MANUALE DI STORIA D'ISRAELE

Giovanni Leonardi

LEZIONE II:
DATAZIONE DELL'ESODO


La data dell’esodo è oggetto di ampio dibattito. I dati su cui fondarsi per giungere a una conclusione sono di due tipi: biblici e archeologici.

Dati biblici

I Re 6:1

Il quattrocentottantesimo anno dopo l’uscita dei figliuoli d’Israele dal paese d’Egitto, nel quarto anno del suo regno sopra Israele, nel mese di Ziv, Salomone cominciò a costruire la casa consacrata all’Eterno.

Esodo 1:8-15

"Or sorse sopra l’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe. Egli disse al suo popolo: ... Ed esso edificò a faraone le città di approvvigionamento, Pithom e Ramses. Ma più l’opprimevano, e più il popolo moltiplicava e s’estendeva; e gli Egiziani presero in avversione i fi-gliuoli d’Israele, e fecero servire i figliuoli d’Israele con asprezza, e amareggiarono loro la vita con una dura servitù, adoprandoli nei lavori d’argilla e di mattoni e in ogni sorta di lavori nei campi. E imponevano loro tutti questi lavori, con asprezza. E il re d’Egitto parlò anche alle levatrici degli Ebrei ..."

Una discrepanza?
Secondo il testo di I Re 6:1, l’esodo dovrebbe essere avvenuto 480 anni prima del 4° anno di regno di Salomone cioè nel 966+480=1446/5. Saremmo in tal caso sotto il regno di Tutmosi III (1490-1436), nell’ambito della XVIII dinastia.
Se però si accetta l’indicazione di Esodo 1:11 come indicante la costruzione di Pithom e Ramses da parte degli Israeliti, sotto il regno di Ramses II, allora l’esodo dovrebbe essere avvenuto non prima di questo faraone (1290-1224) della XIX dinastia, nel XIII sec.

Soluzione
Esodo 1 non può essere usato come prova del fatto che la schiavitù di Israele si sia estesa fino all’epoca di Ramses II. La denominazione "città di Ramses" potrebbe essere dovuta ad un aggiornamento del testo da parte degli scribi posteriori che avrebbero così fatto capire ai lettori loro con-temporanei del testo che la città edificata dagli Israeliti era quella che al loro tempo era chiamata "Città di Ramses".

Un procedimento di questo tipo è documentabile nello stesso libro del Genesi 47:11. Qui si dice in-fatti che Giacobbe si sarebbe stabilito nella "terra di Ramses" senza che nessuno osi pensare che tale avvenimento sia successo all’epoca di Ramses. Altrove (46:34) tale regione è più semplice-mente detta "terra di Goshen". Un ulteriore esempio è dato dal nome di Dan applicato a Lachish (Gn 14:14) all’epoca di Abramo, mentre la località avrebbe preso il nome Dan, dalla tribù discen-dente dall’omonimo figlio di Giacobbe (Gn 30:6), solo dopo la sua conquista da parte degli Israeliti (Giosuè 19:47).

Anche oggi noi diciamo che i Romani conquistarono Bologna, mentre a quel tempo la città si chiamava Felsina.

Dati archeologici: linee programmatiche

La questione dei dati archeologici è più complessa.

Si tratta di stabilire innazitutto a quali località attuali corrispondano le due città menzionate in Esodo 1 e studiare poi se i loro resti permettano una effettiva datazione della loro costruzione sotto la XIX dinastia o sotto un’altra.
Bisogna poi studiare i dati archeologici della Palestina per vedere se vi sono tracce di una conquista violenta, come quella descritta nella Bibbia, nell’ambito della XIX dinastia o della XVIII.

Identificazione di Pi-Ramses (Bimson 33-40)(1)

Figura II-1

Attualmente questa città è identificata con Tanis (Brugsch, 35) o, più ancora, con Qantir (Montet, Albright e altri, 35).

Per quel che riguarda l’identificazione con Tanis, essa cade perché:

1) Sembra che tale città non sia stata costruita prima della XXI dinastia (Vanseters) e quindi non può essere stata costruita dagli Ebrei come si pensava prima.

2) Molto materiale fu portato a Tanis sotto la XXI dinastia proprio da Qantir dove si trovano molti pezzi in sito dell’epoca di Ramses II (Van Seten).

3) Le descrizioni letterarie di Pi-Ramses corrispondono meglio a Qantir che a Tanis.

E’ quindi con Qantir che deve essere identificata Pi-Ramses.

