MANUALE DI STORIA D'ISRAELE

Giovanni Leonardi

LEZIONE V:
DALL'ESODO ALLE PORTE DI CANAAN
(Nel Sinai)


Argomento

In questa lezione cercheremo di ripercorrere l’itinerario seguito da Israele dal momento della sua liberazione a quello del suo ingresso nella terra di Canaan. Cercheremo anche di valutare le principali vicende di questo periodo.

Numero degli Israeliti

Quando Giacobbe entrò in Egitto, "senza contare le mogli dei figliuoli di Giacobbe" (Gn 46:26) scesero con lui 66 persone. Aggiungendo lo stesso Giacobbe, Giuseppe e i due figli di questo, Efraim e Manasse, si arriva a 70 (v. 27). Insieme ai servi costituivano un piccolo gruppo di persone, un clan familiare. In Egitto essi "s’accrebbero e moltiplicarono oltremodo" (Gn 47:27). Nonostante l’oppressione subita successivamente, al momento dell’esodo si potevano contare 603.550 maschi "dall’età di vent’anni in su, cioè tutti gli uomini che in Israele potevano andare alla guerra" (Nm 1:45,46). A questi bisogna aggiungere i Leviti non inclusi nel precedente censimento. I maschi di questa tribù, inclusi i bambini, ammontavano a 22.000 (Nm 3:39). Cifre del genere portano ad un totale di almeno un paio di milioni di persone comprese le donne e i bambini. Ciò pone almeno due tipi di problemi:

1) E’ possibile che in 430 anni, 70 persone diventino così numerose?

2) Come poteva viaggiare e vivere nel deserto un popolo così numeroso con in più tutto il loro bestiame?

Nonostante alcuni continuino a sostenere la verosimiglianza di queste cifre, si pensa attualmente, e con ragione, che le "migliaia" di uomini, debbano essere intesi come una sorta di "battaglioni militari" i cui membri potevano essere anche molto meno di un migliaio (si noti come il testo citato faccia espresso riferimento alla guerra).(1) Il numero complessivo rimane certamente elevato ma scende probabilmente a livelli più verosimili.

Importanza di questo periodo

Questo periodo segna la nascita di Israele in quanto popolo, sia socialmente che spiritualmente.

Nascita sociale: Al momento dell’esodo, Israele si è profondamente trasformato: da clan è diventato un vero e proprio popolo e in quanto tale entra nella storia. E’ quando Dio parla a Mosè nel pruno ardente che Israele viene definito, per la prima volta, "popolo": "ho veduto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto ... e sono sceso per liberarlo" (Es 3:7,8). Tutto ciò che precede è, in qualche modo, preparazione a questo evento. Il "popolo" era prima solo oggetto della promessa ripetuta a tutti i Patriarchi (Abramo: Gn 12:2; 15:6; 17:2. Isacco: Gn 26:4. Giacobbe: Gn 28:14; 46:3). Potendo fare un raffronto, direi che l’esodo e il Sinai stanno ad Israele come la risurrezione di Gesù e la Pentecoste stanno alla chiesa cristiana.

Nascita spirituale: Ma l’esodo non vede la nascita di un popolo qualsiasi. Israele nasce non in virtù di un processo storico ma di una grazia divina (Es 3:7,8). Israele è il popolo dell’alleanza che sarà formalizzata al Sinai: " Voi avete veduto quello che ho fatto agli Egiziani, e come vi ho portato sopra ali d’aquila e v’ho menato a me. Or dunque, se ubbidite davvero alla mia voce e osserverete il mio patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare; poiché tutta la terra è mia; e mi sarete un regno di sacerdoti e una nazione santa. ... E tutto il popolo rispose concordemente e disse: Noi faremo tutto quello che l’Eterno ha detto" (Es 19:4-8).

Missione: Il testo precedente indica anche lo scopo dell’alleanza: Israele doveva compiere una missione: essere sacerdoti, testimoni di Dio presso gli altri popoli. In tal modo si adempiva non solo la promessa di trasformare in popolo numeroso la discendenza di Abramo, ma anche quella di fare sì che attraverso questa discendenza la benedizione di Dio si estendesse a tutti i popoli.

