MANUALE DI STORIA D'ISRAELE

Giovanni Leonardi

LEZIONE VIII:
L'EPOCA DEI GIUDICI


Durata

L’epoca dei Giudici è un lungo periodo che si estende da poco dopo la morte di Giosuè fino all’inizio della monarchia di Saul.

Situazione religiosa

In questo periodo il popolo ha preso possesso della Palestina ma non la controlla ancora totalmente. Qua e là sussistono sacche cananee e la convivenza porta a vanificare il patto che Israele aveva fatto con Dio. Si crea una sorta di sincretismo religioso che trascinerà Israele nell’idolatria: "Il popolo servì all’Eterno durante tutta la vita di Giosuè e durante tutta la vita degli anziani che sopravvissero a Giosuè, e che avevano veduto tutte le grandi opere che l’Eterno aveva fatte a pro di Israele. ... Poi dopo sorse un’altra generazione che non conosceva l’Eterno ... I figliuoli d’Israele fecero ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno e servirono agli idoli di Baal ... andarono dietro ad altri dèi fra gli dèi dei popoli che li attorniavano ... servirono a Baal e agli idoli d’Astarte" (Gd 2:7-13).

Il fatto è che nella stessa casa di Gedeone era posto un idolo di Baal (6:25) che il Signore chiede di abbattere. A sua volta Gedeone costruisce un efod(1) che pone a Ofra, la sua città, probabilmente in memoria della liberazione dai Madianiti realizzata da Dio, ma esso diventa un motivo di prostituzione per tutto Israele (8:27), "una insidia per Gedeone e la sua casa". I suoi figli, dopo la sua morte "ricominciarono a prostituirsi agli idoli di Baal, e presero Baal-Berith come loro Dio" (8:32).

Il caso più clamoroso è forse quello di Mica, un efraimita che, con dell’argento rubato a sua madre, a questa restituito per evitarne la maledizione, e da questa ridato a lui perché ne facesse una immagine scolpita. Mica diventa così padrone di un tempio a Baal fatto a casa propria e, successivamente, trova per sacerdote un giovane levita, nipote di Mosè, che si stabilisce a casa sua in cambio di vitto, alloggio, un vestito nuovo e dieci sicli d’argento all’anno (17). Quest’idolo sarà poi rubato dai Daniti che se lo porteranno, insieme al suo sacerdote, nel nuovo territorio che andavano a conquistare (18:13-26).(2)

Baal, significa Signore, ed era il dio supremo del panteon cananeo. Egli era il dio della tempesta e viveva principalmente sulle sommità dei monti anche se si manifestava attraverso sorgenti, alberi, rocce .... Ucciso da una divinità rivale (sembra Mot), Baal era tornato poi in vita diventando il simbolo del ciclo annuale della natura.

La mentalità sincretistica sviluppatasi in Israele portava a vedere il culto di Baal come manifestazione del culto reso allo stesso Yahveh. Si noti infatti come è in onore di Yahveh che viene innalzato l’idolo di Mica e da Yahveh Mica si aspetta, in cambio, una benedizione (17:2,13). Si pensava di adorare Dio ma il punto di riferimento era la cultura del loro ambiente. C’è da chiedersi se questo non è il pericolo corso anche dalla Chiesa cristiana.

Situazione morale

La situazione morale non era migliore. Israele, pur chiamato ad essere popolo di Yahveh, non riesce ad esprimersi a livelli compatibili con la sua vocazione. E in questo non l’aiutava di certo il contatto con i Cananei. Il libro dei Giudici è pieno di situazioni tragiche che sorgono non soltanto dalla drammaticità delle circostanze, ma anche dalla durezza e dalla perversione dell’animo umano. Gli stessi Giudici non sono uomini ideali. Gedeone cerca di inculcare al suo figlioletto il senso di una vendetta attiva chiedendogli di uccidere dei nemici catturati (8:20). Jefte risente dell’influsso dei Cananei votando al sacrificio un essere umano (11:30-40). Sansone non è molto sensibile riguardo al problema del matrimonio con una donna straniera (14:1,2). I Daniti non hanno problemi a rubare l’idolo di Mica (18:14-31). E per andare oltre il libro dei giudici, ricordiamo i figli del sommo sacerdote Eli i quali approfittavano in ogni modo del servizio sacro che compivano per commettere ogni sorta di scelleratezze (I Sam 2:12-17,22).

L’episodio più tragico è però quello del levita di Efraim che, dovendo tornare alla sua casa da Bethlehem dove avera ripreso la sua concubina, invece di alloggiare per la notte presso i Gebusei di Gerusalemme, preferisce andare a Ghibea, una città di Beniamino, dove spera di ricevere una accoglienza degna del popolo di Dio. Nessuno però lo accoglie in casa propria nonostante fosse fornito di tutto quello che gli bisognava, tranne che, alla fine da un vecchio della sua stessa tribù di Efraim. Quando però gli abitanti sanno della cosa pretendano di potere abusare sessualmente di quest’uomo accontentandosi infine della sua donna che, all’alba, abbandonano morente per le troppe violenze subite. Tornato a casa, quest’uomo, prende il cadavere della donna, lo divide in 12 pezzi e ne manda uno ad ogni tribù d’Israele per invocare vendetta. La cosa si risolve in una strage dei Beniaminiti che rischia di annientare questa tribù (Gd 19-21).

Il Libro dei Giudici, potrebbe forse essere chiamato anche il Libro del Giudizio di Dio.

