MANUALE DI STORIA D'ISRAELE

Giovanni Leonardi

LEZIONE IX:
LE ORIGINI DELLA MONARCHIA


L’Elementi generali

1) Cause della richiesta della monarchia
Il testo di I Samuele 8:1-5 ci dice che Samuele, nella sua vecchiaia, aveva nominato giudici i suoi figliuoli. Avevamo già notato che, con i figli di Gedeone, la giudicatura, sebbene nasca general-mente come fatto straordinario e carismatico, tende a poco a poco a istituzionalizzarsi attraverso la partecipazione dei figli alla funzione del padre. Questo fatto si manifesta ora in modo esplicito con i figli di Samuele. La giudicatura tende a perdere la sua origine carismatica per diventare una istitu-zione umana. Anche precedentemente avevamo interpretato la giudicatura di Jefte come di origine puramente umana. Si sentiva probabilmente il bisogno di qualcosa di stabile.

Tuttavia, il popolo non è contento dell’amministrazione della giustizia da parte dei figli di Samuele. La situazione di disagio che ne consegue o provoca la reazione del popolo, o ne permette l’espressione. Di fatto, il popolo, non contento degli sviluppi dell’ufficio di giudice chiede un re. La prima causa di tale richiesta sembra quindi il desiderio di una giustizia affidabile, e permanente. "Dacci un re che amministri la giustizia su di noi" (I Sam 8:5). Come risultato viene eletto Saul. Tuttavia Saul non appare mai come amministratore della giustizia nel senso comune della parola. Egli appare esclusivamente come condottiero militare e a questo punta la descrizione che Samuele fa dell’ufficio del futuro re (I Sam 8:11-18). Dopo il discorso di messa in guardia di Samuele il popolo ripete la sua richiesta completando le sue motivazioni: "No! ci sarà un re su di noi; e anche noi saremo come tutte le nazioni; il nostro re amministrerà la giustizia si di noi, marcerà alla nostra testa e condurrà le nostre guerre" (I Sam 8:19,20). Le continue situazioni di emergenza provocate dai nemici facevano sentire come necessaria una stabile organizzazione militare che desse sicurezza. Questa sembra, al di là della prima formulazione della richiesta, la motivazione fondamentale.

2) Implicazioni storiche e spirituali
Con il sorgere della monarchia, Israele si inserisce nel quadro delle nazioni cercando di confrontarsi con esse sullo stesso livello e ad armi pari. Ma proprio questo rappresenta agli occhi di Samuele e di Dio, non solo il rifiuto del vecchio ordine tradizionale, ma anche quello della leadership divina. A Samuele che si sente offeso, percependo nella richiesta di un re la non soddisfazione per il suo ministero, anche se motivato dalla inaffidabilità dei figli, si affianca la reazione di Dio che dice: "... essi non hanno rigettato te, ma me perch’io non regni su di loro" (I Sam 8:7). Non ci sembra che il popolo volesse consapevolmente rigettare Dio ma, di fatto, essi esprimono una insicurezza di fronte al vecchio modo in cui Dio li ha protetti attraverso il ministero saltuario dei Giudici. La valutazione della realtà è però radicalmente diversa. Mentre Dio vede la causa dei loro problemi nel loro peccato, gli Israeliti giudicano invece che i numerosi periodi di oppressione siano stati determinati dalla loro scarsa organizzazione solo parzialmente superata dal sorgere carismatico dei Giudici. E, di conseguenza, essi vogliono, in un certo senso, che la giudicatura diventi, da fatto straordinario, una realtà permanente.
Ci sembra, cioè, che la richiesta di un re non voglia essere un rifiuto del giudice ma l’istituzionalizzazione e la stabilizzazione del suo ufficio.

Tra i Giudici e i primi re esistono delle innegabili somiglianze, come vedremo fra poco. Significativo è l’atteggiamento di Dio: la richiesta di un re è un atto di sfiducia nei confronti di Yahveh, ma tuttavia Egli accetta di dargli quanto essi chiedono (I Sam 8:7): Dio non può realizzare il suo progetto per il suo popolo come vorrebbe, ma accetta questo popolo così com’è cercando di immettere in esso gli elementi della sua grazia che a poco a poco lo avrebbero cambiato.

3) Cambiamento delle condizioni sociali di Israele
L’istituzione della monarchia avrebbe mutato sensibilmente lo status sociale di Israele. Il discorso di Samuele in I Sam 8:11-18 tende sì ad enfatizzare la funzione militare del re ma indicando come questo si sarebbe realizzato attraverso l’introduzione in Israele di una componente che avrebbe fatto perdere l’originaria uguaglianza esistente tra il popolo. Il re avrebbe richiesto una sudditanza ed un servizio anteriormente sconosciuti.

4) Originalità della monarchia in Israele
Nonostante la richiesta di un re rappresentasse una volontà di assomigliare alle altre nazioni, la monarchia d’Israele avrebbe comunque avuto dei caratteri molto diversi dalle altre. Dice Bright che "La monarchia d’Israele era tuttavia qualcosa di unico. Essa non fu modellata a somiglianza del sistema feudale delle città stato cananee o filistee. Anche se può avere preso in prestito qualche caratteristica dei regni nazionali di Edom, Moab, Ammon, rimaneva comunque, all’inizio, un fenomeno caratteristicamente israelita che ha cercato di introdurre quanti meno cambiamenti possibili rispetto all’ordine antico."(1)

Alcune caratteristiche della monarchia israelita, soprattutto all’inizio, sono i seguenti ...

