MANUALE DI STORIA D'ISRAELE

Giovanni Leonardi

LEZIONE IV:
IL MONDO DEI PATRIARCHI
(Egitto)


Quando Abramo arrivò in Canaan, l’Egitto stava vivendo un periodo di disunione e disorganizzazione [I periodo intermedio] che permetteva agli Asiatici di entrarvi con estrema facilità. Il rapporto di Abramo con il faraone (Gn 12:10-20) sembra fare intravedere, non tanto il grande monarca di tutto l’Egitto, quanto il signorotto di un piccolo regno locale. I rapporti tra Asiatici ed Egitto furono comunque possibili anche dopo, quando l’Egitto ritrovò la sua grandezza con i faraoni del Regno Medio.

Dopo il breve dominio della XI dinastia, il potere fu assunto dalla XII sotto la quale l’Egitto godé di un periodo di grande splendore per circa due secoli (1991-1786). Ciò portò anche allo sviluppo dell’agricoltura, beneficiata dal Nilo e dalle sue canalizzazioni, e quindi dell’economia generale. Nel quadro di tale benessere generale si inquadra anche lo sfruttamento egiziano delle miniere del Sinai.
L’Egitto era quindi il rifugio obbligato per chi voleva sfuggire alle carestie che di tanto in tanto infierivano nel Medio Oriente, e anche i Patriarchi ne approfittarono. I dipinti di una tomba di circa il 1900 raffigurano dei semiti che si recano in Egitto con le loro famiglie (Figura 1). La famiglia di Giacobbe che scende in Egitto dovrebbe corrispondere molto da vicino a una scena del genere. La Palestina era sotto l’influsso dell’Egitto e questo aiutava a vedere questo Paese come un luogo in cui era possibile recarsi.

Figura IV-1

La discesa in Egitto di Giuseppe prima, e della sua famiglia dopo, avviene durante la XII dinastia che, a parte la precedente dinastia XI che governò per poco tempo, copre interamente il cosiddetto Regno Medio.

Giuseppe

Alcune corrispondenze tra la storia di questo periodo e quella di Giuseppe, potrebbero essere le seguenti:

1) Schiavitù. Durante la XII dinastia l’importazione di schiavi provenienti dalla regione siro-palestinese crebbe molto (Ray 241). In questo quadro si inserisce molto la bene il fatto che dei mercanti madianiti abbiano venduto Giuseppe come schiavo in Egitto dopo averlo acquistato dai fratelli (Gn 17:25-28).

2) Carestia. Durante questa dinastia ci fu anche una carestia come quella che conosciamo dalla storia di Giuseppe (Ray 241).

3) Matrimonio di Giuseppe. Anche il fatto che a Giuseppe fosse data per moglie la figliuola di un sacerdote di On si inserisce meglio nel periodo della XII dinastia che in quello degli Hyksos. On era infatti sede del culto di Ra, il dio sole, e il suocero di Giuseppe era probabilmente sacerdote di questo Dio. Gli Hyksos invece, pur non abolendo il culto di Ra, adoravano Seth. Volendo onorare Giuseppe un re Hyksos gli avrebbe dato in sposa la figlia di un sacerdote di questo dio.

4) Ripristino autorità sotto Sesostri III. Un elemento interessante nel contesto storico del soggiorno di Giuseppe in Egitto è che la sua amministrazione come viceré permise al faraone di riacquistare il controllo delle terre egiziane (Giuseppe "acquista le terre" in cambio del grano da lui fatto conservare durante i sette anni di abbondanza. Gn 47:19-25). Questo fatto potrebbe coincidere con la riconquista del potere sulle precedenti autonomie locali, attuata da Sesostri III (c. 1878-1843), verso l’inizio del soggiorno di Giacobbe in Egitto e quando Giuseppe era già viceré - vizir - ed erano cominciati i 7 anni di carestia. Così descrive la sua opera J. Vercoutter: "Mentre i primi faraoni della dinastia che erano pervenuti al potere con l’aiuto dei feudatari si guardarono bene dall’intaccare le prerogative dei capi di provincia, uno dei primi atti di governo di Khakaure-Sesostri III fu invece di sopprimere la carica stessa dei nomarchi. Si ignora come questa rivolta si sia operata ... Le fonti non ci consentono di rispondere con certezza; possiamo constatare soltanto che a partire dal 1860 circa, verso la metà del regno, i testi non fanno più cenno di nomarchi."(1)

