MANUALE DI STORIA D'ISRAELE

Giovanni Leonardi

LEZIONE I:
LA CRONOLOGIA DEI PATRIARCHI


Premessa

Quando comincia la storia del popolo d’Israele? Dall’esodo? dalla conquista di Canaan? dalla monarchia? Noi la facciamo cominciare con la storia dei Patriarchi a partire da Abramo. All’epoca di Abramo non esiste ancora il popolo d’Israele, ma esistono le premesse di una storia che non è solamente politica, sociale o militare, ma soprattutto teologica. Teologicamente Israele nasce con Abramo nel momento in cui Dio lo chiama a essere il capostipite del popolo eletto. Non si può capire Israele senza partire da Abramo ed è per questo che partiamo da lui.

Argomento di questa lezione

In questa lezione cercheremo di delineare il quadro temporale in cui si svolsero le vicende dei Patriarchi. Per poterlo fare abbiamo bisogno di studiare i dati biblici cercando di inserirli successivamente nel contesto storico corrispondente. I dati biblici presentano tuttavia due tipi di problemi che dovremo esaminare.

Lunghezza della vita dei Patriarchi

Il primo è quello della durata della vita dei Patriarchi, che sembra superare di molto quella che potremmo considerare normale. La lunghissima durata della vita degli antidiluviani non ci pone problemi collocandosi in un contesto completamente diverso dal nostro, quando la natura godeva ancora dei benefici della bontà della creazione non ancora così tanto corrotta dalla degradazione conseguente al peccato. Con i progenitori di Israele ci ritroviamo però in un contesto storico in cui la lunghezza della loro vita sembra perlomeno insolita: Abramo (175 anni, Gn 25:7), Isacco (180 anni, Gn 35:28) e Giacobbe (147 anni, Gn 47:28). L’opinione corrente è che queste cifre abbiano solo un valore simbolico e che esprimano la venerazione che Israele aveva per i suoi antenati ai quali attribuiva, o una particolare benedizione di Dio, o una lunghezza di vita tale da farne degli uomini estremamente saggi.(1) Queste cifre, nonostante la loro lunghezza, non ci sembra che rispondano però a criteri fittizi e noi le considereremo qui come corrispondenti ad età reali. Questo modo di procedere parte, è ovvio, da una fondamentale fiducia nel valore storico del testo biblico ma crediamo che esso la meriti, non solo per il valore spirituale che gli attribuiamo, ma anche per le numerose corrispondenze che esso ha mostrato di avere con i dati storici ogni volta che è stato possibile scoprirli.

Il secondo problema è dato dalla non perfetta armonia che sembra esistere tra i diversi dati cronologici.

La vocazione di Abramo

Genesi 11:31-12:4

"(31) E Terah prese Abramo, suo figliuolo, e Lot , figliuolo di Haran, cioè figliuolo del suo figliulo, e sarai sua nuora, moglie d’Abramo, e uscirono insieme da Ur de’ Caldei per andare nel paese di Canaan; e giunti a Charan, dimorarono quivi. (32) E il tempo che Terah visse fu duecentocinque anni; poi Terah morì in Charan. (12) (1) Or L’Eterno disse ad Abramo: "Vattene dal tuo paese e dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò; (2) e io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome ... (4) E Abramo se ne andò come l’Eterno aveva detto, come l’Eterno gli aveva detto, e loto andò con lui. Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Charan."

Genesi 15:7

"Io sono l’Eterno che t’ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti questo paese."

Nehemia 9:7

" ... scegliesti Abramo, lo traesti fuori da Ur dei Caldei."

Atti 7:2,3

"L’Iddio della gloria apparve ad Abrahamo, nostro padre, mentr’egli era in Mesopotamia, prima che abitasse a Charan, e gli disse: Esci dal tuo paese e dal tuo parentado, e vieni nel paese che io ti mostrerò. Allora egli uscì dal paese dei Caldei, e abitò in Charan."