a) Il re d’Israele doveva essere unto (cf., per Saul, I Sam 10:1. Per Davide, I Sam 16:13; II Sam 2:4; 5:3). L’unzione, precedentemente riservata ai sacerdoti (Lv 8:12,30) manifesta la sacralità della funzione regale e sembra attribuirle una autorità proveniente da Dio (questo è più evidente nell’unzione fatta da Samuele. In quella attuata dal popolo su Davide si manifesta probabilmente il riconoscimento della sacralità del re e di una investitura da parte del popolo. E’ però possibile che anche queste investiture popolari siano state realizzate tramite un sacerdote. Tuttavia rimane il fatto che esse sono associate ad un riconoscimento popolare e non solo divino).

b) L’unzione del re è inizialmente un fatto privato in cui Saul e Davide ricevono una vocazione (= chiamata) e sono assicurati del sostegno di Dio. Tuttavia, per diventare effettivamente re dovevano, avere un riconoscimento popolare che rendesse operativa l’unzione divina. Samuele stesso si rese promotore del riconoscimento di Saul attraverso la sua elezione di fronte al popolo radunato per l’occasione a Mitspa (I Sam 10:17-27). Anche qui si percepisce l’elemento teocratico della monarchia. L’elezione di Saul non è frutto di una scelta popolare ma divina: il re viene scelto da Dio attraverso il metodo della consultazione divina attraverso la sorte.

c) Ma anche l’elezione di Saul di fronte al popolo non lo rende, automaticamente re nel pieno dei suoi poteri. Era un re legale ma non aveva ancora il "carisma" per trascinare il popolo. I Sam 10:27 fa notare, intenzionalmente che alcuni si rifiutano di onorare Saul dopo la sua elezione. La loro opposizione, però, scomparirà quando egli avrà dato prova di essere il re che ci voleva con la liberazione di Jabes di Galaad dall’assedio ammonita: "Chi è che diceva: Saul regnerà su di noi? Dateci quegli uomini e li metteremo a morte" (I Sam 11:12). Anche in questo c’è somiglianza tra la prima monarchia di Israele e i Giudici. Anche il re deve sorgere come un eroe carismatico.

Paragone con vocazione pastorale

Questa associazione di investitura divina privata e riconoscimento ufficiale da parte del popolo può essere paragonato alla realtà della vocazione pastorale. C’è una chiamata personale e interiore che Dio rivolge al credente, ma questa deve poi essere riconosciuta dalla Chiesa attraverso la manifestazione del carisma comunicato dal Signore.

Pur nelle diversità della loro storia, anche per Davide il quadro è abbastanza simile. Anch’egli riceve l’unzione in privato e deve poi mostrare il suo carisma con i fatti. Anch’egli deve essere riconosciuto re dal popolo.

5) Mantenimento di una certa autorità delle tribù. Da quello che abbiamo detto precedentemente si deve dedurre che l’instaurazione della monarchia non ha annullato totalmente il vecchio ordinamento che attribuiva una notevole sovranità alle tribù. Nel caso dell’elezione di Saul esse non sembrano svolgere un ruolo in quanto tali perché è il popolo nel suo insieme ad agire. Ma nel caso di Davide si vede chiaramente come le tribù giuochino un loro ruolo riconoscendolo come re in due tappe successive, prima quella di Giuda e delle zone vicine, poi quelle del nord. La monarchia deve essere stata vista, almeno agli inizi, come una sorte di monarchia costituzionale, in cui le tribù delegavano al re parte delle loro funzioni e questi si impegnava a governare rispettando uno stato di diritto del popolo. La cosa apparirà chiaramente in occasione dell’accessione al trono di Roboamo dopo la morte di Salomone. Sarà proprio il suo rifiuto di accettare le condizioni poste dai rappresentanti delle tribù del nord (gli anziani) a provocare la loro secessione e la formazione del regno antagonista di Israele (I Re 12:1-17). Le tribù cercano di mantenere un potere contrattuale nei confronti del re.

6) Monarchia ereditaria? Un’altra questione da considerare è se la monarchia fosse intesa, all’inizio, come ereditaria o no. La mia impressione è che il popolo, proprio perché desiderava una istituzione stabile, presupponesse una certa ereditarietà della funzione, della quale peraltro c’erano delle avvisaglie già con gli stessi Giudici. Tuttavia questa ereditarietà non doveva essere considerata come un fatto automatico. L’elemento della contrattazione che abbiamo già presentato va in questa direzione. Lo stesso fa il caso di Jsh-Bosheth, figlio e successore di Saul su una parte di Israele, che, per mancanza di carisma sarà abbandonato dai suoi che passeranno a Davide. All’inizio, la monarchia sembra bilanciarsi entro i tre elementi della vocazione divina, del carisma e del riconoscimento popolare. In queste condizioni l’ereditarietà tende a realizzarsi in presenza di questi tre elementi. A poco a poco la monarchia acquisterà però una sua forza che la renderà abbastanza indipendente dalla contrattazione popolare.

Saul

Alcuni elementi

Elementi e cronologia della sua vita
1) Unzione privata (I Sam 9:1-10:16).

2) Riconoscimento ufficiale a Mitspa (mantenimento di elemento teocratico: E’ Dio che sceglie) (I Sam 10:17-27). Si tratta di un riconoscimento legale ma non ancora convinto del popolo che, abituato all’esperienza dei Giudici, aspettava di percepire il carisma e le capacità personali.