5) Carri e cavalli? Un problema potrebbe essere posto dal fatto che quando Giuseppe divenne viceré gli fu assegnato il secondo carro di faraone (Gn 41:43; cf. 46:29). E’ opinione alquanto diffusa che siano stati gli Hyksos a portare in Egitto i cavalli e i carri da guerra. E "tuttavia è stato ritrovato in Nubia la tomba di un cavallo, in un periodo anteriore a quello degli Hyksos, verso il 1875 a.C. Le parole ‘secondo carro’ in Gn 41:43 possono suggerire, naturalmente, che i carri non dovessero essere molto comuni" (Ray 242).

Figura IV-2

6) Capitale? Un altro problema posto dalla cronologia lunga è che il racconto del Genesi sembra porre la regione di Goshen, dove si stabilirà la famiglia di Giacobbe, nelle vicinanze della residenza regale da dove Giuseppe poteva con una certa facilità raggiungerli. Si pensa che questo corrisponderebbe bene con la situazione del periodo hyksos quando la capitale era Avaris, sul delta.

Non è detto, comunque, che la vicinanza dovesse essere moltissima. Ray (242) fa notare che Giuseppe deve servirsi del carro per andare e venire tra la reggia e Goshen (Gn 46:28,31). A me sembra significativo il fatto che Giuseppe consigli ai suoi di dichiararsi pastori davanti al faraone, proprio per potere stare in Goshen lontano dagli Egiziani perché "gli Egiziani hanno in abominio tutti i pastori" (Gn 46:34).

E’ comunque evidente che i rapporti tra la reggia e Goshen sarebbero stati quasi impossibili se la capitale fosse stata Tebe, nell’Egitto meridionale. In realtà i sovrani della XII dinastia trasferiscono la capitale da Tebe a Ittaui, nelle vicinanze di Menfi , poco più a sud dell’inizio del delta.(2) C’era poi una seconda capitale che potrebbe essere localizzata a Qantir (Ray 242).

Morte di Giacobbe

Utilizziamo in questa sezione uno studio del Prof. Shea(3) che cerca di evidenziare alcune corrispondenze tra la narrazione di Genesi 50 e la storia egiziana.

Dati cronologici: Avendo già stabilito che l’eisodo ("ingresso", mentre esodo è "uscita") avvenne nel 1876, poiché a tale data Giacobbe aveva 130 anni (Gn 47:9) e morì a 147 (Gn 47:28), si deduce che egli sia morto verso l’anno 1859 (1876-17). Ci troviamo quindi verso la metà del regno di Sesostri III (1878-1843), e in particolare verso il 20° anno. E’ successo qualcosa in questo periodo in Egitto che possa avere a che fare con questo avvenimento?

Figura IV-3

La stele di Khu-Sebek: Si tratta della stele di un funzionario reale, Khu-Sebek, che narra come abbia fatto carriera diventando uno dei principali dirigenti della corte del faraone. La parte che ci interessa, e quella più importante, riguarda proprio quello che egli narra in rapporto al regno di Sesostri III. In 12 colonne verticali egli narra la sua carriera parlando anche di una campagna in Nubia alla quale aveva partecipato personalmente. Successivamente, al di sopra di queste 12 colonne, nel posto dove normalmente si inserisce una raffigurazione pittorica, furono inserite altre 5 righe orizzontali in cui egli narra di una campagna asiatica. Il contenuto di questa parte è il seguente:

"Sua maestà procedette verso nord per abbattere gli Asiatici. Sua maestà raggiunse una terra straniera il cui nome è Sekmem. Sua maestà prese la giusta direzione procedendo verso la Residenza di vita, prosperità e salute. Allora Sekmem cadde, insieme con gli spregevoli Retenu. Mentre stavo alla retroguardia riunii i membri dell’armata per combattere contro gli Asiatici. Allora colpii un asiatico. Feci allora prendere le sue armi dai soldati dell’armata, senza distrarmi dalla battaglia, perché il mio volto guardava avanti e non voltai la schiena all’asiatico. ..." (4)

In che epoca avvenne questa campagna? Sesostri III realizzò tre campagna militari in Nubia e la terza avvenne nel 16° anno del suo regno. Questo significa che la prima preoccupazione di Sesostri III, nella prima parte del suo regno, fu esclusivamente quella di regolarizzare la situazione della Nubia. Poiché la "campagna" asiatica è stata aggiunta dopo avere narrato delle altre, essa deve essere datata a dopo il 16 anno di Sesostri III.

Bisogna poi chiedersi che tipo di campagna sia stata in realtà. Innanzitutto si tratterebbe di un unicum poiché non si conoscono altre campagne asiatiche né sotto Sesostri, né sotto tutta la XII dinastia. Come mai, dunque, questa eccezione? Come mai Khu-Sebek, narrando questa campagna, parla solo della città di Sekmem (Sichem) senza neppure narrare le vicende della sua conquista? L’iscrizione è molto strana perché, in realtà, sembra dire che Sichem sia caduta dopo che gli Egiziani avevano già deciso di tornare in Egitto e ciò che si narra non è altro che una scaramuccia che la retroguardia egiziana avrebbe subito da parte dei Sichemiti mentre si stavano allontanando da Sichem. Qual è allora la verità che sta oltre il racconto di Khu-Sebek?

La campagna asiatica è il corteo funebre di Giacobbe: La verità potrebbe essere che quella che Khu-Sebek narra non è affatto una campagna militare ma il corteo funebre di Giacobbe e che la battaglia con i Sichemiti non sia affatto l’assalto egiziano alla città ma una scaramuccia contro il corteo funebre protetto dagli Egiziani. Se infatti si guarda in Gn 50:7-9 si vede che doveva trattarsi di un corteo molto numeroso composto da tutti gli adulti ebrei e da molti egiziani: "Allora Giuseppe salì a seppellire suo padre; e con lui salirono tutti i servitori di Faraone, gli Anziani della sua casa e tutti gli Anziani del paese d’Egitto ... Con lui salirono carri e cavalieri; talché il corteggio era numerosissimo." Khu-Sebek poteva benissimo fare parte di questo corteo, visto che era uno dei capi della corte di Faraone e un militare. Solo che egli tende a descrivere la scena in modo da trarne maggiore motivo di gloria presentandola quasi fosse una grande impresa quando era soltanto un corteo funebre in onore di un vecchio straniero. Questo intento di Khu-Sebek può spiegare l’unica discrepanza reale esistente tra il testo biblico e la stele. Khu-Sebek dice infatti che Faraone guidava questa spedizione ma Gn 50:6 ci dice soltanto che egli aveva solo dato il permesso e fornito i mezzi necessari perché la cosa potesse realizzarsi in modo opportuno. E’ facile comunque pensare che Khu-Sebek voglia onorare il Faraone e se stesso trasformandolo nella guida reale della spedizione quando, al massimo, lo si poteva considerare come guida ideale.