Genesi 11:31-12:4 ci dice che Abramo ricevette la vocazione di Dio a recarsi in Palestina, mentre si trovava a Charan - nell’Alta Mesopotamia - dove si era recato da Ur insieme alla sua famiglia, e che da qui egli uscì all’età di 75 anni. Testi come Genesi 15:7 e Nehemia 9:7 non contraddicono Genesi 11:31-12:4. Essi non ci dicono che Dio abbia rivolto una vocazione esplicita ad Abramo mentre era a Ur ma solo che Dio ha agito per condurlo fuori da questa città. Che questa uscita coincidesse con un appello esplicito o solo con un disegno allora non espresso ma rivelato poi mentre si trovava a Charan non costituisce un problema. Quello che conta è che fin dall’uscita da Ur l’esperienza di Abramo è guidata da Dio.

Nel N.T., invece, Stefano colloca la vocazione di Abramo narrata in Genesi 12 Ur: "L’Iddio della gloria apparve ad Abrahamo, nostro padre, mentr’egli era in Mesopotamia, prima che abitasse a Charan, e gli disse: Esci dal tuo paese e dal tuo parentado, e vieni nel paese che io ti mostrerò. Allora egli uscì dal paese dei Caldei, e abito in Charan" (At 7:2,3). Il problema può essere risolto o relativizzando l’affermazione di Stefano come frutto di una particolare interpretazione dei dati veterotestamentari (non è detto che Stefano debba essere considerato ispirato!), o traducendo Genesi 12:1 con "Or l’Eterno aveva detto ad Abramo ...". La traduzione sarebbe del tutto possibile e porrebbe questo testo in armonia con tutti gli altri, anche con Atti 7:2,3. La partenza da Charan diventerebbe in tal modo l’uscita definitiva dal mondo mesopotamico e familiare per attuare pienamente la sua risposta alla precedente vocazione di Dio. La mia impressione è che tuttavia la vocazione di Gn 12:1 si collochi meglio nel contesto di Charan lasciando la quale Abramo non lascia solo "il suo paese", cioè la Mesopotamia di cui Ur e Charan erano due elementi molto rappresentativi, ma anche "il suo parentado e la casa di suo padre". Questo non mi sembra che possa applicarsi a Ur perché da qui Abramo parte insieme alla sua famiglia con la quale soggiorna a Charan fino alla morte del padre. La mia impressione è che quindi la tradizione riportata da Stefano possa essere sorta per una sorta di conflazione tra Gn 12:1 in cui si parla della vocazione del Patriarca a Charan e gli altri testi in cui si diceva che Dio lo aveva fatto uscire da Ur.

Tale processo di conflazione non snaturerebbe, comunque, il significato dei fatti perché, anche se la vocazione di Abramo si fosse realizzata esplicitamente a Charan, le sue premesse sono già poste a Ur dove Dio ha agito per porre le fondamenta dell’avventura della fede di Abramo. Lo studente esamini da sé i vari argomenti e si senta libero di trarre le sue conclusioni.

Se qualche incertezza può sussistere sul momento della vocazione non c’è comunque incertezza sul fatto che Abramo lasciò Charan a 75 anni e che probabilmente in quello stesso anno cominciò il suo soggiorno in Palestina.

Durata del soggiorno in Palestina e data della discesa di Giacobbe in Egitto

Genesi 15:13

"Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi, e saranno oppressi per quattrocento anni; ma io giudicherò la gente di cui saranno stati servi; e, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze."

Esodo 12:40

"Or la dimora che i figliuoli d’Israele fecero in Egitto fu di quattrocentotrant’anni. E al termine dei quattrocent’anni, proprio il giorno che finivano, avvenne che tutte le schiere dell’Eterno uscirono dal pese d’Egitto."

Galati 3:16,17

"Or le promesse furono fatte ad Abramo e alla sua progenie. Non dice "E alle progenie", come se si trattasse di molte; ma, come parlando di una sola, dice: "E alla tua progenie", ch’è Cristo. Or io dico: Un patto già prima debitamente stabilito da Dio, la legge, che venne quattrocento trent’anni dopo, non lo invalida in guisa da annullare la promessa."

Genesi 15:13 parla profeticamente di una schiavitù di 400 anni in un paese straniero. Esodo 12:40 constata a sua volta che i figliuoli d’Israele erano stati in Egitto per 430 anni prima dell’esodo. La differenza tra le due cifre può essere dovuta ad un arrotondamento della prima e non porrebbe grosse difficoltà.