Reazione di Dio

La reazione di Dio non tardò a venire. Inizialmente si manifestò con degli avvertimenti, come quando l’angelo di Yahveh apparve a Bokim rimproverando il popolo (Gd 2:1-3). Successivamente l’ira di Dio si manifestò con l’abbandono di Israele ai loro nemici: "E l’ira dell’Eterno s’accese contro Israele ed ei li dette in mano di predoni, che li spogliarono; li vendé ai nemici che stavano loro intorno, in guisa che non poteron più far fronte ai loro nemici" (Gd 2:14). Si tratta in genere di nemici esterni (Mitanni o Idumei, Madianiti, Ammoniti, Moabiti, Filistei) ma anche interni come la risorta città di Hazor.

Disorganizzazione

In questo periodo non esisteva una organizzazione centralizzata. Il testo ripete a più riprese che "In quel tempo non v’era re in Israele; ognuno faceva quel che gli pareva bene" (Gd 17:6; 18:1; 19:1; 21:25). Morto Giosuè le tribù avevano perduto la loro guida unitaria ed avevano cominciato a sperimentare una sorta di particolarismo che li rendeva deboli di fronte ai loro nemici. Le varie tribù erano guidate dagli anziani e ognuna decideva autonomamente il da farsi. A volte si realizzava l’alleanza di due o più tribù ma solo su un piano di volontariato. Non sono infrequenti gelosie e rivalità (cf 12:1-6 a proposito di Efraim e Manasse contro gli Ebrei di Transgiordania). C’era però il sentimento della comunanza e del valore di ogni singola tribù (cf Gd 21 riguardo al desiderio di non fare sparire la tribù di Beniamino).

Sommo sacerdozio

L’unica istituzione centralizzata era il sommo sacerdozio ma non sembra in grado di assumere iniziative "politiche".

Giudici

E’ in questa situazione che Dio suscita dei giudici. Si tratta di personaggi carismatici, ripieni dello Spirito di Dio (Gd 3:10), che sorgevano in seguito ad una vocazione divina e agivano per liberare il popolo dagli oppressori, a volte su un piano individuale (ad es. Sansone), ma più spesso organizzando il popolo e mettendosi allo sua guida.

Ufficio
I giudici (shophetim) non sono giudici nel senso moderno del termine. Il termine shophet significa effettivamente giudice ma nel senso più ampio di realizzare una situazione corrispondente a giustizia. Questa loro funzione poteva essere quindi svolta sia "giudicando" tra ebreo ed ebreo come faceva Debora "sotto la palma di Debora, fra Rama e Bethel, nella contrada montuosa d’Efraim, e i figliuoli d’Israele salivano da lei per farsi rendere giustizia" (Gd 4:4,5) e come più tardi farà Samuele (I Sam 7:6); sia agendo perché il popolo avesse giustizia nei confronti dei suoi nemici.

A volte sembra che questa giudicatura fosse limitata nel tempo, a volte diventa quasi un fatto istituzionale come per Eli, il sommo sacerdote della fanciullezza di Samuele che "fu giudice d’Israele per quarant’anni" (I Sam 4:18), probabilmente proprio in fatto del sommo sacerdozio che esercitava.

Teologia del libro dei Giudici

Anche se l’epoca dei Giudici va oltre il contenuto del libro che è loro dedicato, è soprattutto questo che ci parla di questo lungo periodo. La sua teologia, rispecchiata d’altronde in tutto il resto dell’A.T., è la seguente: "Israele sussiste solo per la potenza di Dio che lo sostiene se egli si mantiene fedele al patto. Quando Israele non lo fa Dio è costretto ad abbandonarlo ed egli cade nelle mani dei nemici. Se però il popolo si pente e invoca Dio, questi è misericordioso e perdona suscitando i Giudici che liberano il popolo dai nemici". Questa teologia viene ripetuta come un ritornello all’inizio di ogni descrizione dell’opera di un giudice: "I figliuoli d’Israele continuarono a fare ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno. E l’Eterno li diede nelle mani di ... E i figliuoli d’Israele gridarono all’Eterno" e l’Eterno suscitò un giudice (cf Gd 4:1-3; 6:1,7; 10:6,7,10). Ma dopo ogni liberazione, il popolo si dimentica di Dio e la storia ricomincia in una serie continua di abbondoni-punizioni-pentimento-liberazione.

Israele appare come un bambino incapace di apprendere insegnamenti dalle sue esperienze passate. Il suo rapporto con Dio è determinato dal bisogno. Ma nonostante ciò, nonostante l’idolatria e gli altri peccati, Dio rimane disponibile verso questo popolo, cercando di elevarlo a poco a poco a livelli religiosi e morali degni della sua vocazione. La pochezza e l’incapacità di Israele a vivere in base alla sua forza è ampiamente enfatizzata. Il Libro dei Giudici, in questo, concorda con tutta la teologia dell’A.T.: Israele nasce e sussiste solo per la grazia di Dio.

Successione o contemporaneità?

Ci si deve chiedere se i vari Giudici abbiano esercitato la loro funzione l’uno dopo l’altro o, almeno in parte, contemporaneamente. La questione ha una certa importanza, non solo per comprendere il quadro storico delle vicende, ma anche per inquadrare il tutto in una prospettiva cronologica coerente.
Se, infatti, vogliamo inserire questo periodo tra i limiti estremi della morte di Giosuè (data sconosciuta, ma deve essere avvenuta dopo il 1400, anno in cui finiscono i 5 anni della conquista) e (visto che non abbiamo dati per la lunghezza del regno di Saul) dall’incoronazione di Davide (1010), essa deve durare certamente meno di 390 anni.

Se però sommiamo la durata dei singoli periodi di oppressione e di quelli di libertà durante la vita dei giudici abbiamo un totale di 410 anni ai quali bisogna poi sommare 40 anni di Eli e 20 di Samuele, giungendo a un periodo certo di 470 anni. A questo periodo bisogna aggiungere gli anni di Giosuè dopo la conquista, quelli degli anziani che gli successero e quelli del regno di Saul. Si arriva certamente a oltre i 500 mentre ne abbiamo soltanto 390 a disposizione.

