacrificio per Kemosh e per Moab. Di là m’impadronii dell’altare del suo Prediletto (?) e lo trascinai davanti a Kemosh a Qeryot. Vi feci abitare la gente di Saron e la gente di Maharot...
Kemosh mi disse: «Va’, prendi Nebo da Israele». Andai di notte e combattei contro di essa dallo spuntare dell’aurora fino a mezzogiorno. La presi e ammazzai tutti, settemila uomini con stranieri, donne, straniere e concubine, infatti li avevo votati all’anatema per Ashtar-Kemosh. Presi da lì i vasi (?) di Yahveh e li portai davanti a Kemosh. Il re d’Israele aveva costruito Yahaz e vi dimorava mentre mi faceva guerra, ma Kemosh lo cacciò davanti a me. Presi da Moab duecento uomini, tutta la sua élite; li guidai contro Yahaz e la presi per annetterla a Dibon. Fui io a costruire Qeriho: il muro del parco e il muro dell’acropoli. Io ho costruito le sue porte; io ho costruito la casa del re; io feci le due vasche per l’acqua in mezzo alla città. Non c’era cisterna in mezzo alla città di Qeriho e io dissi a tutto il popolo: «costruite ciascuno una cisterna nella vostra casa». Io feci scavare le fosse (?) per Qeriho dai prigionieri d’Israele.
Io ho costruito Aroer e ho fatto la strada dell’Arnon. Io ho costruito Bet-Bamoth poiché era stata distrutta. Io ho costruito Bezer poiché era in rovina, con cinquanta uomini di Dibon miei sudditi. Ho regnato con capi di centinaia nelle città che avevo annesso al paese. Io ho costruito... Madeba, Bet_Diblathon e Bet-Baal-Maon e vi ho stabilito i... del bestiame piccolo del paese. E Horonan dove abitava... E Kemosh mi disse: «Scendi e combatti contro Horonan». Io sono disceso... e Kemosh l’ha restituita durante i miei giorni..."

La stele di Mesha. Di Mesha abbiamo un documento storico diretto. Una stele di basalto nero alta 110 e larga 60 cm. Questa stele fu trovata, nel 1868 da un missionario tedesco, fu ridotta in frantumi dai beduini, quando si resero conto del suo valore, perché speravano di ricavarne di più vendendone tanti pezzi invece di uno solo. Fortunatamente erano stati fatti dei calchi in gesso e questi hanno aiutato a ricostruire l’insieme che oggi si trova al Louvre. La stele deve essere stata eretta poco dopo gli avvenimenti narrati. In essa si glorifica Kemosh, il principale dio di Moab e grandi opere, tra cui le fortificazioni fatte da Mesha. Si tacciono invece gli avvenimenti negativi, che però conosciamo dal racconto biblico. La lista delle fortificazioni, verso il Nord, spiegano perché l’attacco dei regni ebraici avvenne da Sud.

 

Jehoram di Giuda (2 Re 8:16-24; 2 Cronache 21).

Situazione spirituale. Alla morte di Giosafat, suo figlio Jehoram assunse il trono. Come abbiamo visto, egli aveva sposato Athalia, la figlia di Acab e Jezabel. Come la madre con Acab, così la figlia con Jehoram, sarà un incoraggiamento ad una religiosità sincretistica. Che l’abbia fatto di sua iniziativa o dietro consiglio della molgie, non va certamente a suo onore l’avere ucciso i suoi fratelli (2 Cr 21:4) per evitare che potessero diventare suoi concorrenti al trono. Certo è che una tale abitudine si era relizzata già alcune volte in Israele, ma solo quando una dinastia soppiantava con la forza un’altra. Può essere che Jehoram si sia sentito minacciato proprio per la sua assimilazione dei valori antijavistici del Nord e pensava che i suoi fratelli potessero diventare un elemento di coagulo per quanti rimanevano fedeli a Yahveh? Un incoraggiamento a questa ipotesi potrebbe venire dal fatto che i fratelli non furono i soli ad essere uccisi. Anche alcuni capi del popolo fecero, infatti, la stessa sorte. Sembra quasi che con Jehoram, sposo di Athalia, sia cominciata una nuova dinastia, almeno spiritualmente e culturalmente.

Politica estera. Con la fedeltà a Dio se ne va anche una parte del suo regno. Edom, incoraggiato certamente dall’esempio di Moab, si ribellò dandosi un re proprio e Jehoram riuscì a malapena a sfuggire all’accerchiamento delle truppe nemiche che aveva affrontato in un vano tentativo di riportare la regione sotto il suo controllo. Edom rimase libero da quel momento in poi fino all’epoca asmonaica, quando Giovanni Ircano (134-104 a.C.) lo sottomise realizzando una giudaizzazione forzata da cui verrà Erode il Grande.