C'era però il problema che, anche identificando Pi-Ramses con Qantir, non erano stati scoperti, in un primo tempo, in tale località, resti risalenti a prima della XIX dinastia. Si pensava pertanto che ciò fosse prova del fatto che l’esodo non poteva essere avvenuto prima del XIII sec.

"Comunque, gli studi di L. Habachi hanno prodotto una grande quantità di nuovi elementi sulla storia della città. Ci sono prove della fioritura in tale area di una città durante il Regno Antico, e molte più prove certe del fatto che una città di una certa grandezza esistesse durante il Regno Medio" proprio quando noi pensiamo che gli Ebrei furono costretti a edificare Ramses e Phitom (Bimson 35).

Identificazione di Pithom (Bimson 40-43)

Naville lo ha identificato con Tell el-Maskouta, sito ove si trovano costruzioni innalzate da Ramses II. Gardiner ha tuttavia rifiutato questa identificazione a favore di quella con Tell er-Retebah.

La prova sarebbe data dalla scoperta di una pietra miliare di epoca romana con l’indicazione "ERO". Tenuto conto del fatto che ERO era la forma latina di Heropolis, città di Heron, e che He-ron equivale all’egizian Atum si vede facilmente come tale pietra miliare indichi Pi-Hatum o Pithom.

Tale pietra è stata trovata vicino a Tell el-Maskouta ma indica che quest’ultima località si trova a nove miglia romane da Ero, proprio la distanza che intercorre tra questa località e Tell er-Retebah.

Tra i sostenitori di questa identificazione troviamo Albright, Wright, Harrison.

Recentemente è stata avanzata l’ipotesi che Pithom possa essere identificata con Eliopolis. Tuttavia, sia questa città che Tell er-Retebah esistevano durante il Regno Medio e consentono al fatto che l’esodo possa essere avvenuto sotto la XVIII dinastia.

Inconsistenza ipotesi XIX dinastia su base testuale (Bimson 39,40)

Un elemento da considerare è il tempo che deve essere passato dall’inizio della costruzione delle due città menzionate in Esodo 1 e l’esodo. I vv. 8-15 pongono i lavori forzati per costruire tali città all’inizio dell’oppressione che sembra si sia sviluppata sempre più forte fino a minacciare di estinzione il popolo d’Israele attraverso l’uccisione dei figli maschi. Ora, se si pensa che Mosè nasce in tale periodo e che l’esodo avviene quando egli era vecchio 80 anni, si capisce che se le due città di cui si parla sono state costruite sotto Ramses, non è allora possibile che l’esodo sia avvenuto sotto lo stesso faraone (Ramses regnò solo 66 anni, dal 1290 al 1224).

Non c’è quindi da meravigliarsi se, come fa osservare Harrison (che tuttavia mantiene l’identificazione tra Pithom e Tell er-Retebah), non vi sono tracce di lavori pesanti in questa località sotto la XVIII dinastia: l’oppressione, e con essa la costruzione della città può essere cominciata molto tempo prima. Nell’ipotesi della cronologia lunga suggerita da Ray, l’oppressione si sviluppa intensamente proprio durante l’occupazione degli Hyksos.

Un elemento che rende impossibile l'esodo sotto la XIX dinastia è dato da Giudici 11:26 che richiede 300 anni tra l'inizio della conquista e il tempo di Jefte a cui si riferisce.

Archeologia palestinese e conquista israelitica (Bimson 43ss)

Gli scavi fatti in Palestina negli ani ‘30 hanno contribuito notevolmente all’affermazione della tesi del XIII sec. per l’esodo. Per Albright vi erano delle evidenze di una distruzione violenta verso la fine del XIII sec. di diverse città tra cui Bethel e Lakish. Il ritrovamento tra le rovine di Lakish di una iscrizione che egli pensava si riferisse al IV anno di Mernepta - successore di Ramses - gli fece datare all’epoca di questo faraone la conquista della città da parte di Israele.

Tuttavia, pur mantenendo approssimativamente la data di queste distruzioni, si può discutere ab-bondantemente sull’identità di chi le ha prodotte.

Testimonianze bibliche di distruzioni: Se l’esodo è avvenuto, come crediamo, verso la metà del XV sec., allora la fine del XIII secolo deve essere collocato nel mezzo del periodo dei giudici. Ma anche in tale periodo c’è traccia di diverse distruzioni di città palestinesi:

Jefte conquista 20 città degli Ammoniti (Gd 11:32,33).

Gli Israeliti stessi, combattendo tra di loro, distruggono e incendiano la città di Ghibea e altre della tribù di beniamino (Gd 20:40,48).