Questo costringe a vedere alcune vicende come contemporanee, in parti diverse della Palestina, e non come successive. Ciò che ci viene detto dell’operato dei Giudici permette facilmente di avanzare questa ipotesi. Il fatto non deve comunque stupire. Lo scopo del libro non è quello di fare la cronologia degli avvenimenti, ma quello di testimoniare dei ripetuti tradimenti di Israele nei confronti di Dio e di come Questi continuava a rimanere disposto ad accogliere il loro pentimento e fare loro grazia liberandoli dai loro nemici.

Esempi: Giudici 13:1 ci dice che i Filistei oppressero Israele per quaranta anni. Sansone, che avrebbe "cominciato" a liberare Israele dalla loro oppressione fu giudice per 20 anni (15:20). Questo significa che i 20 anni di Sansone non debbono essere sommati ai 40 anni dell’oppressione dei Filistei, ma sottratti ad essi.

"Ma i 40 anni dell’oppressione filistea sembrano essere stati parzialmente contemporanei con i 18 anni della servitù sotto gli Ammoniti, perché è detto che ‘L’ira dell’Eterno s’accese contro Israele, ed egli li diede nelle mani dei Filistei e nelle mani dei figliuoli di Ammon’ (10:7). Segue poi la descrizione dell’oppressione Ammonita e della liberazione realizzata da Jefte (10:8-12:7), e dopo questo si elencano i tre giudici che lo seguirono, evidentemente poco importanti e di cui viene ricordato molto poco ma che raggiungono totalmente 25 anni di giudicatura (12:8-15). Il cap. 13 ritorna poi sui quarant’anni dell’oppressione filistea per raccontare la vita di Sansone e come egli ‘cominciò’ a liberare Israele dai Filistei. La Scritture indica così che l’oppressione ammonita e quella filistea furono contemporanee."(3)

In questo modo si fa giustizia anche all’indicazione di Gd 11:26 dove Jefte ricorda che erano passati 300 anni da quando Israele aveva conquistato il territorio degli Amorei in Transgiordania. Partendo dal 1405 circa per questo avvenimento, ci ritroviamo verso il 1106 per la battaglia di Jefte contro Ammon. In questo periodo non potrebbero rientrare i vari periodi dei giudici se sommati gli uni agli altri, ma possono ben rientrarci calcolando la contemporaneità di alcune di esse.

E’ probabile che anche altri Giudici siano stati contemporanei. Questo lo si puòsupporre vedendo come i Giudici siano collocati geograficamente in posti diversi. Durante questo periodo le tribù vivevano in modo abbastanza autonomo in zone montuose, separate da zone abitate dai Cananei. "Si può pensare che difficilmente uno qualsiasi di questi Giudici possa avere esercitato la sua funzione su porzioni molto ampie del popolo d’Israele. Le memorie rivelano che anche in tempo di crisi, in cui un liberatore stava combattendo per respingere gli oppressori, non tutte le tribù si riunivano per cacciare gli invasori. Il motivo può essere che non tutte le tribù venivano oppresse contemporaneamente e, di conseguenza, questi liberatori agivano a un livello più o meno locale."(4)

Una domanda da porsi è: "Quando finirono questi 40 anni di oppressione da parte dei Filistei?" Ciò non avvenne sotto Sansone e non si può pensare alla vittoria definitiva di Davide (II Sam 5:17-25) perché ciò ci porterebbe molto oltre i possibili 40 anni. La possibilità più probabile indicata dal SDABC è che si debba pensare alla battaglia di Eben-Ezer quando Israele, sotto la guida di Samuele, ebbe una grande vittoria sui Filistei che per qualche tempo posero fine alla loro oppressione: "I Filistei furono umiliati e non tornarono più ad invadere il territorio d’Israele per tutto il tempo di Samuele" (I Sam 7:13). Ma se questo è vero significa che anche la morte di Eli deve essere avvenuta entro questo periodo di 40 anni, visto che egli muore nel pieno dell’oppressione filistea (I Sam 4) proprio alla metà dei 40 anni di oppressione (I Sam 6:1; 7:1,2). Eli quindi era contemporaneo di Sansone e di Jefte, e più anziano di loro visto che Sansone, ad esempio, nato dopo l’inizio dei 40 anni fu giudice solo per vent’anni, mentre Eli, morto dopo 20 anni dall’inizio dell’oppressione, era stato giudice per 40 anni.

Con queste sovrapposizioni ed altre possibili, si può ben inserire il periodo dei giudici nell’ambito della cronologia che abbiamo già fissato. Un tentativo di visualizzazione di questo periodo può essere il seguente:

Figura VIII-1


Il periodo di Amarna

Il periodo dei Giudici corrisponde in parte al periodo di Amarna. Tell el-Amarna è una località egiziana dove sono state trovate molte lettere inviate ai faraoni della XVIII dinastia Amenofi III (c. 1403-1364) e Amenofi IV, conosciuto anche come Ekhnaton (c. 1364-1347). In queste lettere alcuni re cananei fanno presente la situazione difficile nella quale si stanno trovando per l’attacco di nemici. Ma dall’Egitto non arriva nessuna risposta. Era un periodo in cui l’Egitto era assente dalla Palestina anche se manteneva una sua supremazia di nome. Tra i nemici che minacciavano le città cananee, la corrispondenza nomina a più riprese anche gli Hapiru o Habiru, spesso identificati con gli Ebrei nella fase della conquista di Canaan. Si deve però pensare, non tanto all’epoca di Giosuè ma alla prima parte del periodo dei Giudici.

