MANUALE
DI STORIA D'ISRAELE
Giovanni Leonardi
LEZIONE
I:
LA CRONOLOGIA DEI PATRIARCHI
Premessa
Quando comincia la storia del popolo dIsraele? Dallesodo? dalla conquista di Canaan? dalla monarchia? Noi la facciamo cominciare con la storia dei Patriarchi a partire da Abramo. Allepoca di Abramo non esiste ancora il popolo dIsraele, ma esistono le premesse di una storia che non è solamente politica, sociale o militare, ma soprattutto teologica. Teologicamente Israele nasce con Abramo nel momento in cui Dio lo chiama a essere il capostipite del popolo eletto. Non si può capire Israele senza partire da Abramo ed è per questo che partiamo da lui.
Argomento
di questa lezione
In
questa lezione cercheremo di delineare il quadro temporale in cui si svolsero
le vicende dei Patriarchi. Per poterlo fare abbiamo bisogno di studiare i dati
biblici cercando di inserirli successivamente nel contesto storico corrispondente.
I dati biblici presentano tuttavia due tipi di problemi che dovremo esaminare.
Lunghezza
della vita dei Patriarchi
Il
primo è quello della durata della vita dei Patriarchi, che sembra superare
di molto quella che potremmo considerare normale. La lunghissima durata della
vita degli antidiluviani non ci pone problemi collocandosi in un contesto completamente
diverso dal nostro, quando la natura godeva ancora dei benefici della bontà
della creazione non ancora così tanto corrotta dalla degradazione conseguente
al peccato. Con i progenitori di Israele ci ritroviamo però in un contesto
storico in cui la lunghezza della loro vita sembra perlomeno insolita: Abramo
(175 anni, Gn 25:7), Isacco (180 anni, Gn 35:28) e Giacobbe (147 anni, Gn 47:28).
Lopinione corrente è che queste cifre abbiano solo un valore simbolico
e che esprimano la venerazione che Israele aveva per i suoi antenati ai quali
attribuiva, o una particolare benedizione di Dio, o una lunghezza di vita tale
da farne degli uomini estremamente saggi.(1) Queste
cifre, nonostante la loro lunghezza, non ci sembra che rispondano però
a criteri fittizi e noi le considereremo qui come corrispondenti ad età
reali. Questo modo di procedere parte, è ovvio, da una fondamentale fiducia
nel valore storico del testo biblico ma crediamo che esso la meriti, non solo
per il valore spirituale che gli attribuiamo, ma anche per le numerose corrispondenze
che esso ha mostrato di avere con i dati storici ogni volta che è stato
possibile scoprirli.
Il
secondo problema è dato dalla non perfetta armonia che sembra esistere
tra i diversi dati cronologici.
La
vocazione di Abramo
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Genesi 11:31-12:4 "(31) E Terah prese Abramo, suo figliuolo, e Lot , figliuolo di Haran, cioè figliuolo del suo figliulo, e sarai sua nuora, moglie dAbramo, e uscirono insieme da Ur de Caldei per andare nel paese di Canaan; e giunti a Charan, dimorarono quivi. (32) E il tempo che Terah visse fu duecentocinque anni; poi Terah morì in Charan. (12) (1) Or LEterno disse ad Abramo: "Vattene dal tuo paese e dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò; (2) e io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome ... (4) E Abramo se ne andò come lEterno aveva detto, come lEterno gli aveva detto, e loto andò con lui. Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Charan." |
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Genesi 15:7 "Io sono lEterno che tho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti questo paese." |
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Nehemia
9:7 " ... scegliesti Abramo, lo traesti fuori da Ur dei Caldei." |
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Atti 7:2,3 "LIddio della gloria apparve ad Abrahamo, nostro padre, mentregli era in Mesopotamia, prima che abitasse a Charan, e gli disse: Esci dal tuo paese e dal tuo parentado, e vieni nel paese che io ti mostrerò. Allora egli uscì dal paese dei Caldei, e abitò in Charan." |
Genesi
11:31-12:4 ci dice che Abramo ricevette la vocazione di Dio a recarsi in Palestina,
mentre si trovava a Charan - nellAlta Mesopotamia - dove si era recato
da Ur insieme alla sua famiglia, e che da qui egli uscì alletà
di 75 anni. Testi come Genesi 15:7 e Nehemia 9:7 non contraddicono Genesi 11:31-12:4.