Altre possibili cause di distruzione: Bisogna notare che non sempre è distinguibile una distruzione avvenuta nel XII secolo da una avvenuta nel XIII, o una avvenuta nella prima parte da una nella se-conda parete del secolo. In questo quadro è possibile che molte distruzioni siano avvenute ad opera di diversi agenti.

Popoli del Mare: Buona parte dei territori sul Mediterraneo Orientale vengono sconvolti dal passaggio dei cosiddetti "Popoli del Mare" che arrivano a mettere in serio pericolo lo stesso Egitto all’epoca di Ramses III (1183-1152). Una delle loro distruzioni potrebbe essere quella di Hazor (V. Fritz. Bim. 51).

I Filistei sono una popolazione non semita che si insedia sulla costa della Palestina in seguito alla sconfitta in Egitto dei Popoli del Mare. Essi domineranno Israele fino all’epoca di Saul e Davide e qualche distruzione può essere dovuta a loro. Lachish potrebbe essere stata distrutta da loro (Tufnel. Bim. 50). L’iscrizione riferentesi al IV anno di Mernepta non è detto che si riferisca al Mernepta successore di Ramses II perché potrebbe riferirsi ad almeno altri due suoi successori e, in ogni caso, essa pone un limite post quem alla distruzione della città e non indica necessariamente una contemporaneità tra la data dell’iscrizione e quella della distruzione.

L’Egitto stesso può essere uno degli agenti delle distruzioni del XIII(-XII) sec. La reazione egiziana all’invasione dei Popoli del Mare porta questi ad affermare infatti, come aveva già fatto Mernepta, il loro dominio sulle zone limitrofe della Palestina (Bim. 49).

L’obiezione del calo di cultura: Alcuni, come Bright, hanno fatto notare che pur ammettendo che non vi sono prove per dire che sia stato Israele a produrre queste distruzioni durante la sua conquista della Palestina, tuttavia, il fatto che queste distruzioni siano state seguite dall’apparizione di una cultura più povera, darebbe il diritto di pensare proprio agli Israeliti. A ciò si ribatte che:

A. E’ ovvio che, se alla distruzione segue un insediamento della stessa popolazione precedente, questa si ritrovi in situazioni molto più disagiate di prima e solo dopo un lungo periodo di tempo possa ritornare alla condizione originaria e magari superarla. Non si può quindi usare questo argomento per dire che il calo di cultura è segno dell’invasione di un popolo straniero.

B. "Kenyon osserva anche che «il cambiamento più grande» nella cultura avvenne verso il 1400 a.C., ... , quando si realizzò un «evidente deterioramento». Ma «non c’è un rottura completa» tra il periodo che va dal 1400 al 1200 a.C. Kenyon suggerisce che gli Israeliti insediandosi in Canaan ab-biano adottato la cultura della popolazione ivi stabilita, con il risultato che il loro arrivo non è ri-flesso nei resti archeologici" (Bim. 52).

Se non fosse per la tesi di una conquista israelitica della Palestina nel XIII sec. "nessun archeologo avrebbe avuto alcun motivo di supporre che il XIII sec. a.C. in Palestina abbia visto la nascita di una nuova nazione che sarebbe giunta al suo più pieno sviluppo verso la fine dell’XI sec. a. C." (Franken, in Bim. p. 53).

Il caso Gerico

Gerico è stata la prima città che Israele conquistò dopo il passaggio del Giordano e sappiamo dal racconto biblico che essa è stata completamente distrutta (Giosuè 5:13-16:17).

Quando nel 1931, in seguito ai suoi studi, Garstang affermò che le mura della città D erano cadute prima del 1400 (anche se poi parlò di un periodo tra il 1400 e il 1385), la cosa fece pensare subito al periodo della conquista Israelitica.

Negli anni ‘50, Kanyon riscavò Gerico e giunse a conclusioni molto diverse da quelle di Garstang: Per lei "a Gerico non c’era alcuna città tra c. 1550 e c. 1440 a.C., e la città che sorse a quest’ultima data cessò di essere occupata verso il 1325 a.C. Il sito rimase non abitato fino alla fine dell’età del bronzo" (verso il 1200) (Bim. 44). Questa ricostruzione non corrisponderebbe quindi né con l’ipotesi della metà del XV sec. né con quella del XIII sec. Al momento in cui noi collochiamo la conquista (circa 40 anni dopo l’esodo, quindi proprio verso il 1400) Gerico non sarebbe stata distrutta ma appena ricostruita.