L’itinerario seguito: Rimane un problema che, in realtà, è una conferma dell’ipotesi che stiamo presentando: visto che il corteo doveva andare a seppellire Giacobbe a Macpela che si trova a Hebron (Cf. Gn 50:5,13 e Gn 23:17-19), come mai dovrebbe passare per le vicinanze di Sichem, molto più a nord, come ci dice la nostra stele? Il fatto è che il testo stesso di Genesi presuppone un itinerario del genere. Leggiamo infatti che il corteo funebre, prima di arrivare a Hebron fece sosta "all’Aia di Atad ch’è oltre il Giordano" (Gn 50:10). Questo significa che il corteo non seguì né la Via dei Filistei (Es 13:17), conosciuta come Via di Horo dagli Egiziani, lungo la costa; né quella del Medio-Sinai che corre parallela alla prima ma più verso l’interno. Per andare a Hebron passando prima dall’Aia di Atad dovettero seguire la Via Imperiale che passava a sud del Mar Morto, risalendo a Nord attraverso i territori di Edom, Moab e altri.

Figura IV-4

Lo scopo di questo itinerario non è detto, ma potrebbe essere quello di permettere alla famiglia di Esaù, fratello di Giacobbe di associarsi alle onoranze funebri del parente. Ciò avviene appunto all’Aia di Atad che deve trovarsi in prossimità di un qualche guado del fiume. Viene allora facile pensare al guado attraversato da Giacobbe, al suo ritorno da Charan, dove ebbe l’incontro con l’Angelo di Yahveh primo di riappacificarsi con il fratello Esaù (Gn 32-33). Dovremmo così trovarci al guado presso il fiume Yabbok e da lì il corteo avrebbe, in qualche modo, ripercorso la strada seguita precedentemente da Giacobbe e la sua famiglia. Da lì, risalendo i pendii montuosi si sarebbero ritrovati sulla via del Medio-Sinai che passava da Sichem proseguendo verso Hebron. Ma a Sichem avviene la battaglia di cui parla Khu-Sebek. Il motivo poteva essere dato dalla voglia di vendetta che i Sichemiti nutrivano ancora verso la famiglia di Giacobbe per quanto era successo molti anni prima in seguito al rapimento della figlia Dina (Gn 34). In seguito al massacro di Sichemiti fatto dai figli di Giacobbe che volevano vendicare l’onore della loro sorella rapita dal principe sichemita, Giacobbe dovette fuggire, ma ora la vendetta arriva. I Sichemiti approfittano del passaggio del corteo funebre per assalire gli Ebrei che andavano a Hebron e solo per la presenza dei soldati egiziani non riescono nel loro scopo.

Sintesi: Abbiamo così due avvenimenti che coincidono per quel che riguarda il tempo, lo spazio e le modalità dell’azione. Ciò incoraggia notevolmente a identificare i due fatti.

Il secondo periodo intermedio

Dopo la fine del lungo periodo della XII dinastia, inizia in Egitto un lungo periodo di decadenza e di confusione. La XIII dinastia dura dal 1786 al 1633. Ma sembra che per tutto questo tempo "e per circa trent’anni dopo la sua caduta, il distretto di Xois nelle paludi del Delta occidentale rimase indipendente almeno nominalmente; vi esercitò il potere una lunga serie di dinasti, o governatori locali, che conosciamo ... come la XIV dinastia."(5)

L’elemento caratterizzante di questo periodo è comunque la presenza degli Hyksos. Essi entrano in Egitto attraverso un processo di infiltrazione che comincia verso gli ultimi anni della XIII dinastia. Ciò può essere avvenuto sia pacificamente che con la forza, ma non si tratta dell’invasione militare di una potenza straniera organizzata. Gli Hyksos ("principi stranieri") sono popolazioni miste, prevalentemente semite ma non solo. Alla fine, queste popolazioni riescono comunque a impadronirsi del potere e a dare inizio ad una dinastia, la XV, che governerà su buona parte del Delta, con capitale Avaris, e su parte del Medio Egitto, avendo anche il sostegno di principi locali. Essi assimilano progressivamente la cultura egiziana e governano da Egiziani. Questo non impedisce che vi siano stati forti momenti di tensione ma si arriva in un certo momento e per un certo tempo ad una coesistenza pacifica con i sovrani di Tebe.