Egli perse anche Libna, una città presso il confine dei Filistei non molto lontano da Lachish. Questa rivolta fu probabilmente stimolata dai Filistei che approfittavano del momento di debolezza di Giuda per indebolirla ulteriormente. L’ostilità dei Filistei si manifestò anche esplicitamente, insieme a quello di qualche tribù del deserto arabico. Giuda fu così attaccata da Est e da Ovest e la capitale stessa dovette essere invasa visto che la "casa del re" fu saccheggiata e tutti i figli del re uccisi, tranne il più piccolo, Achazia, che per pochissimo tempo gli succederà del trono dopo una infermità dei piedi che rese ancora più penibile la fine del suo regno.

Achazia re di Giuda (2 Re 8:25-9:29; 2 Cr 22). Morto il padre Jehoram, Achazia gli succederà all’età di 22 anni. L’età viene notata come fatto insolito. Normalmente i re accedevano al trono ad una età maggiore. Non c’è da meravigliarsi che la madre Athalia abbia condizionato pesantemente il suo brevissimo regno, sia sotto l’aspetto spirituale che politico. In questo lei era coadiuvata anche dalla sua famiglia nel regno di Israele.

Verso la fine di Achazia di Giuda e Jehoram di Israele. Su suggerimento dei suoi parenti israeliti, Achazia continuò la vecchia collaborazione tra i due regni, accettando di aiutare Israele a tentare la riconquista di Ramoth di Galaad per sottrarla a Damasco, ora governata da Hazael che aveva preso il posto del vecchio e ammalato Ben-Hadad, dopo il precedente tentativo conclusosi con la morte di Acab e la fuga di Jiosafat. Ma l’impresa non ebbe successo neppure questa volta, e la scporterà alla morte violenta di entrambi i re anche se non per mano dei nemici esterni ma di Jehu, un ufficiale dell’esercito israelita, chiamato da Dio ad essere il vendicatore della famiglia di Acab.

Era successo che Jehoram era stato ferito e si era ritirato a Jzreel per farsi curare. Qui lo aveva raggiunto Achazia per fargli visita, ma qui entrambi furono raggiunti da Jehu, il capo delle truppe israelite che assediavano Ramoth, che li uccise entrambi.

Jehoram sarà gettato nel campo di Naboth che suo nonno Acab aveva fatto assassinare per rubargli il campo. Sua nonna Jezabel,(18) vedendo quello che stava succedendo, volle esprimere fino all’ultimo la sua arroganza e si imbellettò mostrandosi fieramente al balcone della sua casa da dove si rivolse sarcasticamente a Omri: "Rechi pace, novello Zimri, uccisore del tuo Signore?" (2 Re 9:30). Ma la sua arroganza non durò per molto. Due suoi servitori, su richiesta di Jehu la gettarono giù dal balcone e il suo cadavere fu calpestato dal carro di Jehu e poi mangiato da dei cani fino a scomparire quasi del tutto, adempiendo la profezia di un profeta. La repressione di Jehu, come era avvenuto in casi simili nel passato, si volse anche contro l’intera famiglia di Jehoram e decine di suoi fratelli furono uccisi. Così Jehu ebbe saldamente in mano il potere e dette origine ad una nuova dinastia che non mancherà di conquistare dei meriti politici anche se la riforma religiosa non avrà quel successo che gli adoratori di Yahveh avrebbero sperato.

Achazia, fuggendo davanti a Jehu, aveva riportato una ferita, ma i dettagli della sua morte non sono del tutto chiari perché i dati conservati nelle nostre due fonti sono discordi. Secondo 2 Re 9:27 egli era riuscito a rifugiarsi a Meghiddo dove era morto. I suoi servi lo portarono poi a Gerusalemme dove fu seppellito. Secondo 2 Cronache 22:8,9 Achazia di era rifugiato a Samaria insieme ai suoi accompagnatori e furono tutti uccisi da Jehu che però ebbe un gesto di pietà per il re, permettendo che fosse seppellito, in memoria del pio nonno Giosafat.(19) E’ possibile che Re sia una versione più sintetica dei fatti ma una conciliazione tra i due racconti si baserebbe solo su delle congetture, per cui preferiamo astenercene.

Sintesi degli avvenimenti dei due regni
Colori diversi indicano dinastie diverse
(I re i cui nomi sono sottolineati, sono morti uccisi)

Giuda
Israele
930 930
Roboamo 1) Investitura popolare
2)Tentativo malaccorto di riunificazione
3) Riforma positiva ma poi alti luoghi con idoli Astarte - Prostituzione omosessuale.
4) Invasione di Shishak

1) Edifica Sichem e poi Penuel. Tirtsa.
2) Templi a Bethel e Dan, e alti luoghi
3) Opposizione profetica e morte figlio

Geroboamo I°

 

 

 

Nadab

913
Abijam

1) Giudizio spirituale da negativo a positivo
2) Guerra con Israele e alleanza con Damasco


1) Ucciso da Baasa della tribù di Issacar.