Importanza del periodo nella storia seguente: L’importanza di questo periodo sarà sentito in tutto il corso della storia successiva di Israele. Conosciamo già il testo di I Re 6:1 che pone l’inizio della costruzione del tempio 480 anni dopo l’esodo. Ma le vicende legate all’esodo e all’alleanza del Sinai rimarranno nella memoria d’Israele come il punto di riferimento per ogni discorso sul senso dell’esistenza di questo popolo. Osea 11:1-4 ricorda: "Quando Israele era fanciullo, io l’amai, e fin dall’Egitto, chiamai il mio figliuolo. ... Son io che insegnai ad Efraim a camminare, sorreggendolo per le braccia; ma essi non hanno riconosciuto ch’io cercavo di guarirli." Ezechiele 16:4ss paragona Israele a una neonata abbandonata e destinata a morire. Solo per l’intervento di Dio si salvò e, crescendo, diventò la sposa del suo Salvatore che ora lei abbandona per seguire altri amanti. Israele deve riconfrontarsi costantemente con le sue origini per riscoprire il senso della sua esistenza.

Fuori dall’Egitto

Itinerario: Quale percorso seguirono gli Israeliti per uscire dall’Egitto? Esodo 13:17 ci dice espressamente che essi non seguirono la via più settentrionale - la Via dei Filistei - che li avrebbe portati lungo la costa di Gaza direttamente in Palestina a diretto contatto con i loro futuri nemici. Dio voleva evitare che Israele si trovasse immerso immediatamente in una condizione di guerra. Lo doveva, d’altra parte, condurre al Sinai come aveva già detto a Mosè (Es 3:12). Israele si dirige quindi più a Sud, verso il Mar Rosso o, meglio, Mare dei Giunchi, come dice l’ebraico (Es 13:18). Non bisogna quindi pensare necessariamente al mare aperto ma a una sorta di laguna tra le tante che esistevano nella zona dove ora passa il canale di Suez.

Per sapere dove sia avvenuto l’attraversamento del Mare dei Giunchi bisognerebbe seguire l’itinerario percorso. La prima tappa indicata è da Succoth ad Etham "all’estremità del deserto" (Es 13:20). Qui Dio ordina di cambiare direzione, tornando indietro e dirigendosi verso "Pi-Hahirot, fra Migdol e il mare, di fronte a Baal-Tsefon" (Es 14:2). Succoth è abitualmente identificata con Tell el-Maskhutah, una città a sud-est del Paese di Goshen dove gli Ebrei si erano stabiliti. Le altre località non sono state identificata per cui non è possibile identificare il luogo del passaggio. Ciò non ha però alcuna importanza. Come dice Bright, "La locazione precisa dell’esodo aveva, per la fede d’Israele, la stessa scarsa importanza che il Santo Sepolcro ha per la Cristianità."(2) Quello che si può notare è che la prima direzione tentata dagli Ebrei deve averli forse portati in vicinanza della linea fortificata che proteggeva il lato orientale del delta ("Etham è una traslitterazione dell’egiziano khetem, "fortezza"(3)) e che da qui il Signore comandò andassero proprio verso una zona acquitrinosa più a sud dove, nonostante la presenza delle acque, il Signore avrebbe potuto farli passare senza che dovessero scontrarsi con i soldati egiziani.

Il pericolo che tale scontro si realizzasse sembrò imminente. Infatti il faraone si rese ben presto conto - se mai si era illuso che fosse diversamente, e forse avvisato dalle guardie di frontiera - che gli Ebrei non avevano soltanto l’intenzione di andare ad adorare il loro Dio (ad es. Gn 10:25), ma di fuggire definitivamente (Es 14:5). Decise così di ricatturarli inseguendoli con i suoi carri da guerra (vv. 6-9).(4) Solo un fortissimo vento spirato per tutta la notte, avendo fatto allontanare le acque dell’acquitrino, permise a Israele di passare mentre i carri del faraone si impantanavano finendo, alla fine, sommersi dalle acque rimontanti (Es 14:21-31).