Detto in altri termini: Nel 1550 sarebbe stata distrutta una città appartenente al Bronzo Medio. Questa città non può essere quella distrutta dagli Ebrei. Giosuè avrebbe invece preso nel 1325 un’altra città delle cui fortificazioni non rimangono tracce e appartenente al Bronzo Recente.

Tesi di Bimson (119-136): Bimson obietta però quanto segue:

A. Le ricostruzioni che pongono la conquista israelitica dopo il XV sec., sia quella di Kenyon che la pone verso il 1325, sia quelle che la pongono dopo, si trovano a dovere confrontarsi con il fatto che della Gerico distrutta da Giosuè non sarebbe rimasta quasi alcuna traccia. Le spiegazioni date (collocazione in altro luogo, piccolo forte, erosione, eziologia) non reggono alla realtà dei fatti. E bisogna chiedersi se tale mancanza non sia dovuta proprio al fatto che si cerca nel momento sba-gliato.

B. La data 1550 avanzata da Kenyon per la prima distruzione della Gerico del Bronzo Medio deriva dal collegamento con l’espulsione degli Hyksos dall’Egitto. Gerico sarebbe stata una roccaforte Hyksos e sarebbe stata distrutta dagli Egiziani insieme ad altre loro roccaforti che gli Hyksos avrebbero avuto in Palestina. Se è vero che gli Egiziani assediarono Shardun, nell’estremo sud della Palestina, non si hanno però prove di una loro avanzata in Palestina con conseguente vendetta sulle città di questa regione (124-125). Sembra invece che subito dopo aver preso Shardun, assediata per 3 anni, Amosis ritornò in Egitto per riprendere il controllo della Nubia. Come si può pensare che l’Egitto fosse in grado di operare le tante supposte distruzioni in Palestina quando dovette assediare per ben tre anni solo la località di Shardun?

C. La data del 1550 per la distruzione di Gerico ad opera degli Egiziani corrisponderebbe approssi-mativamente alla distruzione di molte località della Palestina. Se non fossero stati gli Egiziani a produrle, sarebbe del tutto logico pensare alla conquista israelitica. Ci sarebbe però il problema della data che sarebbe in anticipo di circa un secolo e mezzo. A tale obiezione Bimson risponde con quanto segue.

D. Esiste una premessa errata a proposito della cronologia di questo periodo. Queste distruzioni vengono assegnate alla metà del XVI sec. perché si è deciso che fossero gli Egiziani a caccia di Hyksos a produrle. Niente impedirebbe invece di fare corrispondere queste distruzioni con l’invasione d’Israele facendole scendere fino alla fine del XV sec.

E) Corrispondenze tra invasione israelitica e dati archeologici:

1) Corrispondenza delle fortificazioni. La città del 1550 era dotata di enormi fortificazioni come aveva la città dell’epoca di Giosuè (Gs 6:1).

2) Corrispondenza dell’incendio. Tale città finisce in seguito ad una distruzione violenta conclusasi con un incendio di cui rimangono evidenti tracce. Lo stesso avviene con Giosuè (Gs 6:24).

3) Corrispondenza del terremoto. I resti archeologici mostrano che la città ha subito, prima dell’incendio, un violento terremoto. Di ciò testimoniano le tombe di questo periodo. Esse mostrano segni di distorsioni provocati dal movimento della terra e uno stato straordinario della conservazione dei corpi e del materiale organico depositato presso di loro. Tale preservazione, che non si ritrova nelle tombe anteriori e posteriori, può essere spiegata con l’emissione di gas attraverso le fessure provocate dal terremoto, gas che avrebbe prodotto la morte degli agenti batterici e delle termiti che altrimenti avrebbero disintegrato a poco a poco i resti organici. Anche la città di Giosuè cade in seguito ad un terremoto che abbatte una parte delle mura (non tutte!) permettendo agli Israeliti di entrare. Attività telluriche in questo periodo possono essere viste in vari fenomeni tra cui quelli del Sinai, dello stesso passaggio del Giordano o della voragine che inghiottì Core, Dathan e Abiram (Nm 16:25-27).(2) Gerico si trova sopra una fessura della crosta terrestre che si estende lungo la valle del Giordano, attraverso la depressione del Mar Rosso, fino all’Africa Centrale.

Figura II-2

4) Corrispondenza dell’epidemia. Le tombe della Gerico di questo periodo mostrano che vi è stata, poco prima della distruzione della città, una quantità notevole di morti (seppellimenti multipli non riscontrati prima e dopo); fatto che lascia pensare ad una epidemia.(3) E’ interessante notare come una epidemia mandata da Dio infierì in quel periodo tra gli Israeliti (Nm 25:1-3,8up,9) che si trovavano nelle pianure di Moab vicino al Giordano di fronte a Gerico (Nm 22:1; cf. 33:48,49). Tale avvenimento accadde non molto tempo prima della conquista di Gerico e può sincronizzarsi molto bene con la corrispondente epidemia a Gerico.