3) Saul alla prova: la minaccia degli Ammoniti contro Jabes di Galaad. Il re degli Ammoniti è disposto ad accettare la resa di Jabes solo a condizione che i suoi abitanti siano disposti a farsicavare l’occhio destro come segno di umiliazione per tutto Israele. La città acconsente a farlo se non trova, entro sette giorni, aiuto da parte delle altre tribù, e a questo gli Ammoniti acconsentono. Ma Saul raduna il popolo e li batte. (I Sam 11)

4) Proclamazione popolare di Saul come re a Gilgal su invito di Samuele. Dimissioni ufficiali di Samuele e ultimo rimprovero per la richiesta di un re. Tuttavia Dio è disposto a benedire se il popolo fa la sua volontà (I Sam 11:14-12:1-25). Il fatto che Saul fosse beniaminita, una piccola tribù, non suscitava gelosie. Il fatto che fosse in una zona centrale era strategicamente positivo.

5) Inizio lotta contro i Filistei. Vittoria di Gionatan sulla guarnigione filistea di Gheba. Ciò porta a raduno del popolo a Gilgal per organizzarsi in vista della rappresaglia (I Sam 13:2-4). Primo peccato di Saul: Offerta dell’olocausto in attesa di Samuele, di fronte alla battaglia contro i Filistei che si erano accampati a Micmas. "Il tuo regno non durerà. Dio ha scelto un altro"(13).

Il pericolo dei Filistei reso grande da:

a) Loro esperienza militare

b) Monopolio del ferro e delle armi (I Sam 13:19-21). "Forni di fusione sono stati trovati ai confini del territorio filisteo, a Tell Qasile, Tell Jemneh e Beth Shemesh".(2)

c) Uso dei carri da guerra dove il terreno lo permetteva.

d) Capacità di coordinamento

Essi dominavano la costa e la piana di Esdrelon e cercavano di estendersi poi verso il centro dove stabilirono degli avamposti. La tribù di Dan fu costretta a spostarsi a nord probabilmente anche per la loro pressione. Una guarnigione filistea si trova proprio a Ghibea, la città di Saul (I Sam 10:5: 11:4).

Peccato del popolo e altare di Saul

Interessante il modo in cui Saul impedisce al popolo di mangiare carne con il suo sangue per non peccare contro Dio. Egli costruisce un altare per uccidervi forse sopra gli animali catturati ai nemici vinti (I Sam 14:33-35).

6) Azione di Gionatan contro il campo dei Filistei a Micmas (I Sam 14). Gionatan e il suo servo si arrampicano - senza avvisare il padre - su di un dirupo alla cui sommità i Filistei avevano stabilito un loro accampamento. Man mano che salivano uccidevano i guerrieri che li affrontavano isolatamente finendo per creare lo scompiglio tra l’accampamento intero fu preso da un timor panico mandato da Dio provocando una confusione tale che i Filistei o si uccidevano tra di loro o si davano alla fuga. Saul, accampato lì vicino, si accorge della cosa e lancia i suoi all’attacco. Ad essi si uniscono gli Ebrei che precedentemente si erano nascosti tra i monti e altri Ebrei che stavano in mezzo ai Filistei stessi per servirli. I fuggitivi Filistei vengono inseguiti fino allo stremo delle forze. Ma Saul fa giurare il popolo - pena la morte del trasgressore - che nessuno si fermerebbe o toccherebbe cibo prima di sera. Gionatan non aveva però sentito il giuramento del padre e prese del miele trovato in una foresta. La cosa viene scoperta quando, consultando l’Eterno per sapere se si deve continuare a inseguire i Filistei durante la stessa notte, Yahveh non risponde. La decisione di Saul di mettere a morte il suo stesso figliuolo viene però ostacolata dal popolo che riconosce il lui lo strumento della vittoria che Dio aveva dato loro.

"Saul rispose: ‘Son bestie menate dal paese degli Amalekiti; perché il popolo ha risparmiato il meglio delle pecore e de’ buoi per farne dei sacrifici all’Eterno, al tuo Dio; il resto, però, l’abbiamo votato allo sterminio’. Allora Samuele disse a Saul: ‘Basta! ... Non è egli vero che quando ti reputavi piccolo sei divenuto capo delle tribù d’Israele, e l’Eterno t’ha unto re d’Israele? ... Perché dunque non hai ubbidito alla voce dell’Eterno? ... L’Eterno ha egli a grado gli olocausti e i sacrifici come che si ubbidisca alla sua voce? Ecco, l’ubbidienza val meglio che il sacrificio.’" (I Sam 15:15-22).

Di fronte alle scuse di Saul e alla sua richiesta di andare con lui per essere onorato davanti al popolo, Samuele si rifuta e fa per andarsene. A questo punto Saul cerca di trattenerlo tenendolo per il mantello che si strappa. Samuele, allora. Gli dice: "L’Eterno strappa oggi d’addossso a te il regno d’Israele e lo dà ad un altro, ch’è migliore di te." (v. 28)

Tuttavia Samuele acconsente ad andare con Saul per non offenderlo davanti al popolo (v. 30-31).

7) Israele al contrattacco. Altri nemici vinti dopo avere consolidato la sua posizione: Moab, Ammon, Tsoba e ancora Filistei, Amalechiti (I Sam 14:47,48). Nel contesto delle vittorie sugli altri nemici si inserisce il secondo peccato di Saul: la non uccisione del re degli Amalechiti e del loro bestiame contravvenendo all’herem (I Sam 15). Rimproverato aspramente da Samuele per la sua disubbidienza, si arriva alla rottura con il veggente. Questo provoca il sorgere in Saul di uno stato di turbamento psichico. Il testo dice che tale turbamento era dovuto ad "un cattivo spirito suscitato dall’Eterno" (v. 14). Bisogna fare attenzione a questo modo di esprimersi. Non bisogna pensare che Dio gli abbia mandato un demone perché lo tormentasse. Per "spirito" si può intendere semplicemente "una condizione dell’animo", un sentirsi oppresso da qualcosa che ci supera e che non riusciamo a padroneggiare. Dio è la causa indiretta di questo stato per avere rigettato Saul come re.