Identità degli Habiru
Non tutti sono d’accordo sull’identità di questi Habiru. Chi pone l’esodo nel XIII secolo deve escludere necessariamente che si tratti di Ebrei. Bright, ad esempio, fa notare che gli ‘Apiru sono presenti, ancora prima del periodo di Amarna, in una zona amplissima che va dalla Mesopotamia, fino dall’epoca di Ur III, a Ras Shamrà, all’Anatolia ecc. Egli ritiene che questo nome identifichi uno strato sociale più che una etnia: "Il termine sembra qualificare, un tipo di persone senza cittadinanza che viveva ai margini delle strutture sociali esistenti, senza radici o luoghi in cui fissarsi." Poi Bright conclude dicendo: "Per questo motivo, pur non potendo identificare con leggerezza i progenitori degli Ebrei con gli ‘Apiru (soprattutto non con quelli di Amarna), si può pensare che anch’essi appartengano a questa classe di persone. Così gli altri debbono averli visti; così essi debbono a volte avere considerato se stessi."(5)

Anche Bimson, che però pone l’esodo e la conquista a circa una trentina d’anni prima di quanto abbiamo fatto noi, accetta il fatto che gli Habiru dell’epoca di Amarna non siano soltanto degli Ebrei anche se, a differenza di Bright, dice che possono comprendere anche gli Ebrei del periodo dei Giudici.(6)

Collocandoci in una prospettiva molto diversa da quella di Bright, e non anticipando il periodo della conquista come fa Bimson, noi possiamo collocare questa corrispondenza già subito dopo la conquista e nella prima parte del periodo dei Giudici. Qui le città cananee sono in una situazione difficile. Alcune vogliono rimanere fedeli all’Egitto, altre cercano di ribellarsi, alcune attaccano le altre e gli Habiru contribuiscono a delineare il quadro di una situazione molto confusa ed instabile.

La stele di Merneptah

Stele di Merneptah

"I principi sono prostrati dicendo ‘salam’, non uno solo alza la testa fra i Nove Archi. Dopo che Tehenu (la Libia) è in preda alla desolazione, Cheta (il paese degli Hittiti) è in pace; Canaan è purgato da tutto ciò che aveva di cattivo. Ascalon è conquistata. Gezer è presa. Janoam è ridotta alla non esistenza. Israele è annientato, non ha più semenza (cereali), Charu (popolo degli Hurriti) è diventato una vedova per l’Egitto."(7)

Un importante documento egiziano è la stele del faraone Merneptah (1224-1211), datata al V° anno del suo regno. In essa, per la prima - e per ora unica volta - Israele è menzionato in un documento egiziano. Il fatto che Israele, a differenza delle altre località, non sia accompagnato dal determinativo di "paese straniero" ma da quello di "popolo straniero" ha fatto pensare che ciò provasse che l’esodo fosse avvenuto poco tempo prima, tanto che Israele non era ancora diventato un popolo stabilito in un territorio preciso.(8) Tuttavia altri fanno notare come l’ordine in cui Israele è inserito (le località palestinesi sono indicate andando da sud verso nord)(9) non lo pone nella situazione in cui ci aspetteremmo di trovarlo se l’esodo fosse appena avvenuto. Il determinativo di "popolo" invece che di "paese" può essere dovuto ad uno dei tanti errori di trascrizione che la stele mostra.(10) Anche se così non fosse la cosa potrebbe spiegarsi considerando che Israele, pur trovandosi da tempo in Palestina, rispetto ai vecchi abitanti cananei non è ancora visto come del tutto urbanizzato o collocabile in un territorio specifico essendo Israele ancora mischiato agli altri popoli di Canaan.

Silenzio sui grandi avvenimenti dell’epoca

C’è chi non pensa che la stele di Merneptah indichi uno scontro effettivo tra le truppe egiziane e Israele. Rolla, ad esempio crede che "E’ falso concludere, come s’è fatto spesso, ad una campagna militare di Merneptah in Palestina. E’ bensì vero il contrario, cioè che dopo la sconfitta dei Libici, non c’è alcun motivo di guerreggiare in queste regioni, perché esse hanno riconosciuto la supremazia dell’Egitto."(11) Sembra comunque certo che Merneptah, come altri faraoni vicino a lui abbiano compiuto delle campagne in Palestina. Una campagna importantissima è quella che vede Ramses II (1290-1224) scontrarsi a Cadesh con l’impero Ittita di Muwattalis. Gli Egiziani avanzano attraverso la via dei Filistei, in una zona non ancora controllata da Israele ed è quindi probabile che esso non ne abbia sofferto.

E’ comunque un fatto certo che il libro dei Giudici non accenna alle possibilità di contatto tra Israele e le grandi potenze dell’epoca. Ciò può essere dovuto al fatto che lo scopo del libro non è quello di tracciare un quadro complessivo degli avvenimenti storici, ma quello di descrivere una situazione spirituale di Israele in rapporto al compimento della sua missione che era quella di conquistare Canaan sottraendola ai Cananei il cui influsso religioso e morale doveva accuratamente respingere. E’ quindi più logico che parli dei problemi creati dalla convivenza continua con questi popoli piuttosto che delle visite improvvise degli Egiziani che erano, per altro, più interessati ai rapporti con i loro antichi sudditi urbanizzati che con questi Ebrei sparsi soprattutto nelle zone meno accessibili della Palestina.