"Per riassumere: è evidente che la dominazione degli Hyksos è consistita più in un mutamento di direzione politica - i nuovi arrivati trassero profitto dalla decadenza politica seguita alla XII dinastia per imporsi a una maggioranza mal governata - che non in un’invasione ad opera di un unico gruppo etnico, numericamente consistente e meglio armato degli Egizi." (6)

Figura IV-5

Un fatto importante da notare è che gli Hyksos, nonostante la posizione di dominio che avevano raggiunta, rimangono una minoranza.(7) E’ in questo contesto che Ray pone l’inizio dell’oppressione degli Ebrei quando "sorse sopra l’Egitto un re che non aveva conosciuto Giuseppe" (Es 1:8). Ray fa notare che il verbo "sorgere" quando seguito dalla particella cl dovrebbe essere inteso, qui come spesso altrove (vedi Dt 19:11; 28:7; Gd 9:18 e altri), come "sorgere contro" (qwm cl) e dovrebbe indicare un sorgere violento contro l’Egitto. Questo potrebbe riferirsi proprio alla presa del potere da parte degli Hyksos che, essendo pochi, vedrebbero una minaccia nella presenza degli Ebrei amici degli Egiziani e avrebbero così deciso di ridurli in una condizione di schiavitù facendo loro costruire le città di Pithon e Phi-Ramses (Es 1:9,10) di cui abbiamo già parlato.

Considerato che verso il 1730 (altri hanno 1720) gli Hyksos erano già ampiamente installati nel Delta, è da questa data che si potrebbe fare partire l’oppressione (Ray 245). C’è da chiedersi se il quadro dell’inizio dell’oppressione degli Ebrei non possa coincidere, in qualche modo, con quanto dice Manetone (cit. da Giuseppe Flavio in Contra Apionem) descrivendo l’inizio del potere da parte del primo sovrano hyksos in questo periodo:

"Nel nomo saitico egli fondò una città molto ben situata a est del ramo bubastita del Nilo e secondo un’antica tradizione chiamata Avari. Questa città egli costruì e fortificò con mura massicce, disponendovi una guarnigione di 240.000 uomini bene armati a sorvegliare la frontiera. Vi veniva in estate, sia per distribuire le razioni e pagare le truppe, sia per esercitarle accuratamente con manovre, diffondendo così il terrore nelle tribù straniere".(8)

Gli Ebrei potrebbero essere inclusi tra queste "tribù straniere"? La visione più pacifica che si tende ora ad accreditare alla presenza degli Hyksos in Egitto non impedisce che, soprattutto nella fase della presa del potere, si siano verificati episodi di violenza e di oppressione che tesero successivamente a sfumarsi man mano che il potere si consolidava. L’oppressione deve essere continuata - o ripresa - fino a quando si produrrà il decreto sulla morte dei primogeniti all’epoca della nascita di Mosè (Es 1:15-22). Ma qui siamo già all’epoca del Nuovo Regno.

Questo quadro è sostenuto pure da Bimson, anche se lui attribuisce a Tutmosis III della XVIII dinastia la fase delle costruzioni (p. 230):

"Non c’è alcun motivo per pensare che questo periodo [degli Hyksos] abbia portato ad un allentamento dell’oppressione degli Israeliti. E’ alquanto illogico pensare che poiché gli Hyksos e gli Israeliti erano entrambi di origine semitica dovessero esserci tra di loro dei sentimenti di identità e di amicizia. La politica del Vicino (o Medio) Oriente sottolinea, sia per i tempi antichi che per quelli moderni, l’erroneità di un tale presupposto."(9)

Il Nuovo Regno e l’esodo

Il caos e la debolezza della XIII dinastia (tebana) provocò comunque il sorgere, nel 1650, di una dinastia parallela, la XVII, che alla fine comincerà l’opera di liberazione dagli Hyksos dando inizio, con Amosis, alla dinastia XVIII e al Nuovo Regno.