Il problema sembra sorgere quando si legge Gal. 3:16,17. Questo testo sembra riferire infatti i 430 anni di Es 12:40 al tempo che va dal patto con Abramo all’inizio del suo soggiorno in Palestina (Gn 15:4,18) fino alla promulgazione della legge al Sinai subito dopo l’esodo. Se così fosse bisognerebbe includere in questo periodo e, ovviamente, in quello dei 400 anni anche il soggiorno in Palestina. Di conseguenza l’esodo si sarebbe verificato 430 anni dopo l’arrivo di Abramo in Palestina. Questa è l’ipotesi avanzata dal Seventh-day Adventist Bible Commentary (I:184). Altri invece, anche avventisti, ritengono che i 400-430 anni si riferiscano soltanto al soggiorno degli Ebrei in Egitto dal momento in cui vi discesero insieme a Giacobbe (Gn 46). Qui chiameremo la prima ipotesi "cronologia breve" e la seconda "cronologia lunga".

Cronologia breve
Genesi 15:13 dice: "Sappi per certo che straniero sarà il tuo seme in una terra non loro e serviranno loro e loro affliggeranno essi per quattrocento anni". Nella prospettiva cronologica breve si fa notare correttamente che il periodo di 400, per il parallelismo caratteristico della lingua ebraica, si riferirebbe non solo all’ultima parte del verso - l’oppressione - ma all’insieme, e ciò comprenderebbe sia il periodo trascorso in Canaan che quello in Egitto.

Si pongono però due domande: 1) Come spiegare Es 12:40 in riferimento ad un soggiorno anche in Palestina visto che il testo parla di soggiorno in Egitto? 2) Come spiegare la differenza tra i 400 anni del soggiorno in terra straniera e servitù, e i 430 anni del soggiorno in Egitto?

1) Alla prima domanda si risponde facendo notare che, poiché "all’epoca di Mosè la Palestina era considerata parte dell’impero egiziano, non è strano che un autore di questo periodo includa Canaan sotto la voce «Egitto»" (SDABC, I:557).

2) Riguardo alla seconda domanda, il SDABC spiega la differenza riferendo la cifra 430 al periodo totale di soggiorno, servitù e schiavitù, e riservando quella di 400 al periodo di servitù e schiavitù che comincerebbe con Isacco "perseguitato" (Gn parla di derisione) da Ismaele (cf. Gal 4:29 e Gn 21:9). Avremmo poi Giacobbe costretto a fuggire davanti ad Esaù (Gn 27:41-43) e a Labano (Gn 31:2,21,29). Giuseppe sarebbe oppresso dai suoi stessi fratelli e poi in Egitto (37:28; 39:20). E infine avremmo la vera e propria afflizione in Egitto. Tenuto conto del fatto che dall’inizio dei 430 anni fino alla nascita di Isacco erano passati 25 anni (100-75) e che qualche anno deve essere contato prima del suo svezzamento in occasione del quale si narra la derisione di Isacco da parte di Ismaele, si può ben pensare che all’incirca tale periodo di "asservimento" possa essere contato da circa 30 anni dopo l’uscita da Charran e durato circa 400 anni. In altre parole: i 430 anni si riferirebbero a tutto il periodo trascorso dai Patriarchi da quando Abramo lasciò Charan entrando in Canaan fino al momento dell’esodo. I 400 anni si riferirebbero invece solo alle vicende di oppressione in terra straniera che riguardava il seme di Abramo e non Abramo stesso, a partire dallo svezzamento di Isacco fino all’esodo.

Quanti anni sarebbero dunque rimasti gli Ebrei in Egitto dal momento della discesa di Giacobbe con la sua famiglia? I testi biblici ci permettono di assegnare 215 anni al soggiorno in Canaan dalla partenza di Abramo da Charan alla discesa di Giacobbe in Egitto (v. schema qui sotto). In tal modo il tempo trascorso in Egitto corrisponderebbe ai restanti 215 anni.