8) L’abbandono di Saul da parte di Dio si concretizzerà attraverso l’unzione di Davide e la sua chiamata a corte per alleviare con la musica il suo malessere (I Sam 16). Così Davide, già unto segretamente da Samuele, viene messo nella condizione di familiarizzarsi con quell’ambiente e con quelle problematiche che sarebbero state sue come futuro re (I Sam 16).

9) Vittoria di Israele sui Filistei grazie a Davide che vince Goliat.
Ci troviamo ora nella seconda parte della lotta di Saul contro i Filistei. Fino a quel momento, Saul aveva realizzato soprattutto una sorta di guerriglia fatta di improvvisi assalti alle guarnigioni di montagna. Egli era così riuscito a ricacciare indietro i Filistei da quei territori che erano propri degli Ebrei. Ora deve scontrarsi con loro sui fondo valli dove i Filistei potevano esprimere al meglio la loro superiorità nella lotta aperta. Gli Ebrei sono perciò molto timorosi di fronte alla superiorità dei nemici e non riescono né ad ingaggiare la battaglia né ad accettare la sfida a singolar tenzone di Goliat, il campione filisteo.

Combattimenti tra campioni

Combattimenti tra singoli sono conosciuti anche nell’antichità. Il Romanzo di Sinuhe ne descrive uno, quello tra lo stesso Sinuhe, un ufficiale egiziano fuggito da corte e stabilitosi in Palestina, dove è sfidato, su consiglio della sua tribù, da uno del luogo con la speranza di impadronirsi delle sue ricchezze. La stessa Bibbia ci presenta il caso di una guerra tra il regno di Davide e quello di Jsh-Bosheth che si cerca di risolvere facendo combattere solo dei campioni delle due parti (II Sam 2:14-16).

Accetterà invece la sfida il pastorello Davide mandato dal padre a recare del cibo ai suoi fratelli maggiori e a chiedere notizie si di loro. Davide accetta di combattere nel none dell’Eterno e nel nome dell’Eterno vince contro la strapotenza e la forza del gigante, utilizzando soltanto da sua fionda e poche pietre prese dal grembo del torrente che attraversava il fondo valle.

Chi era Goliat? Goliat è presentato come un gigante alto circa 6 cubiti e mezzo, cioè circa m. 2,90, secondo il testo masoretico. La LXX parla invece di 4 cubiti che porterebbe ad una altezza di poco più di 2 metri. Chi è Goliat? La finale di questo nome, caratteristica dei nomi filistei, ha fatto pensare che si trattasse di un uomo di origine non semita, come gli altri filistei.(3) Potrebbe essere invece un discendente degli Anakim (Dt 9:2), una sorta di giganti che avevano terrorizzato i 12 esploratori ebrei (Nm 13:22,28,33). Si trovavano mischiati alla popolazione delle zone montagnose di Canaan e principalmente di Giuda (Nm 13:22; Gs 14:12; 11:21-22). L’ultimo testo citato dice che Giosuè li distrusse tutti e che qualcuno sopravvisse soltanto nel paese dei Filistei. Golia non era dunque un filisteo di origine ma viveva e combatteva sotto la loro guida. (4)

Problema dell’incontro tra Davide e Saul. Il testo biblico sembra narrare due distinti modi in cui Davide viene presentato a Saul. Una occasione è quella che stiamo narrando, quando il giovane ha l’occasione di combattere Goliat. Saul sembra non conoscere il giovane dato che si informa di chi sia figlio (I Sam 17:55-58). Ma I Samuele 16:17-23 ci dice che Davide era già stato introdotto in casa di Saul come musicista per acquietarlo in occasione delle sue crisi depressive. Si tratta di due tradizioni diverse e inconciliabili? Il Ricciotti si arrende alla mancanza di elementi per potere comprendere il nesso tra i due episodi. Molto dipende anche da quanto tempo era passato dal primo contatto tra Davide e Saul. Se Saul fosse stato la prima volta un ragazzino e la seconda volta un giovane fatto, le differenze somatiche (si pensi alla semplice barba) potrebbero spiegare il non riconoscimento. SDABC (II:541) avanza due ipotesi: O 16:17-21 è fuori posto e dovrebbe essere inserito dopo 18:9,10 facendo derivare i disturbi di Saul dall’invidia per le lodi che la gente dava a Davide (mi sembra improbabile che si chieda allora proprio a Davide di suonare per calmarlo) o, il testo è nel suo giusto ordine, ma la prima volta Davide andava saltuariamente a corte e non era preso troppo in considerazione. Questa seconda ipotesi è quella presupposta da Ellen G. White:

"I consiglieri gli raccomandarono di cercare un musicista capace, nella speranza che le note distensive di un dolce strumento lenissero le sue preoccupazioni. Provvidenzialmente gli fu presentato il re Davide, abile suonatore di arpa, ... Quando il servizio di Davide non fu più richiesto alla corte di Saul, il giovane pastore tornò a occuparsi del suo gregge sulle colline, ... Quando era necessario, Davide veniva richiamato a prestare assistenza al re per calmarlo, facendo uscire da lui lo spirito maligno. Ma per quanto Saul apprezzasse Davide e la sua musica, il giovane pastore tornava ai campi e alle sue colline con un senso di sollievo e felicità."(5)