Essi non ci dicono che Dio abbia rivolto una vocazione esplicita ad Abramo mentre
era a Ur ma solo che Dio ha agito per condurlo fuori da questa città.
Che questa uscita coincidesse con un appello esplicito o solo con un disegno
allora non espresso ma rivelato poi mentre si trovava a Charan non costituisce
un problema. Quello che conta è che fin dalluscita da Ur lesperienza
di Abramo è guidata da Dio.
Nel
N.T., invece, Stefano colloca la vocazione di Abramo narrata in Genesi 12 Ur:
"LIddio della gloria apparve ad Abrahamo, nostro padre, mentregli
era in Mesopotamia, prima che abitasse a Charan, e gli disse: Esci dal tuo paese
e dal tuo parentado, e vieni nel paese che io ti mostrerò. Allora egli
uscì dal paese dei Caldei, e abito in Charan" (At 7:2,3). Il problema
può essere risolto o relativizzando laffermazione di Stefano come
frutto di una particolare interpretazione dei dati veterotestamentari (non è
detto che Stefano debba essere considerato ispirato!), o traducendo Genesi 12:1
con "Or lEterno aveva detto ad Abramo ...". La traduzione sarebbe
del tutto possibile e porrebbe questo testo in armonia con tutti gli altri,
anche con Atti 7:2,3. La partenza da Charan diventerebbe in tal modo luscita
definitiva dal mondo mesopotamico e familiare per attuare pienamente la sua
risposta alla precedente vocazione di Dio. La mia impressione è che tuttavia
la vocazione di Gn 12:1 si collochi meglio nel contesto di Charan lasciando
la quale Abramo non lascia solo "il suo paese", cioè la Mesopotamia
di cui Ur e Charan erano due elementi molto rappresentativi, ma anche "il
suo parentado e la casa di suo padre". Questo non mi sembra che possa applicarsi
a Ur perché da qui Abramo parte insieme alla sua famiglia con la quale
soggiorna a Charan fino alla morte del padre. La mia impressione è che
quindi la tradizione riportata da Stefano possa essere sorta per una sorta di
conflazione tra Gn 12:1 in cui si parla della vocazione del Patriarca a Charan
e gli altri testi in cui si diceva che Dio lo aveva fatto uscire da Ur.
Tale
processo di conflazione non snaturerebbe, comunque, il significato dei fatti
perché, anche se la vocazione di Abramo si fosse realizzata esplicitamente
a Charan, le sue premesse sono già poste a Ur dove Dio ha agito per porre
le fondamenta dellavventura della fede di Abramo. Lo studente esamini
da sé i vari argomenti e si senta libero di trarre le sue conclusioni.
Se
qualche incertezza può sussistere sul momento della vocazione non cè
comunque incertezza sul fatto che Abramo lasciò Charan a 75 anni e che
probabilmente in quello stesso anno cominciò il suo soggiorno in Palestina.
Durata
del soggiorno in Palestina e data della discesa di Giacobbe in Egitto
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Genesi 15:13 "Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi, e saranno oppressi per quattrocento anni; ma io giudicherò la gente di cui saranno stati servi; e, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze." |
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Esodo 12:40 "Or la dimora che i figliuoli dIsraele fecero in Egitto fu di quattrocentotrantanni. E al termine dei quattrocentanni, proprio il giorno che finivano, avvenne che tutte le schiere dellEterno uscirono dal pese dEgitto." |
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Galati 3:16,17 "Or le promesse furono fatte ad Abramo e alla sua progenie. Non dice "E alle progenie", come se si trattasse di molte; ma, come parlando di una sola, dice: "E alla tua progenie", chè Cristo. Or io dico: Un patto già prima debitamente stabilito da Dio, la legge, che venne quattrocento trentanni dopo, non lo invalida in guisa da annullare la promessa." |
Genesi
15:13 parla profeticamente di una schiavitù di 400 anni in un paese straniero.
Esodo 12:40 constata a sua volta che i figliuoli dIsraele erano stati
in Egitto per 430 anni prima dellesodo. La differenza tra le due cifre
può essere dovuta ad un arrotondamento della prima e non porrebbe grosse
difficoltà.