Verso il Sinai

Elenchiamo rapidamente gli avvenimenti ricordando che non è possibile identificare con certezza molti dei luoghi elencati. Ciò che ci interessa è comunque seguire la vicenda spirituale di Israele più che il preciso itinerario seguito.

1) La liberazione viene celebrata con un canto di lode a Dio e di gioia. E’ quello che viene conosciuto come il Canto di Mosè (Es 15:1-21). L’Apocalisse paragonerà questa liberazione alla liberazione escatologica dall’Egitto di questo mondo, ponendo tale canto sulle labbra dei redenti finali (Ap 15:3).

2) Dal luogo del guado, Israele si dirige verso il deserto di Shur (esteso dal confine egiziano al confine meridionale di Canaan) inoltrandovisi per tre giorni (Es. 15:22).

3) Giunti a un luogo dove c’era dell’acqua non poterono berne perché amara. Il luogo fu chiamato Mara e qui il popolo riprese a lamentarsi come aveva già fatto alla vista delle truppe egiziane. Le acque vengono risanate da Mosè su istruzioni di Dio (Es 15:23-26).

4) Tappa a "Elim dove erano 12 sorgenti d’acqua e settanta palme" (Es 15:27).

5) Partenza da Elim e ingresso nel deserto di Sin che è "fra Elim e il Sinai" (Es 16:1). Qui il popolo si lamenta per la mancanza di nutrimento. Dio fa arrivare delle quaglie e l’indomani comincia a fare scendere la manna (vv. 2-36. Cf. Nm 11:7-9). Si discute sull’origine della manna. Si nota la somiglianza tra la manna e la Tamarix mannifera che produce una sorta di gocce di resina commestibile. Si pensa ora che in realtà non si tratta di una secrezione diretta della pianta ma provocata di una coccinella che vive su questi alberi.(5) L’abbondanza e le caratteristiche della raccolta della manna biblica pongono comunque questa su un piano diverso da quello della manna del Sinai. Il fenomeno non è spiegabile in termini naturalistici ma presuppone un intervento straordinario di Dio, forse anche servendosi di un fenomeno naturale ma amplificandolo e controllandolo miracolosamente.(6)

6) Tappa a Refidim dove non c’era acqua.

a. Nuove lamentele del popolo e miracolo dell’acqua sgorgata dalla roccia di Horeb. Così il luogo viene chiamato Massa e Meribah che vogliono dire "Tentazione" e "Contesa" (Es 17:1-7). La menzione dell’Horeb in connessione con Refidim suscita qualche questione: Poiché l’Horeb è spesso identificato con il Sinai (cf. Es 33:6; Dt 1:2 ecc.), come si spiega che la roccia da cui il Signore farà sgorgare l’acqua si trovi in Horeb? Le possibilità sono che Horeb, pur includendo il monte Sinai, designi una zona più vasta in modo da includervi Refidim, o che Refidim sia così vicina al Sinai da poterla considerare quasi un tutt’uno con esso.(7) Interessante sembra il fatto che l’Horeb, nella narrazione biblica, sembri essere a una certa distanza dal campo israelitico, ma, evidentemente, non troppo lontano perché altrimenti l’acqua non avrebbe potuto essere usata dal popolo. Mi riferisco all’espressione di Dio: "Io starò là, dinanzi a te, sulla roccia ch’è in Horeb" (v. 6). Se si fosse trattato di una località dentro l’accampamento, si giustificherebbe una tale espressione?