In questo quadro, la richiesta di Saul in rapporto a Davide, poteva non essere tanto quella di sapere chi fosse il giovane come non conosciuto, ma di sapere che tipo di persona era, a quale famiglia apparteneva: ""Abner, di chi è figliuolo questo giovanetto?" (v. 55). Questa è, ad esempio, l’idea di Archer:

"uno studio più accurato di questa ‘seconda introduzione’ indica che l’unico scopo di Saul era quello di conoscere il nome del padre di Davide, o almeno quale genere di uomo fosse suo padre, con lo scopo di aggregare questo valido guerriero del regno al suo corpo di guardie personali (1 Sam 14:52). Era assai ragionevole per lui vedere se fosse possibile includere Isai o uno dei suoi figli nel suo corpo scelto, dopo che aveva potuto osservare la prodezza del figlio più giovane che aveva ucciso il gigante Goliat. 1 Samuele 18:1 presuppone una lunga conversazione sopravvenuta dopo che Saul ebbe posto la sua domanda su Davide ad Abner, e possiamo ragionevolmente supporre che in tale circostanza si sia discusso molto più del semplice nome."(6)

10) Deterioramento dei rapporti. Accolto a corte, e ricevuta in moglie una delle figlie di Saul, Davide diventa uno dei principali capi militari del re che però, preso da una gelosia insana di fronte alle lodi che il popolo tributava al giovane guerriero, prende ad odiarlo a tal punto che in certi momenti tenta addirittura di ucciderlo. Davide è alla fine costretto a fuggire. Si rifugia prima presso i nemici Filistei presso i quali si finge pazzo, e poi presso il re di Moab sulla cui protezione poteva certamente contare come ormai un pubblico nemico di Saul (I Sam 14:47). Successivamente, lasciati i suoi presso il re di Moab, Davide si reca verso il deserto di giuda dove è seguito da una gruppo di uomini pronti a tutto.

Un episodio tragico aggrava la posizione di Saul di fronte a Dio. Mentre Davide fuggiva per andare a Gath, presso i Filistei (I Sam 21), passò da Nob, dove si trovava il santuario. Il sommo sacerdote Ahimelec lo accolse amichevolmente credendo a Davide che gli diceva di essere lì su ordine del re. Il sacerdote offre al fuggitivo anche da mangiare dei pani della presentazione, e gli dà la spada di Goliath che era custodita nel santuario. Quando Saul verrà a saperlo, grazie ad un suo servo idumeo che si trovava nel luogo del santuario, pensando ad un complotto farà uccidere Ahimelec con tutti gli abitanti del luogo (I Sam 22). Un solo superstite, Abiathar, riuscì a scampare e si rifugiò presso Davide. Come conseguenza dell’accaduto, Saul si ritrovò privo persino dell’appoggio sacerdotale che invece passò a Davide.

Due fatti illuminano tuttavia questo triste periodo. Il primo è la profonda amicizia che lega Gionatan a Davide. Gionatan, figlio di Saul, e probabile erede al trono, è disposto ad aiutare Davide nonostante sappia che egli diverrà re al suo posto: una amicizia così disinteressata che diventa esempio grande per tutti. Il secondo fatto positivo è il rifiuto di Davide di uccidere Saul nonostante per ben due volte ne abbia una facile occasione. Davide diventerà re, ma non farà nulla per diventarlo. Egli aspetterà che sia Dio a compiere la sua promessa. E. nel frattempo, cerca di onorare e rispettare il re Saul, riconoscendo in lui "l’unto dell’Eterno", nonostante egli cerchi di ucciderlo e lo perseguita ingiustamente.

11) Evocatrice di Endor. Di fronte ad una nuova minaccia dei Filistei, Saul, sconvolto per l’abbandono di Dio, cerca di forzargli la mano andando dall’evocatrice di Endor per parlare con lo spirito di Samuele (I Sam 28). Uno spirito che si presenta come quello di Samuele, e che Saul non vede e probabilmente non sente che attraverso la medium, preannuncia la morte di Saul. Non era difficile, in quelle condizioni, prevedere la sconfitta di Saul di fronte ai Filistei decisi a farla finita con la resistenza d’Israele. In ogni caso, la previsione dello spirito contribuisce ad accrescere la disperazione di Saul che, non più capace di controllare la situazione, si comporta in modo tale da favorire l’adempimento della profezia fatta a sua riguardo.

12) Sconfitta di Saul. Ormai Saul non è più padrone di se stesso. Incapace di comprendere la reale portata della situazione, ma non privo di coraggio, accetta la battaglia al Monte Gilboa contro i Filistei che, forti delle proprie armi e della propria strategia, infliggono a Israele una pesante sconfitta in cui muoiono lo stesso Saul (suicida) e tre suoi figli (I Sam 31).

Figura IX-1

Dove si svolge questa battaglia? Come mai Saul è sconfitto? Da I Sam 28:4 e 29:1 si vede che i Filistei, dopo essersi riuniti tutti a Sunem, avanzano verso l’interno accampandosi ad Afek. E’ difficile localizzare con precisione questa località, ma si trova certamente nella piana di Esdrelon detta anche di Izrael. Saul si accampa invece presso la sorgente di Izrael ai piedi del Monte Gilboa. Lo scontro avviene quindi in aperta campagna e qui la superiorità militare dei Filistei dà i suoi frutti (cf. II Sam 1:6). Afek aveva già visto la sconfitta di Israele ad opera dei Filistei all’epoca di Eli (I Sam 4:1,2). La sua memoria è tragica.