Il
problema sembra sorgere quando si legge Gal. 3:16,17. Questo testo sembra riferire
infatti i 430 anni di Es 12:40 al tempo che va dal patto con Abramo allinizio
del suo soggiorno in Palestina (Gn 15:4,18) fino alla promulgazione della legge
al Sinai subito dopo lesodo. Se così fosse bisognerebbe includere
in questo periodo e, ovviamente, in quello dei 400 anni anche il soggiorno in
Palestina. Di conseguenza lesodo si sarebbe verificato 430 anni dopo larrivo
di Abramo in Palestina. Questa è lipotesi avanzata dal Seventh-day
Adventist Bible Commentary (I:184). Altri invece, anche avventisti, ritengono
che i 400-430 anni si riferiscano soltanto al soggiorno degli Ebrei in Egitto
dal momento in cui vi discesero insieme a Giacobbe (Gn 46). Qui chiameremo la
prima ipotesi "cronologia breve" e la seconda "cronologia lunga".
Cronologia
breve
Genesi
15:13 dice: "Sappi per certo che straniero sarà il tuo seme in una
terra non loro e serviranno loro e loro affliggeranno essi per quattrocento
anni". Nella prospettiva cronologica breve si fa notare correttamente che
il periodo di 400, per il parallelismo caratteristico della lingua ebraica,
si riferirebbe non solo allultima parte del verso - loppressione
- ma allinsieme, e ciò comprenderebbe sia il periodo trascorso
in Canaan che quello in Egitto.
Si
pongono però due domande: 1) Come spiegare Es 12:40 in riferimento ad
un soggiorno anche in Palestina visto che il testo parla di soggiorno in Egitto?
2) Come spiegare la differenza tra i 400 anni del soggiorno in terra straniera
e servitù, e i 430 anni del soggiorno in Egitto?
1)
Alla prima domanda si risponde facendo notare che, poiché "allepoca
di Mosè la Palestina era considerata parte dellimpero egiziano,
non è strano che un autore di questo periodo includa Canaan sotto la
voce «Egitto»" (SDABC, I:557).
2)
Riguardo alla seconda domanda, il SDABC spiega la differenza riferendo
la cifra 430 al periodo totale di soggiorno, servitù e schiavitù,
e riservando quella di 400 al periodo di servitù e schiavitù che
comincerebbe con Isacco "perseguitato" (Gn parla di derisione) da
Ismaele (cf. Gal 4:29 e Gn 21:9). Avremmo poi Giacobbe costretto a fuggire davanti
ad Esaù (Gn 27:41-43) e a Labano (Gn 31:2,21,29). Giuseppe sarebbe oppresso
dai suoi stessi fratelli e poi in Egitto (37:28; 39:20). E infine avremmo la
vera e propria afflizione in Egitto. Tenuto conto del fatto che dallinizio
dei 430 anni fino alla nascita di Isacco erano passati 25 anni (100-75) e che
qualche anno deve essere contato prima del suo svezzamento in occasione del
quale si narra la derisione di Isacco da parte di Ismaele, si può ben
pensare che allincirca tale periodo di "asservimento" possa
essere contato da circa 30 anni dopo luscita da Charran e durato circa
400 anni. In altre parole: i 430 anni si riferirebbero a tutto il periodo trascorso
dai Patriarchi da quando Abramo lasciò Charan entrando in Canaan fino
al momento dellesodo. I 400 anni si riferirebbero invece solo alle vicende
di oppressione in terra straniera che riguardava il seme di Abramo e non Abramo
stesso, a partire dallo svezzamento di Isacco fino allesodo.
Quanti anni sarebbero dunque rimasti gli Ebrei in Egitto dal momento della discesa di Giacobbe con la sua famiglia? I testi biblici ci permettono di assegnare 215 anni al soggiorno in Canaan dalla partenza di Abramo da Charan alla discesa di Giacobbe in Egitto (v. schema qui sotto). In tal modo il tempo trascorso in Egitto corrisponderebbe ai restanti 215 anni.