b. A Refidim Israele vive la sua prima esperienza di guerra a causa dell’attacco degli Amalekiti, un popolo discendente da Esaù attraverso il nipote Amalek (Gn 36:12). Gli Amalekiti vengono ritrovati in altre occasioni "nella zona del Negev e nel deserto di Shur a occidente di Kadesh (Nm 14:43-45; I Sam 15:7; 27:8)".(8) Come dice Bright, tuttavia, questo non vuol dire che ci si trovi ora a nord del Sinai: "Amalek era un popolo nomade che poteva spostarsi in una zona molto ampia" (p. 125). Refidim doveva invece trovarsi a sud della penisola, vicino al monte Sinai per il fatto che poco dopo Ietro, il suo suocero, va a trovare Mosè "nel deserto dov’era accampato, al monte di Dio" (Es 18:5). Qui Israele sperimenta come la sua potenza non sta nella forza delle armi ma nell’assistenza di Dio.

c. Visita di Ietro. Il suocero consiglia a Mosè di condividere la responsabilità della direzione nominando capi di migliaia, di centinaia, di cinquantine e di diecine (Es 18:20-21). Israele comincia a strutturarsi socialmente.

Al Sinai

Arrivo al Sinai dopo tre mesi dall’esodo. Patto, santuario, leggi, decalogo, vitello doro, punizione, riconferma del patto (Es 19:1 fino a Nm 8). Celebrazione della prima pasqua nel deserto (Nm 9).

Dell’importanza dell’esperienza del Sinai abbiamo già detto.

Dove si trova il Sinai? Tradizionalmente questo monte è identificato con quello che è chiamato Jebel Musa verso il sud della penisola. Non sembra vi siano motivi per modificare questa convinzione antichissima mentre vi sono buoni elementi per confermarla. La pianura circostante, ampia circa 5 km, e le fonti d’acqua che vi si trovano permettevano un soggiorno abbastanza lungo. Quando nei nostri testi si parla di deserto, non bisogna pensare necessariamente a zone totalmente prive di vegetazione ma, in genere, a steppe che permettevano una qualche forma di pascolo. Bright (p. 125) fa notare che il suocero di Mosè, Ietro, che viveva presso il Sinai è soprannominato "keneo" - il fabbro - (Gd 1:16). Questo potrebbe avere a che fare con la località mineraria ove si estraeva del rame, detta Serabit el-Khadhim, che si trova nelle vicinanze del Sinai. Ietro è anche identificato come madianita (Nm 10:29).(9) Sembra che i Madianiti non fossero altro che una sorta di larga confederazione di tribù e Ietro poteva ben appartenervi anche nel lontano Sinai.(10) Israele sta ai piedi del monte per poco più di un anno (Cf. Nm 10:11 con Es 19:1).

Dopo il Sinai

1) Dal Sinai Israele parte andando nel deserto di Paran a nord verso la terra promessa, guidato dalla nuvola di giorno e dalla colonna di fuoco di notte (Nm 10:11,12. Cf con 9:18,19). Mormorii del popolo e punizione con il fuoco di Yahveh (Nm 11:1-3). "L’accozzaglia di gente raccogliticcia" semina malcontento nel popolo e rimpianto per l’abbondanza e la varietà del cibo che avevano in Egitto. Il gusto della libertà non era sufficiente e neppure il sapore della manna. Dio risponde mandando delle quaglie. Dovremmo trovarci a primavera inoltrata ed era facile che grossi stormi di quaglie attraversassero la Penisola Sinaitica volando raso terra per la stanchezza.(11) All’arrivo delle quaglie si accompagna però anche una piaga che esprime la disapprovazione divina (Nm 11). Per il testo non è l’ingestione della carne a provocare la piaga ma Dio (cf v. 33). Cosa si può imparare da un tale episodio?

2) Partenza dalla località dove si erano accampati nel Deserto di Paran, denominata ora Kibroot-Hattawa (sepolcri della concupiscenza) e arrivo a Hatseroth (Nm 11:35-12:15). Qui si verifica l’incresciosa lamentela di Aaronne e di Maria contro Mosè per la moglie cuscita che aveva preso. Questa moglie non è altro che Sefora, la figlia di Ietro il Madianita (Kush indica abitualmente la zona a sud dell’Egitto, l’Etiopia - ma la Bibbia definisce kushite, anche se più raramente, "alcune popolazioni del Sud Arabia, appartenenti al clan dei Madianiti, oppure ad essi affini" (Ab 3:7; 2 Cr 14:11,12; 16:8; 21,26).(12)

Qual è il motivo di questa contestazione? E.G. White attribuisce tale atteggiamento alla gelosia che essi provavano contro Sefora, figlia di Ietro, per non essere stati consultati quando Mosè organizzò il popolo, seguendo i consigli del suocero.(13) Punizione di Maria con la lebbra per sette giorni.