Dopo la cacciata degli Hyksos e il sorgere del Nuovo Regno non sappiamo niente di quanto sia successo agli Ebrei. Ray (246) pensa che potrebbero aver goduto di un breve periodo di allentamento delle loro pene che sarebbero poi, ben presto, riprese in modo più intenso. E’ però possibile che gli Egiziani non abbiano distinto molto, già da subito, tra oppressori e oppressi considerato che entrambi erano stranieri. Che ciò sia avvenuto all’inizio della XVIII dinastia o poco dopo, è certo che essi dovettero considerare più prudente non trascurare la presenza di questi stranieri sul loro confine orientale che, dopo la lezione impartita dagli Hyksos, non consideravano più così sicuro come in precedenza.(10)

Accettando l’indicazione biblica che l’esodo deve essere avvenuto circa 80 anni dopo la nascita di Mosè,(11) si può porre verso la fine del regno di Amenofi I o verso l’inizio di quello di Tutmosi I il decreto di morte per i bambini ebrei. L’esodo sarebbe invece avvenuto sotto Amenofi II. La situazione di questo re e del periodo in cui visse, merita di essere esaminata da vicino. Una figura da considerare in particolare à la regina Hatshepsut.

Figura IV-6

Hatshepsut, la principessa madre adottiva di Mosè? Hatshepsut è figlia primogenita di Tutmosi I. Potrebbe così essere la principessa che adottò Mosè (Es. 2:5-10). Successivamente lei sposò il faraone Tutmosi II, suo fratellastro, e alla sua morte assunse il regno al posto di Tutmosi III che era allora un ragazzino (Hatshepsut non aveva avuto figli maschi(12) e Tutmosi III, l’erede designato al trono, era solo un suo figliastro, essendo nato da una sposa secondaria di Tutmosi II). Hatshepsut governò così per circa 20 anni lasciando una certa libertà all’erede designato ma mantenendo il potere saldamente in mano. Quando alla fine morì, Tutmosi III attuò una totale damnatio memoriae a suo danno facendo cancellare e distruggere tutto ciò che poteva ricordarla. Se Hatshepsut avesse favorito Mosè quale figlio adottivo, Tutmosi non lo avrebbe visto certamente di buon occhio. Dopo avere ucciso l’egiziano che angariava il suo popolo (Es 2:11ss), Mosè ebbe ben ragione di avere paura e di fuggire nel Sinai.

Tutmosi IV, uno faraone che non pensava di diventare tale. C’è un altro fatto della storia di questo periodo che merita di essere notato. Il successore di Amenofi II, Tutmosi IV, regnò "probabilmente non più di nove anni. Una stele di granito, che Tutmosis IV fece erigere tra le zampe della Grande Sfinge a Giza, narra come, da giovane, il faraone solesse riposarsi dalla caccia e dalle esercitazioni di tiro al bersaglio all’ombra dell’enorme statua, e come in un’occasione il dio Harmakhis, con cui era identificata allora la sfinge, gli avesse parlato in sogno, promettendogli che sarebbe divenuto re in premio per avere liberato l’immagine del dio dalle sabbie del deserto che la opprimevano. Questo racconto di fantasia, che doveva introdurre l’elenco dei restauri realmente effettuati a Giza dal re, fa pensare che Tutmosis IV non fosse l’erede designato, ma abbia ottenuto il trono per un fatto imprevisto, quale potrebbe essere la morte prematura di un fratello più anziano."(13)

Se l’esodo avvenne sotto il regno di Amenofi II, allora il principe ereditario morto misteriosamente potrebbe essere perito, in realtà, in quella notte in cui l’angelo sterminatore passò per fare morire i primogeniti degli Egiziani (Es 12:29).

Conclusione

La ricostruzione dell’esodo qui offerta dipende, in buona parte, dalla datazione del regno dei singoli faraoni. Non tutti gli studiosi seguono la stessa cronologia. Le differenze non sono comunque tali da alterare profondamente il quadro mantenendo salve le indicazioni cronologiche bibliche come le abbiamo comprese. Un’alternativa sarebbe di vedere in Tutmosis III il faraone dell’esodo, e di avvicinare maggiormente verso l’inizio della dinastia il decreto di morte per i bambini ebrei.(14) Potendo confermare la cronologia che abbiamo accettata, si verificano comunque alcune coincidenze che sarebbero di un certo valore.