|
215
anni da Charan fino alla discesa in Egitto
|
|||
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25
anni
|
60
anni
|
130
anni
|
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Abramo
a 75 anni lascia Charan |
Abramo
a 100 anni genera Isacco (Gn 21:5) |
Isacco
a 60 anni genera Giacobbe (Gn 25:26) |
Giacobbe
a 130 anni scende in Egitto
(Gn 47:8) |
Figura
I-1
Una
riprova di questa realtà viene vista nel fatto che il testo biblico descrive
quattro generazioni tra lingresso di Giacobbe in Egitto e lesodo:
Es. 6:16-20 riporta i seguenti dati genealogici:
|
Levi
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Gherson
|
Kenath
|
Merari
|
|
Libni
e Scimei con le loro famiglie
|
Amram,
Jitshar, Hebron e Uziel
|
Mahli
e Musci
|
|
Mosè
e Aaronne
|
||
Figura
I-2
Gn
15:16 dice che la liberazione dalloppressione non solo sarebbe avvenuta
dopo 400 anni, ma specifica che la liberazione sarebbe avvenuta dopo 4 generazioni.
Queste generazioni corrispondono bene alle generazioni da Levi a Mosè
e si inseriscono bene nel quadro di un soggiorno in Egitto di soli 215 anni
più di quanto possono farlo in uno di 430.
Cronologia
lunga
I
sostenitori della cronologia lunga vedono diversamente la situazione. Invece
di partire dal testo di Galati, un testo che si appoggia evidentemente sui dati
veterotestamentari, è proprio a questi che assegna il ruolo di fondamento
della cronologia intendendo il periodo di 430-400 anni come riferentesi esclusivamente
al periodo trascorso dagli Ebrei in Egitto e allungando così di 215 anni
il tempo trascorso tra la partenza di Charan e lesodo. Tra i sostenitori
avventisti di questa posizione troviamo i professori Shea e Paul J. Ray, jr.
Da questultimo attingiamo la quasi totalità del materiale seguente.(2)
Lipotesi
della cronologia breve si presta facilmente ad alcune obiezioni:
1)
Il testo di Gn 15 si riferisce ad un periodo di schiavitù che non può
identificarsi neppure lontanamente con i problemi interfamiliari cui fanno riferimento
i sostenitori della cronologia breve. I casi citati non hanno a che fare con
oppressione da parte di stranieri. Il testo vede inoltre la fine delloppressione
come una uscita dal paese straniero: se questo paese comprendeva Canaan difficilmente
si sarebbe potuto parlare di una "uscita" visto che in Canaan si trovavano
già prima e in Canaan sarebbero ritornati. La spiegazione più
ovvia è che il testo faccia riferimento allEgitto sia come terra
di soggiorno che di schiavitù. Si deve infine notare che la profezia
si riferisce al seme di Abramo e non ad Abramo stesso: ma se essa comincia a
realizzarsi al momento dello svezzamento di Isacco, allora bisogna dire che
Abramo stesso sarebbe vissuto in buona parte in questa situazione di oppressione
visto che lo svezzamento di Isacco dovrebbe essere avvenuto quando lui aveva
sui 105 anni ed è morto 70 anni dopo.
2)
Il testo di Es 12:40 parla di un soggiorno di 430 anni in Egitto ed è
difficile comprendere questo testo se non intendendo che i 430 anni siano stati
tutti trascorsi in Egitto che è il luogo da cui uscirono con lesodo.
Se per Egitto bisognasse intendere anche la terra di Canaan sarebbe difficile
parlare di un soggiorno in Egitto finito con lesodo.
3)
E vero che esistono dei manoscritti che attribuiscono i 430 anni sia al
soggiorno in Palestina che a quello in Egitto(3)
ma la tradizione masoretica, confermata dalla maggior parte delle antiche versioni,
è da preferire.
4)
Il grande sviluppo del piccolo gruppo di 70 persone sceso in Egitto (Gn 46:27)
divenuto poi così numeroso da fare paura agli stessi egiziani (Es 1:9)
si può spiegare meglio presupponendo una durata del soggiorno di 430
anni piuttosto che di 215. Se però fossero trascorse soltanto 4 generazioni
da Giacobbe allesodo, ciò creerebbe delle difficoltà per
la cronologia lunga e la cosa va discussa.
Una
primo problema che noto personalmente a questo riguardo, nella prospettiva della
cronologia breve, è che non sembra logico dividere i 400 anni dalle 4
generazioni. Se in Gn 15 i 400 anni coprono la lunghezza complessiva - o quasi
- del soggiorno dei Patriarchi sia in Canaan che in Egitto, e se loppressione
da cui bisognava che fossero liberati comincia in Canaan con Isacco, allora
le 4 generazioni dovrebbero includere anche Isacco ma si arriverebbe così
a 6 generazione e non più a quattro.