215 anni da Charan fino alla discesa in Egitto
25 anni
60 anni
130 anni

Abramo a 75 anni lascia Charan
(Gn 12:4)

Abramo a 100 anni genera Isacco
(Gn 21:5)
Isacco a 60 anni genera Giacobbe
(Gn 25:26)
Giacobbe a 130 anni scende in Egitto
(Gn 47:8)

Figura I-1

Una riprova di questa realtà viene vista nel fatto che il testo biblico descrive quattro generazioni tra l’ingresso di Giacobbe in Egitto e l’esodo: Es. 6:16-20 riporta i seguenti dati genealogici:

Levi
Gherson
Kenath
Merari
Libni e Scimei con le loro famiglie
Amram, Jitshar, Hebron e Uziel
Mahli e Musci
Mosè e Aaronne

Figura I-2

Gn 15:16 dice che la liberazione dall’oppressione non solo sarebbe avvenuta dopo 400 anni, ma specifica che la liberazione sarebbe avvenuta dopo 4 generazioni. Queste generazioni corrispondono bene alle generazioni da Levi a Mosè e si inseriscono bene nel quadro di un soggiorno in Egitto di soli 215 anni più di quanto possono farlo in uno di 430.

Cronologia lunga
I sostenitori della cronologia lunga vedono diversamente la situazione. Invece di partire dal testo di Galati, un testo che si appoggia evidentemente sui dati veterotestamentari, è proprio a questi che assegna il ruolo di fondamento della cronologia intendendo il periodo di 430-400 anni come riferentesi esclusivamente al periodo trascorso dagli Ebrei in Egitto e allungando così di 215 anni il tempo trascorso tra la partenza di Charan e l’esodo. Tra i sostenitori avventisti di questa posizione troviamo i professori Shea e Paul J. Ray, jr. Da quest’ultimo attingiamo la quasi totalità del materiale seguente.(2)

L’ipotesi della cronologia breve si presta facilmente ad alcune obiezioni:

1) Il testo di Gn 15 si riferisce ad un periodo di schiavitù che non può identificarsi neppure lontanamente con i problemi interfamiliari cui fanno riferimento i sostenitori della cronologia breve. I casi citati non hanno a che fare con oppressione da parte di stranieri. Il testo vede inoltre la fine dell’oppressione come una uscita dal paese straniero: se questo paese comprendeva Canaan difficilmente si sarebbe potuto parlare di una "uscita" visto che in Canaan si trovavano già prima e in Canaan sarebbero ritornati. La spiegazione più ovvia è che il testo faccia riferimento all’Egitto sia come terra di soggiorno che di schiavitù. Si deve infine notare che la profezia si riferisce al seme di Abramo e non ad Abramo stesso: ma se essa comincia a realizzarsi al momento dello svezzamento di Isacco, allora bisogna dire che Abramo stesso sarebbe vissuto in buona parte in questa situazione di oppressione visto che lo svezzamento di Isacco dovrebbe essere avvenuto quando lui aveva sui 105 anni ed è morto 70 anni dopo.

2) Il testo di Es 12:40 parla di un soggiorno di 430 anni in Egitto ed è difficile comprendere questo testo se non intendendo che i 430 anni siano stati tutti trascorsi in Egitto che è il luogo da cui uscirono con l’esodo. Se per Egitto bisognasse intendere anche la terra di Canaan sarebbe difficile parlare di un soggiorno in Egitto finito con l’esodo.

3) E’ vero che esistono dei manoscritti che attribuiscono i 430 anni sia al soggiorno in Palestina che a quello in Egitto(3) ma la tradizione masoretica, confermata dalla maggior parte delle antiche versioni, è da preferire.

4) Il grande sviluppo del piccolo gruppo di 70 persone sceso in Egitto (Gn 46:27) divenuto poi così numeroso da fare paura agli stessi egiziani (Es 1:9) si può spiegare meglio presupponendo una durata del soggiorno di 430 anni piuttosto che di 215. Se però fossero trascorse soltanto 4 generazioni da Giacobbe all’esodo, ciò creerebbe delle difficoltà per la cronologia lunga e la cosa va discussa.

Una primo problema che noto personalmente a questo riguardo, nella prospettiva della cronologia breve, è che non sembra logico dividere i 400 anni dalle 4 generazioni. Se in Gn 15 i 400 anni coprono la lunghezza complessiva - o quasi - del soggiorno dei Patriarchi sia in Canaan che in Egitto, e se l’oppressione da cui bisognava che fossero liberati comincia in Canaan con Isacco, allora le 4 generazioni dovrebbero includere anche Isacco ma si arriverebbe così a 6 generazione e non più a quattro.