Quadro complessivo delle notizie sui Giudici

Giudice
Testo
Anni oppressione
+ libertà o giudicatura
Nemici
Zona operativa
Gesta particolari e avvenimenti
Othoniel
3:7-11
8+40
Re di Aram (Mitanni) o Edom? Tutta la Palestina o il Sud Vittoria su Aram (o Edom)
Ehud
3:12-30
18+80
Eglon re di Moab+Ammoniti e Amalechiti. Sud e Transgiordania Uccisione di Eglon con la scusa di rivelargli un segreto
Shamgar
3:31
?
Filistei Versante occidentale?
Uccise 600 filistei con pungolo buoi
Debora
4-5
20+40
Cananei sotto la guida di Iabin re di Hatzor Nord. Con Neftali e Zabulon Uccisione di Sisera da parte di Jael. Cantico di Debora
Gedeone
6-9
7+40
Madianiti con Amalechiti e Figli d’oriente Razzie da per tutto ma tribù impegnate Manasse, Asher, Zabulon, Neftali: centro-nord Abbatte idolo Baal. Segno. Vittoria con 300 uomini. Respinge proposta corona. Tentativo monarchico a Sichem del figlio Abimelech.
Thola
10:1,2
23
-
Di Issacar ma dimorante in Efraim
-
Jair
10:3-5
22
-
Galaadita 30 figli con 30 asini a capo di 30 città.
Jefte
10:6-12:7
18+6
Filistei e Ammoniti Transgiordania. Con aiuto di Galaad e poi Efraim. Voto. Protesta di Efraim per non averli chiamati: guerra. Passati 300 anni dalla conquista (11:26).
Ibtsan
12:8-10
7
-
Di Bethlehem 30 figliuoli e 30 figliuole
Elon
12:11,12
10
-
Di Zabulon
-
Abdon
12:13-15
8
-
Di Efraim 40 figli e 30 nipoti
Sansone
13-16
40+20
Filistei Dan fino alla costa Moglie filistea.
Forza portentosa. Prigionia e morte
Eli
I Sam 1-5
40
Filistei Non combatte personalmente Sommo sacerdote. Figli scellerati. Sconfitta e cattura dell’arca.
Samuele
I Sam 7-12
20+?
Filistei Centro-sud lato centro-occidentale Passaggio, contro la sua volontà, alla monarchia.

I primi due capitoli del Libro dei Giudici

Questi due capitoli costituiscono il legame fra il periodo della conquista e quello dei Giudici. Il materiale non è disposto in ordine cronologico: 1:1 sembrerebbe introdurre ciò che avvenne dopo la morte di Giosuè ma alcune di queste vicende riguardano invece probabilmente lo stesso periodo di Giosuè (cf. le vicende di Caleb in 1:9ss con Gs 11:21 e 14:13-15).

Note sui singoli giudici

Othoniel

Othoniel combatte contro Cushan-Rishathaim, re di Mesopotamia. Il testo parla di Aram Naharaym (Aram dei due fiumi), la zona originariamente compresa tra la parte superiore dell’Eufrate e il fiume Kabur. Fu solo successivamente che tale nome passò a indicare tutta la zona compresa tra il Tigri e l’Eufrate. Poiché tale zona era a quel tempo sotto il dominio dei Mitanni, si potrebbe pensare ad un re di questo regno. Il nome del re significa "Cushan della doppia malvagità", la cui seconda parte potrebbe essere un soprannome assegnatogli dagli Israeliti. Alcuni pensano invece che possa trattarsi di un re di Edom visto che le consonanti di Aram e di Edom sono molto simili in Ebraico. In ciò si sarebbe incoraggiati dal fatto che Otnoniel sarebbe un uomo del sud. In tal caso bisognerebbe però supporre che l’aggiunta "dei due fiumi" sia un glossa posteriore. "Tuttavia poiché un distretto chiamato Qusanaruma (Kushanrom) nel nord della Siria (Aram) è conosciuto da una lista di Ramses III, l’invasione potrebbe essere venuta da questo luogo".(12)

Ehud
Del periodo di questo giudice osserviamo semplicemente come Eglon, il re di Moab, sia collocato in una reggia e in un ambiente che richiamano alla mente le condizioni di un signorotto di campagna. Non si deve pensare a grandi regni nel senso in cui siamo abituati ad immaginarceli dalla storia di altri popoli. Questo potrebbe corrispondere a quanto gli archeologi dicono, e cioè che fino al XIII sec. non vi sono tracce di inurbamento massiccio in Transgiordania. Questa situazione tende comunque a scemare man mano che dal territorio di Edom si avanza verso nord come avviene nel caso di Moab e degli Amorrei.(13)

Shamgar

Di lui non si dice molto, tranne il fatto che uccise 600 filistei con un pungolo da buoi. Non si dice neppure che sia stato un giudice ma solo che è stato un liberatore dai Filistei. Shamgar non è un nome ebraico e il nome del padre, Anath, è il nome di una dea pagana. Il SDABC ne deduce che si tratti probabilmente di un uomo nato da padre non ebreo come doveva avvenire spesso con i matrimoni misti che si realizzavano. Il fatto che non gli sia attribuito alcun periodo di giudicatura è interpretato dallo stesso commentario come segno della contemporaneità con un altro giudice, Debora, che lo cita nel suo cantico in Gd 5:6 insieme a Jael, la donna che uccide Sisera nell’ambito della guerra condotta dalla stessa Debora. Non sono convinto che l’assenza di giudicatura sia dovuta alla contemporaneità con un altro giudice: in altre giudicature contemporanee, la loro durata è normalmente indicata. Dobbiamo perciò dire che non sappiamo il motivo per cui questa indicazione non ci è data. E’ probabile che Shamgar abbia compiuto semplicemente una azione che, per quanto straordinaria, non si è prolungata nel tempo. L’indicazione di Gd 5:6 mi sembra invece più probante in rapporto ad una probabile contemporaneità. D’altronde Debora agisce nel nord mentre Shamgar opera verso il sud.