Da
parte sua Ray discute abbastanza a lungo la questione (236-239). Egli nota come
le 4 generazioni di Gn 15:16 debbano corrispondere ai 400 anni e che quindi
si dovrebbe intendere 4 generazioni di 100 anni ciascuna. Nonostante nel resto
dellA.T. la lunghezza di una generazione è molto più ridotta,
in Genesi, data la lunghezza di vita attribuita ai Patriarchi, si potrebbe ben
accettare lidea di generazioni di 100 anni ciascuna.
Ray
preferisce comunque unaltra spiegazione. Egli fa notare che la parola
tradotta "generazioni" in Gn 15:16 è dôr. Questo
termine, derivante da una radice il cui significato originale è "andare
in cerchio", indica la durata intera di una vita e non come tôlet
che è tradotta anchessa con "generazioni" ma nel senso
di discendenza. Dôr non indicherebbe cioè il tempo che intercorre,
in media, dalla nascita di qualcuno a quando egli ha il primo figlio; ma la
durata media dellintera vita di qualcuno. Di conseguenza, quattro "generazioni"
(dôr), corrisponderebbero alla lunghezza di quattro vite umane,
cioè 400 anni.(4)
Per
quanto riguarda le quattro generazioni di Ebrei contati durante il soggiorno
in Egitto (sia quella di Es 6:16-27 di cui abbiamo parlato, che quella di Num
26:57-62) sembrano essere "stilizzate e incomplete". Quella di Es
6 comincia con le parole "Questi sono i capi delle loro famiglie".
Lespressione non introdurebbe cioè la lista di tutte le successive
generazioni, ma solo quella di coloro che sono i capi clan della tribù,
accomunati dallavere avuto un antenato comune. Questi clan sarebbero non
famiglie nel senso di genitori e figli, ma nel senso di mishpahôth,
linee genealogiche che possono comprendere più generazioni. Nel caso
specifico di Esodo 6 avremmo indicate con chiarezza tre generazioni consecutive
da Levi ad Amram, Jitshar, Hebron e Uziel. Ma lAmram che sposa Iokebed,
la madre di Mosè ed Aaronne, potrebbe essere diverso dallAmram
precedente anche se porta il nome di un antenato, fatto per altro frequente.
Se così non fosse, secondo Num 3:27,28, Mosè avrebbe avuto ben
8600 parenti maschi, senza contare le donne e i bambini, tra zii e cugini, tutti
discendenti dal nonno Kenath.(5) La cosa appare
più verosimile se tra Kenath e Mosè vi sono state alcune generazioni
in più.
"Una
ulteriore conferma di quanto detto riguardo alle genealogie di Levi la si può
trovare nel fatto che le genealogie di Giuda (I Cr 2:1-20) e di Efraim (Num
26:35-36; I Cr 7:20-27) indicano sette e otto generazioni rispettivamente per
lo stesso periodo di tempo ..." (238).
5)
A questo punto, parlando in termini esclusivamente biblici, non rimane che il
problema di Gal 3:16,17. Da un punto di vista teologico non mi sembra che sussisterebbero
problemi se si ammettesse che Paolo possa avere frainteso una indicazione storico-cronologica
dellA.T.: lo scopo della lettera ai Galati non è storico ma teologico.
La teologia rimane intatta indipendentemente dalla natura dei 430 anni e il
concetto di ispirazione non è detto che debba necessariamente riguardare
la correttezza di una tale indicazione cronologica. Tuttavia cè
la possibilità di intendere diversamente il senso della stessa affermazione
paolina. Ray (231, n. 7) riporta il parere dello storico Leon Wood per il quale
lindicazione di Gal 3:16 si riferirebbe non necessariamente alla promessa
fatta da Dio ad Abramo allinizio del suo soggiorno palestinese, ma anche
a quella fatta "alla sua progenie". In questa prospettiva si può
notare che Dio rinnovò la sua promessa a Giacobbe, progenie di Abramo,
poco prima che partisse per lEgitto, cioè proprio 430 anni prima
dellesodo e del patto del Sinai (Gn 46:2-4). Lunico problema che
vedo in questa spiegazione è che il testo di Galati non sembra tanto
nominare la progenie in riferimento a chi ascolta la promessa di Dio - e in
tal caso si potrebbe pensare anche a Giacobbe - ma a Cristo che ne beneficia
e, attraverso di lui, alla chiesa. Una certa libertà di Paolo nellusare
il testo biblico può però lasciare una certa libertà nellintendere
il riferimento storico che ha in mente.