Da parte sua Ray discute abbastanza a lungo la questione (236-239). Egli nota come le 4 generazioni di Gn 15:16 debbano corrispondere ai 400 anni e che quindi si dovrebbe intendere 4 generazioni di 100 anni ciascuna. Nonostante nel resto dell’A.T. la lunghezza di una generazione è molto più ridotta, in Genesi, data la lunghezza di vita attribuita ai Patriarchi, si potrebbe ben accettare l’idea di generazioni di 100 anni ciascuna.

Ray preferisce comunque un’altra spiegazione. Egli fa notare che la parola tradotta "generazioni" in Gn 15:16 è dôr. Questo termine, derivante da una radice il cui significato originale è "andare in cerchio", indica la durata intera di una vita e non come tôlet che è tradotta anch’essa con "generazioni" ma nel senso di discendenza. Dôr non indicherebbe cioè il tempo che intercorre, in media, dalla nascita di qualcuno a quando egli ha il primo figlio; ma la durata media dell’intera vita di qualcuno. Di conseguenza, quattro "generazioni" (dôr), corrisponderebbero alla lunghezza di quattro vite umane, cioè 400 anni.(4)

Per quanto riguarda le quattro generazioni di Ebrei contati durante il soggiorno in Egitto (sia quella di Es 6:16-27 di cui abbiamo parlato, che quella di Num 26:57-62) sembrano essere "stilizzate e incomplete". Quella di Es 6 comincia con le parole "Questi sono i capi delle loro famiglie". L’espressione non introdurebbe cioè la lista di tutte le successive generazioni, ma solo quella di coloro che sono i capi clan della tribù, accomunati dall’avere avuto un antenato comune. Questi clan sarebbero non famiglie nel senso di genitori e figli, ma nel senso di mishpahôth, linee genealogiche che possono comprendere più generazioni. Nel caso specifico di Esodo 6 avremmo indicate con chiarezza tre generazioni consecutive da Levi ad Amram, Jitshar, Hebron e Uziel. Ma l’Amram che sposa Iokebed, la madre di Mosè ed Aaronne, potrebbe essere diverso dall’Amram precedente anche se porta il nome di un antenato, fatto per altro frequente. Se così non fosse, secondo Num 3:27,28, Mosè avrebbe avuto ben 8600 parenti maschi, senza contare le donne e i bambini, tra zii e cugini, tutti discendenti dal nonno Kenath.(5) La cosa appare più verosimile se tra Kenath e Mosè vi sono state alcune generazioni in più.

"Una ulteriore conferma di quanto detto riguardo alle genealogie di Levi la si può trovare nel fatto che le genealogie di Giuda (I Cr 2:1-20) e di Efraim (Num 26:35-36; I Cr 7:20-27) indicano sette e otto generazioni rispettivamente per lo stesso periodo di tempo ..." (238).

5) A questo punto, parlando in termini esclusivamente biblici, non rimane che il problema di Gal 3:16,17. Da un punto di vista teologico non mi sembra che sussisterebbero problemi se si ammettesse che Paolo possa avere frainteso una indicazione storico-cronologica dell’A.T.: lo scopo della lettera ai Galati non è storico ma teologico. La teologia rimane intatta indipendentemente dalla natura dei 430 anni e il concetto di ispirazione non è detto che debba necessariamente riguardare la correttezza di una tale indicazione cronologica. Tuttavia c’è la possibilità di intendere diversamente il senso della stessa affermazione paolina. Ray (231, n. 7) riporta il parere dello storico Leon Wood per il quale l’indicazione di Gal 3:16 si riferirebbe non necessariamente alla promessa fatta da Dio ad Abramo all’inizio del suo soggiorno palestinese, ma anche a quella fatta "alla sua progenie". In questa prospettiva si può notare che Dio rinnovò la sua promessa a Giacobbe, progenie di Abramo, poco prima che partisse per l’Egitto, cioè proprio 430 anni prima dell’esodo e del patto del Sinai (Gn 46:2-4). L’unico problema che vedo in questa spiegazione è che il testo di Galati non sembra tanto nominare la progenie in riferimento a chi ascolta la promessa di Dio - e in tal caso si potrebbe pensare anche a Giacobbe - ma a Cristo che ne beneficia e, attraverso di lui, alla chiesa. Una certa libertà di Paolo nell’usare il testo biblico può però lasciare una certa libertà nell’intendere il riferimento storico che ha in mente.