Un discorso a parte merita invece il fatto che si sia scontrato con dei Filistei. Questi sono delle popolazioni provenienti dalla zona dell’Egeo. Bimson fa correttamente notare che i Filistei appaiono soprattutto nella seconda parte del libro dei Giudici e che ciò si spiega molto bene con il fatto che essi sarebbero diventati una minaccia per Israele dopo il loro insediamento massiccio sulle coste palestinesi in seguito alla sconfitta che l’Egitto inflisse ai Popoli del Mare di cui essi erano parte. Ciò fa pensare a Bimson che l’episodio di Shamgar sia stato letterariamente collocato fuori posto e che dovrebbe riferirsi all’epoca di Sansone, quando i Filistei appaiono come i nuovi nemici di Israele. Un incoraggiamento in questa direzione viene a Bimson dal fatto che nell’accostamento dei vari giudici, Debora viene ricollegata ad Ehud saltando a piè pari Shamgar (Gd 4:1). Lo stesso Bimson fa però notare che Debora cita Shamgar in Gd 5:6. Se, perciò, si dovesse spostare l’episodio di Shamgar si dovrebbe modificare anche il cantico di Debora, cosa che ci appare non necessario anche se è ipotizzabile che lo Shamgar del cantico possa non essere lo stesso di quello citato precedentemente.(14) Una soluzione potrebbe essere la seguente. Sebbene i Filistei si siano stabiliti sulle coste Palestinesi - da dove cercano poi di espandersi verso la zona interna a scapito di Israele - dopo il regno di Ramses III, il faraone che li sconfisse definitivamente ricacciandoli indietro, non è impossibile pensare che dei gruppi si siano stabiliti in Palestina già prima di questo periodo e che vi abbiano assunto una posizione di potere anche se la loro posizione non era maggioritaria. In questa direzione potrebbe andare l’indicazione contenuta in Gs 13:2 secondo cui la zona delle città di Gaza, Asdod, Askalon, Gath ed Ekron "appartiene ai cinque principi dei Filistei" ma "va ritenuta come cananea". Contatti commerciali tra l’Egeo e il Medio Oriente sono antichissimi e le migrazioni stesse dei Popoli del Mare non sono un fatto unitario. Citiamo a questo proposito Harrison:

"Se è vero che un numero veramente grande di Filistei si è stabilito in Palestina (un nome che deriva esso stesso da ‘Filistei’) verso il 1187 a.C., dopo essere stati respinti da Ramses III in una battaglia navale, ci sono buoni motivi per credere che i Filistei fossero attivi in Canaan in un tempo molto più antico. Se il termine è esteso, del tutto legittimamente, in modo da includervi i Minoici e altri popoli dell’Egeo con i quali i Filistei sono collegati, si deve allora ricordare che vi sono prove certe di una espansione del commercio egeo nel periodo minoico medio (c. 1900-1700 a.C.)." (15)

Figura VIII-2: Ramses III vince i Popoli del Mare


Debora e Barak
E’ un’esaltazione del valore delle donne. Debora è profetessa e giudice, e Barak, il condottiero militare, non ha il coraggio di andare alla battaglia senza di lei. Un’altra donna, Jael, metterà a morte il capo militare dell’esercito nemico, Sisera. Responsabile dell’oppressione è la citta di Hatzor, già distrutta da Giosuè ma ora ritornata ad una nuova vita.

Gedeone
Di Gedeone bisogna notare la disponibilità a superare la situazione di idolatria esistente nella sua stessa casa mettendosi contro i vicini ma suscitando l’adesione positiva della sua famiglia. La sua vittoria contro i Madianiti è un inno contro l’ideologia militare: Dio non può fare vincere Israele se i suoi soldati sono troppo numerosi. I Madianiti vengono sconfitti dalla loro stessa violenza in seguito al terrore infuso in loro da Dio che li ha spinti, nella confusione della notte, a uccidersi gli uni con gli altri. Dopo questo grande avvenimento la battaglia continua tuttavia con modalità più usuali.

L’esperienza di Gedeone mostra come rivalità e risentimenti potessero nascere fra le tribù di Israele. Efraim si offende per non essere stata chiamata a partecipare fin dall’inizio alla battaglia (Gd 7:23-8:3). Alcune città israelitiche della Transgiordania, probabilmente timorose di una rivincita dei Madianiti, si rifiutano persino di dare dei viveri ai 300 uomini di Gedeone che inseguivano i nemici fuggitivi. La mancanza di solidarietà potrebbe anche essere dovuta al fatto che Gedeone apparteneva alla tribù di Manasse ed era seguito da uomini della stessa tribù più quelle di Asher, Zabulon e Neftali. Succoth e le altre città appartengono invece alla tribù di Gad. La paura e i particolarismi dividono il popolo di Dio anche quando sarebbe necessario essere uniti. C’era anche un forte sentimento di irriconoscenza da parte di queste città, visto che Gedeone stava lottando per liberare soprattutto loro dall’oppressione dei Madianiti che si trovavano proprio ai loro confini (Gd 8:4ss).

La sincerità di Gedeone non gli impedisce di commettere un grosso errore religioso. La fabbricazione dell’efod, probabile segno del suo desiderio di onorare Dio, diventerà motivo di allontanamento dalla pura religiosità yahvistica segnando una tendenza alla particolarizzazione e alla frammentazione dell’esperienza religiosa d’Israele che si esponeva così maggiormente agli influssi negativi della religiosità dei Cananei (Gd 8:27).

Da notare anche il sorgere del bisogno di una organizzazione stabile che desse sicurezza al popolo. E’ per questo che a Gedeone viene fatta la proposta di regnare su Israele. Il suo rifiuto testimonia della fede che Gedeone aveva nella sovranità di Yahveh e nella sua capacità di aiutare il suo popolo su basi non militari (Gd 8:22,23). L’idea alletterà invece uno dei suoi figli, Abimelech che si farà proclamare re dai Sichemiti: una esperienza che durerà poco e che sarà segnata, dall’inizio alla fine, da violenze e morti (cap. 9).