910
Asa

 

1) Giusto ma non elimina alti luoghi
2) Vittoria su Zerah l’etiope
3) Guerra contro Baasa chiedendo aiuto a Ben-Hadad di Siria.
4) Rottura con i profeti

 

 

1) Congiura contro Nadab e stermina famiglia di Geroboamo secondo profezia
2) Capitale Tirtsa
3) Religiosamente malvagio
4) Guerra continua contro Giuda
5) Profeta Jehu annuncia punizione

909-908

Baasa
Ucciso da Zimri che stermina sua fam. E l a 886-885
Regna solo 7 giorni. Suicida. Zimri 885
Regno parallelo a quello di Omri Tibni 885-880
1) Eletto da popolo durante assedio città
2) Costringe Zimri a suicidio e vince Tibni
3) Capitale a Samaria

885
Omri
874

872

Giosafat + Jeoram

 

 


1) Giusto come Asa. Elimina prostituzione omosessuale ma restano alti luoghi. 2) Edom sotto governatore. 3) Alleanza con Acab Contro i Siri per Ramoth di Galaad.





1) Jezabel sviluppa culto Baal e Astarte.
2) Gerico riedificata su sacrifici umani.
3) Contrasti con Elia
4) Duplice vittoria su Ben-Hadad.
5) Alleanza finale ripresa dal profeta.
6) Caso della Vigna di Nabot.
7) Palazzo d’avorio.
8) Muore contro i Siri

Achab
869 1) Empio. 2) Ribellione di Moab. 3) Caduta da balcone e consulto di Baal.Z. 4) Rapimento in cielo di Elia. Achazia 853-852
848



1) Empio ma meno del padre e della madre.
2) Toglie statua di Baal.
3) Cerca di riprendersi Moab chiedendo aiuto a Josafat, aggirandolo da Sud.
4) Ruolo di Elise.o
5) Ucciso da Jehu mentre si cura le ferite riportate a Ramot di Galaad.

Jehoram (Joram)
Jehoram

1) Sposa figlia di Achab e ne segue esempio
.2) Ribellione di Edom. Battaglia da cui riesce a malapena a fuggire.

841 Achazia

1) Cammino casa di Achab.
2) Alleanza con Jehoram contro Siria per Ramoth di Galaad.
3) Ucciso da Jehu mentre era insieme a Jehoram.

841


NOTE

(1) Per i dati cronologici abbiamo seguito E. Edwin R. Thiele, The Mysterious Numbers of the Hebrew Kings, A Reconstruction of the Chronology of the Kingdoms of Israel and Judah (The University of Chicaco, 1951).

(2) J. Bright, A History of Israel, p. 238.

(3) 1 Re 12:32 pone questa festa nel quindicesimo giorno dell’ottavo mese. Levitico 23:33 pone la festa dei tabernacoli il quindicesimo giorno del settimo mese. La differenza di un mese potrebbe essere giustificata dal desiderio di fare di questa festa anche una sorta di celebrazione dell’inizio del nuovo regno avvenuto verso questo periodo dell’anno (SDABC II:793).

(4) Quale posizione abbia assunto Beniamino in rapporto alla secessione è motivo di dibattito. 1 Re 12:20, in cui si dice che la sola tribù di Giuda seguì Roboamo, può essere inteso o come segno di una integrazione talmente forte di Beniamino in Giuda da farla vedere come parte della tribù più grande, o come segno del fatto che Beniamino non aveva, inizialmente seguito Roboamo. Quest’ultima è la tesi di John Bright (A History of Israel, p. 233). Egli pensa che sia stato Roboamo a non permettere la secessione di Beniamino visto che Gerusalemme si trovava dentro il suo territorio. Tuttavia, 1 Re 12:21 mostra Beniamino troppo presto alleato di Roboamo contro Geroboamo se questa tribù aveva veramente cercato di opporsi a lui per unirsi alle tribù del nord. Mi chiedo invece se Beniamino, nonostante gli antichi conflitti tra alcuni suoi membri e Davide, non si siano poi integrati con Giuda anche grazie alle attività di Salomone che la favorivano per lo stretto che avevano con la capitale.

(5) André e Renée Neher, Histoire biblique du peuple d’Israël, Paris, Maisonneuve 1988, p. 368.

(6) 1 Re 12:2 sembrerebbe implicare che siano gli anziani d’Israele a chiamarlo mentre era in Egitto. 2 Cr 10:2,3 sembra dice invece che Geroboamo era tornato di sua volontà dall’Egitto e che gli anziani lo chiamano con loro mentre era già in Israele.