La storia egiziana non ci fornisce informazioni dirette sulle vicende degli Ebrei. Essi, nonostante l’importanza che hanno per la nostra storia, non rientravano nelle grandi vicende dell’Egitto. Se Tutmosi III cercò di distruggere la memoria di Hatshepsut, non c’è da meravigliarsi se non abbiamo memorie dirette su Mosè e sul suo popolo. Abbiamo comunque visto come vi siano coincidenze molto interessanti tra quanto narrato nella Bibbia e ciò che sappiamo della storia egiziana. Alcuni aspetti della ricostruzione che abbiamo cercato di delineare, sono evidentemente ipotetici e possono essere soggette a variazioni, ma la sostanza complessiva ci sembra che possa ricevere la nostra fiducia.

DOMANDE

1) Qual era la situazione dell’Egitto all’epoca di Abramo?

2) Quali fatti possono convalidare il racconto biblico della storia di Giuseppe in Egitto sotto la XII dinastia? Quali problemi vengono posti a questa collocazione e come possono essere risolti?

3) Quali relazioni esistono tra la morte di Giacobbe narrata in Gn 50 e la stele di Khu-Sebek?

4) Che rapporto può esserci tra la dominazione hyksos dell’Egitto e la schiavitù degli Ebrei?

5) Come si collocano le vicende della schiavitù e della liberazione degli Ebrei dall’Egitto sotto i faraoni della XVIII dinastia? Quali elementi di incertezza possono rimanere?

6) Come potresti usare quanto imparato sull’esodo per un sermone?

NOTE

(1) Jean Vercoutter, "Il Regno Medio", in Gli imperi dell’Antico Oriente I, Vol. 2 della Storia Universale Feltrinelli, Feltrinelli, Milano 1968, p. 337.

(2) C.H. Gordon, Il Vecchio Testamento e i popoli del Mediterraneo Orientale, Morcelliana, Brescia 1959, p. 58. J. Vercoutter, op. cit., p. 323.

(3) William H. Shea, "Una potenziale connessione storica per la morte e il seppellimento di Giacobbe in Genesi 50, Adventvs 6, 1993, pp. 52-64.

(4) ANET, p. 230.

(5) William C. Hayes, "L’Egitto dalla morte di Ammenemes III a Seqenre II", in Storia del Mondo Antico, vol. II: L’apogeo delle civiltà orientali: Egitto, Mesopotamia, Anatolia, Egeo, Milano, Garzanti 1976, pp. 57,58.

(6) Vercoutter, 2:360.

(7) Ibid., p. 361.

(8) Tr. in Vercoutter, p. 355.

(9) Bimson, Redating ..., p. 232.

(10) Bimson, Redating ..., p. 232.

(11) Mosè ha 80 anni quando torna in Egitto dal Sinai per liberare Israele. Dt 34:7 ci dice che aveva 120 anni quando morì. Togliendo a questa cifra i 40 anni trascorsi nel deserto (Nm 14:33), Mosè dev’essere nato circa 80 anni prima dell’esodo verso il 1526.

(12) Sembra abbia avuto forse un’unica figlia (T.G.H. James, "L’Egitto dalla cacciata degli Hyksos ad Amenophis I", Storia del Mondo Antico, vol. II, op. cit., p. 290.

(13) James, Ibid., p. 295. ANET, 1969, p. 449.

(14) Tra i sostenitori di Questa ipotesi troviamo Bimson, Redating ..., p. 230. Egli arriva a questa conclusione ponendo la data dell’esodo a circa il 1470, 80 anni dopo l’inizio della XVIII dinastia quando sarebbe stato decretata la morte del bambini ebrei. Per fare questo Bimson mantiene la fondamentale storicità dei 480 anni di I Re 6:1 ma considerandoli una cifra approssimativa (pp. 74-79).

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