Jefte
Jefte è un capo banda emarginato e disprezzato dal suo stesso popolo che però lo chiama ad essere suo condottiero di fronte all’oppressione degli Ammoniti. Non è quindi Dio che lo chiama e Dio non appare mai come un suo sostegno diretto. Jefte crede in Yahveh ma la sua religiosità è probabilmente influenzata da quella dei popoli vicini presso i quali aveva abitato nella sua giovinezza dopo essere stato cacciato dai suoi. Questo può spiegare il voto di sacrificare a Dio la prima persona della sua famiglia che gli fosse uscita incontro al ritorno, se Dio lo avesse aiutato a ottenere la vittoria. I Cananei arrivavano a sacrificare anche dei figli per avere il favore degli dèi (2 Re 3:26,27). La legge ebraica lo proibiva (Lv 18:21; Dt 12:31) ma lo stesso Israele, anche in tempi successivi, influenzato dai costumi pagani, compirono alcuni sacrifici umani (2 Cr 28:3; 33:6). La storia di Jefte si svolge su un piano esclusivamente umano: Dio non chiede né approva nulla. Anche l’indicazione che Yahveh gli dette i nemici nelle mani (Gd 11:32) non dipende dal voto di Jefte e non lo giustifica.

Sansone
Sansone è un eroe solitario, individualista e, almeno inizialmente, superficiale. Egli è suscitato da Dio. In lui il carisma è evidente ed è simboleggiato dai capelli lunghi, segno della totale consacrazione a Dio, essendo nazireo dalla nascita. La perdita della forza in seguito al taglio dei capelli non deve essere vista in una prospettiva magica. La perdita dei capelli testimoniava del suo allontanamento dal Signore, mentre la loro ricrescita avveniva nell’ambito di un ripensamento dell’esperienza personale che lo riporterà ad una piena comunione con Dio. Di ciò testimonia il suo sacrificio in favore del suo popolo e nel nome di Yahveh.

Il tempio pieno di Filistei che Sansone fa crollare non deve essere immaginato come il tempio di Salomone o una moderna cattedrale. Si trattava probabilmente di una costruzione modesta il cui tetto era sostenuto fondamentalmente da due colonne centrali, forse di legno. Abbattute o spezzate queste, tutto crolla.

Fondamentale nella storia è il rapporto continuo esistente tra Sansone e i Filistei, e il suo conseguente matrimonio con una loro donna. Questo rapporto era anche amichevole e testimonia dei contatti tra Israele e i popoli circostanti. Tali rapporti diventano però una tentazione dalle conseguenze tragiche.

Eli
Di questo giudice si noti la sua correttezza personale ma anche la sua incapacità a gestire le sue responsabilità nei confronti della famiglia e del popolo. La sua morte coincide con il momento più tragico dell’oppressione filistea. Il popolo è sconfitto nonostante un uso quasi idolatrico e superstizioso dell’arca, e l’arca stessa viene catturata dai Filistei.

Sulle vicende dell’arca in tale contesto è stato pubblicato un interessante articolo del Prof. Shea.(16) In esso viene discusso un ostracon risalente all’XI sec. a.C. che Shea interpreta come riferentesi proprio alla sconfitta di Israele in cui i Filistei catturarono l’arca e in cui morirono i due figli di Eli (I Sam 4:11).

Il testo sarebbe il seguente:

1. Nel campo siamo venuti, / (ad) Afek da Shilo.
2. I Kittim presero (essa e) vennero ad Azor, / (a) Dagon signore di Asdod, (e a) Gath.
3. (Essa ritornò a) Kiriath-Jearim.
4. Il compagno dei fanti, Hofni, venne a dire agli anziani: "E’ venuto un cavallo (e) su (di esso c’era mio) fratello perché noi lo seppellissimo.

Il testo viene interpretato nel modo seguente: Gli Israeliti sono andati ad Afek, vicino all’accampamento dei Filistei (I Sam 4:1) partendo da Shilo, il luogo dove si trovava il santuario e da dove hanno preso l’arca per portarla sul campo di battaglia per esserne aiutati (I Sam 4:3). Tuttavia i Kittim (nome originariamente attribuito agli abitanti dell’isola di Cipro ma in seguito indicante qualsiasi persona proveniente dal Mediterraneo), cioè i Filistei, la catturano e la portano ad Azor, una località palestinese non citata dalla Bibbia ma presente nelle liste del re di Assiria, Sennacherib, che la colloca lungo la costa palestinese. Da qui l’arca viene portata nel tempio di Dagon ad Asdod (I Sam 5:2). Successivamente, dopo le disavventure (idolo di Dagon distrutto, emorroidi, epidemia portata da topi) provocate ai Filistei, l’arca viene rimandata agli Ebrei che la pongono a Kiriath-Jearim (I Sam 7:1). Dopo avere narrato il viaggio dell’arca, nell’ultima riga il testo riprende un avvenimento accaduto durante la battaglia. Uno dei due figli di Eli, Hofni, ritorna al campo di Eben-Ezer e comunica che qualcuno ha recato il corpo del fratello (Fineas) su un cavallo perché fosse seppellito. Gli Ebrei non usavano, a quest’epoca, i cavalli ed è facile pensare che si tratti di uno degli animali usati dai Filistei. La morte di Fineas e il ritorno di Hofni doveva mostrare con chiarezza, senza bisogno di parole, ciò che era successo all’arca di Dio e al popolo: Dio non si è lasciato manipolare dalla religiosità immorale e superstiziosa di Israele ed ha giudicato il suo popolo senza lasciarsi giudicare dai vincitori Filistei.