In quest’ora tragica in cui si manifesta l’inevitabile sciacallaggio di chi cerca di trarre profitto indebito dalle sventure altrui (II Sam 1:1-16), un atto di umana pietà è attuato dagli uomini di Jabes di Galaad che, ancora riconoscenti per essere stati liberati dagli Ammoniti da questo re quando era stato appena eletto, compiono delle onoranze funebri in onore di Saul e dei suoi figli sottraendo i loro corpi alle offese dei Filistei (I Sam 31:11-13). Ed è così, richiamando un passato generoso e glorioso di Saul, che il testo biblico chiude il ciclo tragico della sua esperienza.

Davide

Con la morte di Saul e dei suoi figli, Israele ricade sotto il controllo dei Filistei. La monarchia israelita non è completamente distrutta in quanto un figlio sopravvissuto di Saul, Jsh-Boshet, viene fatto re in virtù dell’iniziativa e del prestigio di Abner, il capo dell’esercito (II Sam 2:8). Egli non regnò però né a lungo, né su tutto Israele. La Giudea era già controllata da Davide, e i suoi anziani, alla morte di Saul, lo proclamano loro re a Hebron (II Sam 2:1-3. Si ricordi come davide fosse egli stesso giudeo). Ed è del tutto improbabile che Jsh-Boshet potesse avere, per la presenza dei Filistei, un controllo totale ed effettivo sul resto di tutte le altre tribù.

Dobbiamo però tornare indietro per ripercorrere l’esperienza precedente di Davide.

Con Saul
Dopo l’abbandono di Saul da parte di Dio, Dio sceglie Davide come "un uomo secondo il cuor suo" (I Sam 13:14). Davide viene unto da Samuele dopo essere stato costretto da Dio a scartare i fratelli più grandi e più prestanti, perché "Dio non riguarda all’apparenza ma al cuore" (I Sam 16: 7). Il contrasto è anche riferito implicitamente a Saul che "sopravanzava tutti gli altri dalle spalle in su" (I Sam 10:23).

Dio opera poi perché Davide, il pastorello, cominci a frequentare l’ambiente di corte e a prepararsi alla sua futura funzione (I Sam. 16:15-23). Il suo ingresso definitivo alla corte avviene dopo la sua vittoria su Goliat. Ora egli non è però più un semplice musicista ma un eroe che attira su di sé l’attenzione, partecipando a diverse imprese militari, e suscitando l’ammirazione del popolo, che rende Saul geloso di lui (I Sam 18:8,9). Questo lo espone alla violenza paranoica di Saul e, nonostante l’amicizia profonda che lo lega a Gionathan, il figlio del re, è costretto a fuggire dalla coorte (I Sam 19,20).

Perseguitato da Saul
1) Davide diventa un fuggiasco. All’inizio della sua fuga viene aiutato dall’inconsapevole sacerdote Ahimelec (I Sam 21:1-9). Ciò provocherà la vendetta di Saul (22:9-19).

2) Davide cerca scampo momentaneo proprio nel paese dei Filistei dove si fingerà pazzo per non essere ucciso da loro (I Sam 21:10-14).

3) A poco a poco un notevole gruppo di persone si stringe attorno a lui: i suoi parenti, all’inizio, e poi "tutti quelli che erano in angustie, che avevano dei debiti o che erano scontenti" diventando così capo di circa 400 uomini (I Sam 22:1,2).

4) Egli mette al sicuro i genitori presso il re di Moab dove egli stesso resta per qualche tempo (22:3-5). L’accoglienza di Moab deve essere stata motivata dall’interesse politico di sostenere un avversario del regno nemico di Saul.

5) Su consiglio del profeta Gad ritorna in Giuda (22:5).

6) In Giuda si adopera per liberare gli Israeliti dagli attacchi e dalle razzie dei Filistei. Anche qui però non è al sicuro totalmente dalla minaccia di Saul che lo insegue di luogo in luogo (23).

7) Inseguito da Saul si rifugia nella spelonca di En-Ghedi dove avrebbe potuto uccidere il re ma non lo fa, avendo persino timore di aver fatto un grande male per avere tagliato un lembo del mantello di Saul che rimaneva ai suoi occhi l’unto del Signore. Il gesto magnanimo di Davide fa desistere per qualche tempo Saul dal dargli la caccia.

8) E’ in questo periodo che Samuele muore (25:1). E Davide si spinse ancora più ai margini del regno, nel deserto di Paran, a sud della Giudea. Qui chiede aiuto a Nabal un ricco proprietario che Davide deve avere protetto dalle razzie dei nemici e che si mostra del tutto ingrato. Nabal viene salvato dall’ira di Davide dalla sua saggia moglie Abigail che, dopo la morte per infarto del marito al sapere del pericolo corso, diverrà moglie dello stesso Davide (25). Abigail non era la prima moglie di Davide. Egli si era infatti sposato con Mical, figlia di Saul, dategli in moglie dal re a patto che Davide uccidesse cento Filistei (18:17-28). Saul, però, approfittando della lontananza di Davide, l’aveva data in moglie ad un altro (25:44). Oltre ad Abigail sposa anche Ahinoham (25:43).

9) Pressato nuovamente da Saul, Davide è costretto a fuggire nel deserto di Zif. Anche qui Davide gli risparmia la vita (26).

10) Alla fine Davide è costretto a ritornare presso i Filistei (27). Questa volta però non è solo ma a capo di un discreto numero di guerrieri ed è considerato un nemico dichiarato di Saul. Davide chiede così al re di Akis di essere considerato un suo vassallo aiutandolo contro Israele e ottenendo in cambia la cittadina di Tsiklag. Davide attua però un doppio gioco, attraverso il quale fa mostra di essere nemico di Israele combattendo invece contro i nemici che razziavano il sud di Giuda. In tal modo si acquistava la riconoscenza di queste popolazioni ebree facilitando successivamente la sua proclamazione a re.