3) Tappa in altra località del deserto di Paran (Nm 12:16). Ormai Israele deve trovarsi vicino alla regione palestinese perché da qui si decide di mandare 12 principi (1 di ogni tribù) a esplorare il Paese (Nm 13). Le indicazioni di Mosè sono: "Andate su di qua per il mezzogiorno (lett. "nel Negev") poi salirete per i monti" (Nm 13:17). Dovevano quindi trovarsi probabilmente a sud-est di Cadesh, prima di entrare nel territorio degli Amalekiti di cui parlano una volta ritornati dall’impresa dopo quaranta giorni. Il rapporto è ottimo per quel che riguarda la bontà del territorio e scoraggiante riguardo alla pericolosità della conquista. Solo Caleb e Giosuè sono favorevoli all’impresa, ma il popolo non ne volle sapere inscenando una ulteriore protesta contro Mosè e Aaronne (Nm 14). Qualcuno propone che sarebbe meglio tornare in Egitto (Nm 14:3,4). Dio decide di punirli lasciandoli nel deserto per quarant’anni, finché l’attuale generazione non sia passata. Solo a questo punto il popolo decide di tentare l’impresa, ma questa volta contro la volontà di Dio, e sperimenta una amara sconfitta ad opera degli Amalekiti e dei Cananei che abitavano in quella regione.

4) Soggiorno dei quarant’anni nel deserto. Questo è un periodo infelice, segnato da diversi fatti incresciosi: la punizione del violatore del sabato (Nm 15:32-36); la ribellione di Kore, Dathan e Abiram (Nm 16-17); morte Maria (Nm 20:1); lamentele per la mancanza di acqua ed errore di Mosè che verrà punito impedendogli di entrare in quella Canaan che aveva così tanto desiderato (Nm 20:1-13).

5) Passati i 40 anni si ricomincia a progettare la conquista. Mosè manda da Kadesh ambasciatori al re di Edom chiedendogli di farli passare pacificamente dalle sue terre, ma questi si rifiuta costringendoli ad aggirare i suoi territori per giungere al Monte Hor dove morì Aaronne (Nm 20:14-29).

Da questo momento in poi inizia la lotta per la conquista.

Figura V-1

NOTE

(1) Vedi per questo l’articolo di Antonio Caracciolo, "I numeri nella Bibbia", Adventvs 4 (1991), pp. 44-51.

(2) J. Bright, A History of Israel, Philadelphia, Westminster Press 1981, p. 123.

(3) SDABC, I:562.

(4) "Tutti i carri d’Egitto" del v. 7 può essere una enfatizzazione, come spesso si trova nel racconto, o l’equivalente di "ogni sorta di carri".

(5) B. Ubach, "Manna", in Enciclopedia della Bibbia, Vol. 4, Elle Di Ci, Torino 1970, coll. 893-895.

(6) Giuseppe Ricciotti, Storia d’Israele, Vol. I, Torino, SEI 1949), pp. 241,243.

(7) R. Alan Cole, Exodus, Downers Grove, Ill., Intervarsity Press 1973.

(8) Bright, op. cit., p. 125.

(9) In questo testo Ietro è anche chiamato "Hobab" ma il termine, oltre che nome di persona può significare semplicemente "suocero".

(10) Bright, op. cit., p. 124.

(11) Ricciotti, op. cit., vol. I, p. 243.

(12) Giuseppe Bernini, Il Libro dei Numeri, Torino, Marietti 1972, pp. 134,135.

(13) Conquistatori di pace, Falciani, AdV 1985, p. 300.

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