Samuele
Samuele è l’ultimo giudice d’Israele. Consacrato al Signore fin dalla sua nascita, sarà chiamato da Dio ad essere suo portavoce fin dalla sua giovinezza. Egli assiste alla disfatta spirituale e militare di Israele e si adopererà perché il popolo possa riconvertirsi a Dio e riottenere la sua libertà. Nonostante l’ammirazione che Samuele suscita, il popolo chiede un re per conquistare una posizione di maggiore stabilità, unità e sicurezza. Samuele protesta ma, su invito di Dio unge re Saul. Ma di questo parleremo più ampiamente nella prossima lezione.

L’epoca di Samuele vede il sorgere delle scuole dei profeti come uno dei mezzi per risollevare le condizioni spirituali del popolo. L’unico neo della sua esperienza sembra essere legato alla sua famiglia: "I suoi figliuoli non seguivano le sue orme ma si lasciavano sviare dalla cupidigia, accettavano regali e pervertivano la giustizia" (I Sam 8:3). Anche per questo gli anziani d’Israele chiedono un re non avendo fiducia che qualcuno potesse sostituire degnamente la guida di Samuele. Questi fatti sono da considerare come testimonianza di una tendenza a istituzionalizzare la giudicatura facendola diventare quasi una istituzione familiare. Lo stesso era avvenuto per Gedeone e i suoi figli che sembra avessero assunto una certa autorità proprio in quanto figli del giudice loro padre (Gd 9:2).

LETTURE

1) Libro dei Giudici
2) Rut
3) I Samuele 1-7

DOMANDE

1) Quali sono i limiti del periodo dei Giudici?
2) In cosa consisteva l’ufficio di giudice e in quali modi diversi essi lo hanno svolto?
3) Come si risolve il problema della sovrabbondanza di anni indicati dal libro dei Giudici rispetto a quelli effettivamente disponibili?
4) Quali erano le condizioni morali e religiose del popolo? Perché?
5) Com’era organizzato Israele in questo periodo?
6) Qual era la situazione politica in Canaan e presso i popoli vicini?
7) Quali elementi possono fare pensare che Othoniel abbia combattuto contro un re di Mitanni o contro Edom?
8) In che modo Ehud liberò Israele dai Moabiti?
9) Quale problema cronologico abbiamo discusso riguardo a Shamgar? Come si pone il problema dei Filistei alla sua epoca?
10) In quale contesto e in che modo Debora svolse la sua funzione di giudice?
11) Quali elementi possiamo trarre dalla storia di Gedeone riguardo alle condizioni religiose e sociali di Israele? Quali lezioni spirituali possiamo trarre dalla sua esperienza?
12) In che modo valuti l’esperienza spirituale di Jefte?
13) Che tipo di giudice era Sansone. Che rapporto c’era tra i suoi capelli e la sua forza?
14) Quali avvenimenti segnarono l’esperienza di Eli?
15) Quali contributi dette Samuele nella storia di Israele? Quale cambiamento radicale avvenne in Israele durante la sua giudicatura?

NOTE

(1) Un efod era una sorta di tunichetta senza maniche. C’era un efod per il sommo sacerdote e un efod per sacerdoti normali e qualcun altro. Quello di Gedeone era forse, secondo l’interpretazione di alcuni, posto addosso a qualche simulacro, una sorta di manichino che poi sarebbe stato accolto come un idolo. Per Ellen G. White, invece, Gedeone cercò di instaurare una sorta di servizio divino non autorizzato, convinto che l’avere offerto precedentemente un sacrificio per ordine del Signore (Gd 6:24-27) lo avesse consacrato come sacerdote.

(2) Nella divisione del territorio fra le tribù, Dan aveva ricevuto una parte incuneata tra i territori di Giuda, Beniamino ed Efraim, ma si era poi stabilito più a nord come è narrato in Gd 18.

(3) SDABC, II:127,128.

(4) SDABC, II:128.

(5) Bright, A History ..., pp. 93-96.

(6) Bimson, pp . 224-230. Una ulteriore discussione in Harrison, Intruduction ..., pp. 318-321. Harrison è più categorico: gli Habiru non sono gli Ebrei sia per motivi storici che linguistici. Egli nota che se si trattasse degli Ebrei dell’epoca di Giosuè dovremmo trovare una qualche corrispondenza tra i nomi dei re delle tavolette di Amarna e quelli dei re cananei del libro dei Giudici. Ma secondo il quadro dato da Giudici i re distrutti non debbono avere avuto la possibilità neppure di chiedere aiuto all’Egitto, perché gli avvenimenti corsero più velocemente di quanto essi potessero aspettarsi. La situazione in Canaan durante l’epoca di Amarna sembra quella di una situazione di instabilità generale piuttosto che quella di un tempo limitato. All’obiezione di Harrison, Bimson risponde facendo notare che mancano dalla corrispondenza città come Gabaon, Gerico, Hebron e Bethel, città distrutte precedentemente da Giosuè (Bimson, p. 227).

(7) Tr. in A. Rolla, La Bibbia ...., p. 140.

(8) A. Rolla, La Bibbia ..., p. 140.

(9) Bimson, Redating ..., p. 69.

(10) Harrison, Introduction ..., p. 323.

(11) A. Rolla, La Bibbia ..., p. 140.

(12) Brignt, A History ..., 179. Bright, posticipando l’esodo pensa che anche questa invasione possa essere avvenuta all’inizio del XII sec., ma il fatto che tale distretto sia elencato in una lista di Ramses III non significa che esistesse solo al suo tempo e non anche precedentemente.

(13) Per una discussione sulla questione vedi Bimson, Redating ..., pp. 61-68.

(14) Per una discussione su Shamgar e i Filistei vedi Bimson, Redating ..., pp. 86,87.

(15) R.K. Harrison, Introduction ..., p. 312.

(16) William H. Shea, "I viaggi dell’arca", Adventvs 3 (1990):3-11.


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