(7) A. e R. Neher, p. 369.

(8) G. Ricciotti, Storia d’Israele, Torino, SEI 1964, I:428,462.

(9) Bright, p.p. 234,235.

(10) Riguardo all'alleanza con l'Egitto contro l'Assiria: "Guai, dice l'Eterno, ai figliuoli ribelli che forman dei disegni, ma senza di me, che contraggono alleanze, ma senza il mio spirito, per accumulare peccato su peccato; che vanno giù in Egitto senz'aver consultato la mia bocca, per rifugiarsi sotto la protezione di Faraone, e cercar ricetto all'ombra dell'Egitto! ... il soccorso dell'Egitto è un soffio, una vanità ... Nel tornare a me e nel tenervi in riposo starà la vostra salvezza; nella calma e nella fiducia starà la vostra forza; ma voi non l'avete voluto! Avete detto: ‘No, noi galopperemo sui nostri cavalli!’ E per questo galopperete!... E: 'Cavalcheremo su veloci destrieri!' E per questo quelli che v'inseguiranno saranno veloci!" (Is 3O:1,2,7,15,16). Riguardo al pericolo in cui Gerusalemme venne a trovarsi a causa dell'invasione dei Siriani alleati con Israele: "Allora l'Eterno disse a Isaia: 'Va' incontro ad Achaz ... e digli: Guarda di startene calmo e tranquillo, non temere e non ti s'avvilisca il cuore a motivo di questi due avanzi di tizzoni fumanti". Il loro piano di salire contro di te "non avrà effetto". "Se voi non avete fede, certo non potete sussistere." (Is. 7:1-9). Riguardo all'allenza con l'Egitto contro Babilonia: "Perché hai tanta premura di mutare il tuo cammino? Anche dall'Egitto riceverai confusione come già l'hai ricevuta dall'Assiria! Anche di là uscirai con le mani sul capo; perché l'Eterno rigetta quelli nei quali tu confidi, e tu non riuscirai nel tuo intento per loro mezzo" (Ger. 2:36,37). Tutto il cap. 27 è un invito a sottomettersi al governo di Babilonia rinunciando alla ribellione e alla guerra, e aspettando quietamente il momento in cui anche Babilonia sarebbe stata distrutta.

(11) Vedi per questo l’articolo di Thiele nel "Manuale di Introduzione all’Antico Testamento", cap. "Numeri nella Bibbia", p. 6.

(12) Probabilmente presso il territorio montuoso di Edom.

(13) Così 1 Re 22:49. 2 Cr 20:36 invece parla di navi per Tarsis ma sembra difficile capire perché, se così era, queste dovessero essere costruite a Ezion -Geber.

(14) Cf. 2 Re 3:19: "E voi distruggerete tutte le città fortificate e tutte le città ragguardevoli, abbatterete tutti i buoni alberi, turerete tutte le sorgenti d’acqua, e guasterete con delle pietre ogni buon pezzo di terra". Il distruggere gli alberi da frutto era contrario a quanto prescritto da Mosè in Dt 20:19,20. La norma mosaica si riferiva alle guerre in territorio cananeo che avrebbe dovuto essere abitato da Israele. In tale contesto non conveniva distruggere gli alberi da frutto perché questo si sarebbe rivelato contrario agli interessi di Israele. Nel caso specifico della guerra contro Moab si voleva invece spezzare la possibilità di un recupero della sua potenza, non solo abbattendo le sue fortificazioni ma minandone la capacità economica. Anche in questo caso, comunque, Israele non ne avrebbe avuto un beneficio perché anche i tributi riscuotibili sarebbero stati minori. Le rappresaglie avevano quindi lo scopo di costituire un deterrente contro future possibili sollevazioni.

(15) Ricciotti, Storia d’Israele, I:407.

(16) Il testo dice "verso Edom" (v. 26) ma non è credibile che volesse rifugiarsi presso un re che stava combattendo contro di lui. Sicuramente, il testo masoretico ha qui il solito errore di trascrizione tra Edom e Aram (Siria) che abbiamo già riscontrato

(17) Da Gianfranco Ravasi (presentatore), L’Antico Testamento e le culture del tempo. Testi scelti, Roma, Borla 1990, pp. 173,174.

(18) Il testo dice di lei che era "madre" di Jehoram e di Acab che era "padre" (2 Re 9:22,25). Succede spesso che gli antenati siano chiamati come i genitori diretti, ma qui si tratta di un espediente letterario per indicare una maternità e una paternità spirituale visto che il re aveva seguito abbondantemente la via aperta dai nonni.

(19) Stesso problema della nota precedente.

© Copyright Seventh-day Adventist Church in Malta