Datazione assoluta

Finora abbiamo sviluppato una cronologia relativa. Quali date assolute possiamo fare corrispondere alle precedenti datazioni relative? Tutto sta nell’avere un punto di partenza sicuro che possiamo trovare in I Re 6:1 che pone l’inizio della costruzione del tempio di Salomone, nel quarto anno del suo regno, 480 anni dopo l’esodo. Fissando al 966 il quarto anno di Salomone, arriviamo al 1446/1445 per l’esodo. Andando indietro di 430 anni giungeremmo al 1875/6 per la discesa di Giacobbe in Egitto. Risalendo ancora indietro nel tempo di 215 anni giungeremmo al 2090/1 per la partenza di Abramo da Charan.

Figura I-3

LETTURE

1) Genesi 12-50

DOMANDE

1) Perché cominciamo a studiare la storia d’Israele a partire da Abramo?

2) Come valutare la funzione che i dati sulla vita dei patriarchi hanno nella formazione di una cronologia?

3) Quali elementi sono portati a favore della cronologia breve dei Patriarchi?

4) Quali elementi sono portati a favore della cronologia lunga?

NOTE

(1) K. Kenyon, Archeology in the Holy Land, 1979, p. 177: "E’ certo che non si può costruire una cronologia sulla base della lunghezza della vita dei Patriarchi ... Le cifre bibliche riflettono soltanto la venerazione che Israele aveva per i suoi antenati ai quali la tradizione arrivò ad attribuire un gran numero di anni e molta saggezza."

(2) Paul J. Ray, jr, "The duration of the Israelite sojourn in Egypt", Andrews University Seminary Studies, Autumn 1986, Vol. 24, n° 3, 231-248.

(3) Ray (233,234) descrive la situazione come segue: Tutti i manoscritti del samaritano e diversi manoscritti della LXX , più alcune altre versioni antiche (Armena, Boarica, Etiopica, Siro-Esapla, Eusebius-Chron.), aggiungono la frase "e i loro padri" a "i figli d’Israele". Per quel che riguarda l’indicazione temporale in sé, i 430 anni sono attribuiti sia al soggiorno palestinese che a quello egiziano sia da tutti i manoscritti samaritani che da due della LXX (h,B) e dalla Siro-Esapla. Tutte le altre traduzioni, compresa la Vulgata e la Peshitta, seguono il testo masoretico. I due manoscritti della LXX riportano sia la frase "Nella terra di Canaan e nella terra di Egitto" (h) che quella "nella terra di Egitto e nella terra di Canaan" (B). B aggiunge inoltre 5 anni alla durata del soggiorno che in tutti gli altri manoscritti è indicata in 430 anni. La tradizione della LXX non appare quindi univoca e certa e, a parte i manoscritti samaritani, la maggior parte delle antiche versioni conferma il Masoretico che è quindi da preferire.

(4) G. Gerlman, "Dôr" , in E. Jenni e C. Westermann, Dizionario Teologico dell’Antico Testamento, Vol. I, Marietti, Torino 1978), coll. 384-386, rifiuta l’idea che dôr abbia l’idea di circolarità ma mantiene la sostanza di quanto detto da Ray: "Comunque vada interpretato il termine anche dal lato etimologico, il suo significato è di ordine temporale: ‘durata, continuità’. Ma, secondo la concezione ebraica, un tempo che perdura non è una pura astrazione. Esso si percepisce sempre nel suo contenuto (...). Lo spazio di tempo che viene indicato con dôr può essere inteso solo come durata dell’uomo che in esso vive. Il passato e il futuro vengono descritti come un susseguirsi di molte generazioni."

(5) La cifra apparirebbe sproporzionata anche interpretandola non tanto come migliaia nel senso numerico abituale, ma nel senso di "raggruppamenti".

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