11) Un momento tragico per Davide giunge quando i Filistei decidono di riprendere la lotta in grande stile contro Israele. Riunitisi ad Afek attendono lo scontro con le truppe di Saul, e Davide è con loro. Fortunatamente per lui, gli altri principi filistei non si fidano temendo che nel corso della battaglia egli passi dalla parte di Saul. Di conseguenza Davide viene rimandato a Tsiklag. Cosa avrebbe fatto se avesse partecipato alla battaglia? Si può vedere nella diffidenza dei Filistei un intervento di Dio per proteggere Davide da un grosso pericolo spirituale?

12) Arrivati a Tsiklag, mentre i Filistei ed Israele si confrontano, Davide e i suoi uomini scoprono che la loro città era stata saccheggiata dagli Amalechiti. Lanciatisi al loro inseguimento li sconfiggono liberando i prigionieri e recuperando i loro beni. (30).

13) E’ a Tsiklag che Davide riceve la notizia della morte di Saul e di Gionatan avendone un enorme dolore che sarà espresso in una elegia che ci è stata conservata in II Sam 1:17-26.

Gli inizi del regno

Morto Saul, Davide si rende conto che è venuto il momento di cominciare a raccogliere i frutti della promessa di Dio ed egli comincia a comportarsi da re.

Innanzitutto uccide l’amalechita che si spaccia per uccisore di Saul (II Sam 1:1-16) ed esprime il suo dolore per quanto era accaduto (II Sam 1:11,17-26). Ritorna poi in Giudea stabilendosi ad Hebron dove gli anziani di Giuda lo ungono come loro re (II Sam 2:1-3). E’ probabile che il suo sia un regno sotto il controllo dei Filistei o perlomeno tollerato da loro. Non debbono infatti vedere di malocchio il sorgere di un piccolo regno che si oppone all’altro che ancora resisteva in Transgiordania, e per di più guidato da un loro vassallo. Il divide et impera vale anche per loro. Davide ha però altri progetti e non si accontenta di regnare solo su Giuda. Comincia così a fare passi per guadagnarsi la simpatia degli uomini delle altre tribù. Un primo passo in questa direzione, sia per motivi politici ma anche per sincera riconoscenza, fu quello di ringraziare ufficialmente gli uomini di Jabes di Galaad per essersi presi cura dei resti di Saul e dei suoi figli. Mostra in questo modo di non avere desiderato la morte di Saul e la sconfitta di Israele. Egli non è quindi un nemico ma un amico (2:4-7). L’intento politico lo si vede chiaramente nel fare presente che la tribù di Giuda lo aveva eletto come re (2:7), quasi a suggerire: "E voi che farete?"

All’azione diplomatica verso Israele si associa comunque la ricerca di alleanze che potevano giovargli con il re di Gheshur, uno stato arameo a nord del Mar di Galilea, di cui sposa la figlia (3:3). In questo modo egli si assicura un alleato alle spalle di Jsh-Boshet. E’ anche probabile che in questo periodo abbia stretto dei buoni rapporti con il regno di Ammon (cf. 10:2).

La successione dinastica a Saul viene per il momento assicurata da Jsh-Boshet. Il vero detentore del potere è però Abner, il capo dell’esercito. E’ lui, infatti, che nomina Jsh-Boshet, o si adopera perché sia nominato re (2:8-10) facendolo abitare a Mahanaim, in Transgiordania, lontano dall’influsso diretto dei Filistei. Tale situazione si manifesterà chiaramente quando Abner, si sentì offeso da Jsh-Boshet che gli rimproverava di essere stato con una concubina di suo padre. Il rimprovero era grave perché implicava, non solo una questione di correttezza personale, ma anche politica. Accedere all’harem di un re implicava la volontà di sostituirlo in quanto re (cf per Absalom che si ribella a Davide II Sam 16:21,22). E’ probabile che Abner, pure non volendo sostituire ufficialmente Jsh-Boshet si sentisse però il padrone della situazione. Fatto sta che Abner decide a questo punto di abbandonare Jsh.Boshet alla sua sorte e di passare con Davide portando con sé le tribù del nord (3:8-21).

L’intenzione di Abner trova il comprensibile favore di Davide che lo incontra a Hebron. Quello che Davide chiede è che gli sia riconsegnata Mical, la figlia di Saul datagli precedentemente in moglie. E’ probabile che in tal modo Davide volesse avere riconosciuta la sua parentela con Saul, un elemento che avrebbe potuto accrescere, agli occhi del popolo, la legittimità delle sue aspirazioni al trono di Israele. Ma il progetto viene frustrato dal desiderio di vendetta di Joab, il capo dell’esercito di Davide, per l’uccisione di un suo fratello (possiamo però anche escludere una certa gelosia di fronte al nuovo rivale che entra in campo?). Joab, saputo dell’incontro tra Davide e Abner, manda a richiamare segretamente quest’ultimo e lo uccide a tradimento (2:22-27). Davide prende però immediatamente le distanze da Joab e protesta la sua innocenza mostrandosi profondamente addolorato di quanto era successo e organizzando onoranze funebri per la vittima. Questo bastò a relegare l’incidente nell’ambito della faida personale tra i due uomini e a convincere il popolo dell’innocenza di Davide che però mostrava nella questione una certa debolezza politica di fronte a Joab (2:28-39).