Datazione
assoluta
Finora
abbiamo sviluppato una cronologia relativa. Quali date assolute possiamo fare
corrispondere alle precedenti datazioni relative? Tutto sta nellavere
un punto di partenza sicuro che possiamo trovare in I Re 6:1 che pone linizio
della costruzione del tempio di Salomone, nel quarto anno del suo regno, 480
anni dopo lesodo. Fissando al 966 il quarto anno di Salomone, arriviamo
al 1446/1445 per lesodo. Andando indietro di 430 anni giungeremmo al 1875/6
per la discesa di Giacobbe in Egitto. Risalendo ancora indietro nel tempo di
215 anni giungeremmo al 2090/1 per la partenza di Abramo da Charan.
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Figura I-3
LETTURE
1)
Genesi 12-50
DOMANDE
1)
Perché cominciamo a studiare la storia dIsraele a partire da Abramo?
2)
Come valutare la funzione che i dati sulla vita dei patriarchi hanno nella formazione
di una cronologia?
3)
Quali elementi sono portati a favore della cronologia breve dei Patriarchi?
4)
Quali elementi sono portati a favore della cronologia lunga?
NOTE
(1)
K. Kenyon, Archeology in the Holy Land, 1979, p. 177: "E certo
che non si può costruire una cronologia sulla base della lunghezza della
vita dei Patriarchi ... Le cifre bibliche riflettono soltanto la venerazione
che Israele aveva per i suoi antenati ai quali la tradizione arrivò ad
attribuire un gran numero di anni e molta saggezza."
(2)
Paul J. Ray, jr, "The duration of the Israelite sojourn in Egypt",
Andrews University Seminary Studies, Autumn 1986, Vol. 24, n° 3,
231-248.
(3)
Ray (233,234) descrive la situazione come segue: Tutti i manoscritti del samaritano
e diversi manoscritti della LXX , più alcune altre versioni antiche (Armena,
Boarica, Etiopica, Siro-Esapla, Eusebius-Chron.), aggiungono la frase "e
i loro padri" a "i figli dIsraele". Per quel che riguarda
lindicazione temporale in sé, i 430 anni sono attribuiti sia al
soggiorno palestinese che a quello egiziano sia da tutti i manoscritti samaritani
che da due della LXX (h,B) e dalla Siro-Esapla. Tutte le altre traduzioni, compresa
la Vulgata e la Peshitta, seguono il testo masoretico. I due manoscritti della
LXX riportano sia la frase "Nella terra di Canaan e nella terra di Egitto"
(h) che quella "nella terra di Egitto e nella terra di Canaan" (B).
B aggiunge inoltre 5 anni alla durata del soggiorno che in tutti gli altri manoscritti
è indicata in 430 anni. La tradizione della LXX non appare quindi univoca
e certa e, a parte i manoscritti samaritani, la maggior parte delle antiche
versioni conferma il Masoretico che è quindi da preferire.
(4)
G. Gerlman, "Dôr" , in E. Jenni e C. Westermann, Dizionario
Teologico dellAntico Testamento, Vol. I, Marietti, Torino 1978), coll.
384-386, rifiuta lidea che dôr abbia lidea di circolarità
ma mantiene la sostanza di quanto detto da Ray: "Comunque vada interpretato
il termine anche dal lato etimologico, il suo significato è di ordine
temporale: durata, continuità. Ma, secondo la concezione
ebraica, un tempo che perdura non è una pura astrazione. Esso si percepisce
sempre nel suo contenuto (...). Lo spazio di tempo che viene indicato con dôr
può essere inteso solo come durata delluomo che in esso vive. Il
passato e il futuro vengono descritti come un susseguirsi di molte generazioni."
(5)
La cifra apparirebbe sproporzionata anche interpretandola non tanto come migliaia
nel senso numerico abituale, ma nel senso di "raggruppamenti".
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