Jsh-Boshet, rimasto solo, non durò per molto. Due scellerati pensarono infatti di fare cosa gradita a Davide uccidendolo e portandogli la sua testa. Oltre che per il dispiacere effettivo che Davide deve aver provato, egli deve anche avere compreso che questo non era il modo di conquistare il regno del nord. Davide vuole regnare non come un re che conquista un regno nemico ma come il re legittimo di un regno che Dio e non l’uomo gli ha dato. I due omicidi vengono di conseguenza puniti con una morte che doveva, ancora una volta, servire da testimonianza sull’innocenza di Davide di fronte all’accaduto (4).

Morto Jsh-Boshet, Davide raccoglie finalmente il frutto della sua lunghissima, paziente e fattiva attesa: gli anziani delle tribù d’Israele si recano ad Hebron da Davide riconoscendo in lui la designazione divina e ungendolo (è la terza volta che ciò avviene) re su di loro (5:1-4).

Finisce così la lotta tra Davide e la casa di Saul, lotta che era diventata segno di antitesi tra Giuda e le altre tribù. Si comincia a vedere in queste vicende, anche a livello linguistico, quella distinzione tra Giuda e Israele che sarebbe poi sfociata nella separazione definitiva dei due regni alla morte di Salomone. Per il momento, le due entità si trovano riunite, dopo una lotta anche sanguinosa (2:8-3:5), ma il fatto stesso che Davide sia stato proclamato re, prima su Giuda, e poi separatamente su Israele, dà quasi l’idea di una sola persona che regna su due regni distinti. La cosa non è necessariamente consapevole ma soggiace certamente ad una nuova realtà, anche psicologica oltre che politica, che si sta creando.

Dati cronologici

Il testo di II Sam 2:10,11 è apparentemente strano. I regni di Jsh-Boshet su Israele e di Davide sulla sola Giudea dovrebbero coincidere sia per l’inizio che per la fine. Però mentre al regno di Davide viene attribuita una durata di 7 anni e 6 mesi, a quello di Jsh-Boshet sembra essere attribuita solo la durata di 2 anni. Una soluzione potrebbe essere che i due anni attribuiti a Jsh-Boshet si riferiscano non a tutta la durata del suo regno ma solo al periodo trascorso prima che cominciassero gli eventi narrati successivamente, principalmente le schermaglie tra Israele e Giuda. (7)

Le date assolute degli avvenimenti dell’inizio della monarchia possono essere le seguenti. Si tiene qui conto delle indicazioni bibliche secondo cui Davide regnò sette anni e sei mesi sulla sola Giuda (2:9) e trentatré anni su tutto Israele (5:4,5):

Figura IX-2


LETTURE

1) I Samuele 8-31
2) II Samuele 1-5:5

DOMANDE

1) In quali circostanze e per quali motivi fu chiesto un re?
2) Quali implicazioni sociali, politiche e spirituali aveva tale richiesta?
3) Quali caratteristica ebbe agli inizi la monarchia israelitica?
4) Quali elementi abbiamo sulla durata del regno di Saul?
5) Come descriveresti la personalità di Saul? Cosa contribuì a deteriorare il suo carattere?
6) Quali elementi della sua opera pensi che siano particolarmente significativi? Perché?
7) Come si spiega la sua disfatta finale?
8) Come giudichi Gionatan?
9) Come spieghi la relazione tra i due racconti sull’ingresso di Davide a corte?
10) Quali esempi di duelli conosci sul tipo di quello tra Davide e Goliat?
11) Come qualificheresti l’atteggiamento di Davide riguardo alla sua presa di possesso del regno?
12) A chi si rivolse Davide per aiuto dopo essere fuggito da Saul?
13) In quali occasioni Davide risparmiò la vita di Saul?
14) Racconta la vicenda di Davide e Nabal. Come giudichi l’atteggiamento di Davide?
15) Perché Davide si recò presso i Filistei e quale fu la sua strategia?
16) Cosa evitò a Davide di partecipare alla battaglia del Ghilboa?
17) Cosa successe a Davide durante la battaglia di Ghilboa?
18) Quali furono le vicende e le tappe che segnarono la presa del regno su tutto Israele da parte di Davide?
19) Qual era la condizione di Jsh-Boshet? Quanti anni regnò?
20) Quali sono gli elementi indicativi della distinzione che sta creandosi tra Giuda e Israele?
21) Da cosa potresti prendere spunto per un sermone? Quali sarebbero le sue idee principali?

NOTE

(1) Bright, A History ..., p. 189.

(2) Clifford A. Wilson, Rocks, Relics and Biblical Reliability, Zonodorvan, Grand Rapids 1977, p.68.

(3) R. Fusté, "Goliat", Enciclopedia della Bibbia, Torino-Leumann, Elle Di Ci, vol. 3, 1970, col. 1325.

(4) SDABC, II:535.

(5) Conquistatori di pace, p. 511.

(6) G.L. Archer, Introduzione all’Anticvo Testamento, Modena, Voce della Bibbia 1972, p. 336.

(7) SDABC, II:608. Un’altra possibilità è che Abner abbia potuto restaurare la monarchia in Israele solo 5 anni dopo la disfatta al Ghilboa (vedi, ad es., D. Gino Bressan, Samuele, Torino, Marietti 1963, p. 475). La cosa ci sembra però molto strana: perché Abner avrebbe dovuto aspettare tanto tempo, se l’elezione di Jsh-Boshet doveva servire a confermare la monarchia di Israele e dare una certa sicurezza al popolo? D’altra parte, se Jsh-Boshet avesse regnato solo 2 anni in assoluto, sarebbe più difficile comprendere l’affermazione secondo cui "la guerra fra la casa di Saul e la casa di Davide fu lunga" (3:1).

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