F. Non collegamento con gli Hyksos. Non vi sono prove che Gerico sia stata una fortezza degli Hyksos e che per questo debba essere stata aggetto della vendetta egiziana. L’unico legame tra la Gerico della fine del Bronzo Medio e gli Hyksos che la Kenyon mantiene sarebbe data dal tipo di fortificazioni della città, fortificazioni che assomiglierebbero a quelle di alcune roccaforti Hyksos in Egitto (Bim. 127). Tuttavia anche questa prova è stata discussa e respinta: Le fortezze Hyksos in Egitto non sarebbero affatto tali e sembra assomigliare maggiormente a fondamenta di templi (Bim. 128,129).

La stessa Kenyon, pur senza ritrattare la sua identificazione di Gerico e di altre città del Bronzo Medio quali città Hyksos, sembra abbia cominciato ad avere dei dubbi sul fatto che Gerico sia stata distrutta dagli Egiziani. Nel 1967 scriveva infatti: "La distruzione potrebbe essere stata causata sia dalla vendetta degli Egiziani contro i loro nemici asiatici, sia da gruppi cacciati dall’Egitto" (Bim. 130). Nel 1971 dice che queste distruzioni "sono dovute verosimilmente all’attacco di gruppi di Asiatici spostatisi dall’Egitto a questo momento" (Bim. 130). Chi sarebbero questi asiatici che ver-so il 1550 avrebbero lasciato l’Egitto - nella prospettiva della Kenyon - se non gli Hyksos stessi? Ma come potrebbero gli Hyksos distruggere Gerico e le altre città se queste erano città Hyksos? Bimson osserva giustamente che ciò distrugge tutta la tesi che le distruzioni della fine del Bronzo Medio siano dovute agli Hykson (Bim. 131). Ma se queste città non erano Hyksos, non vi sono pro-ve per sostenere che i distruttori fossero gli Hyksos cacciati dall’Egitto. Meglio è pensare che questi "gruppi di Asiatici" non siano altro che gli Ebrei, e che le loro azioni debbono collocarsi circa un secolo dopo di quando supponga la Kenyon (Bim. 131).

G. Come spiegare allora la presenza di resti a Gerico (scarabei, qualche resto di casa, qualche resto di ceramica nelle tombe) dopo la distruzione della città da parte di Giosuè? Costui maledisse la città e chi l’avesse ricostruita (Gs 6:26). Tale ricostruzione avvenne all’epoca di Achab nel IX sec. (I Re 16:34). Vi sono però tracce di una qualche occupazione del sito dopo la distruzione di Giosuè e prima della sua ricostruzione: Gd 3:13 (cf. con Dt 34:3 per identificazione della città delle palme e Gerico) ci dice che Eglon, re di Moab, con degli Ammoniti e degli Amalekiti si impossessarono della località. Ritroviamo però Gerico, sotto Davide, in possesso degli Israeliti che evidentemente l’avevano tolta ai Moabiti (II Sam:5). Non deve essersi trattato di una città perché Davide fa ferma-re qui i suoi ambasciatori umiliati dal re degli Ammoniti con il taglio di metà della barba, proprio perché non avessero a vergognarsi di fronte alla popolazione. E’ quindi probabile che vi si fosse stabilito una sorta di avamposto militare. All’occupazione moabita può meglio essere attribuita la causa della presenza dei resti che ritroviamo nella Gerico attribuita al Bronzo Recente.

"Le prove archeologiche dell’età del Bronzo Recente (o piuttosto la loro mancanza) è molto meglio spiegata pensando che non vi sia mai stata una vera città a Gerico durante il Bronzo recente ma solo qualche insediamento sporadico. Ciò spiegherebbe la scarsezza di resti di case, la completa man-canza di qualsiasi traccia di mura difensive, e anche il fatto che non siano attestate delle vere tombe del Bronzo recente ma solo il riutilizzo di certe tombe del Bronzo Medio da parte degli abitanti successivi (...). Ciò spiegherebbe anche l’assenza di riferimenti a Gerico nella corrispondenza di Tell Amarna" (Bim. 136).

Conclusione

Non vi sono quindi dati archeologici che escludano la conquista di Canaan da parte di Israele alla fine del XV sec. a.C.. Non abbiamo naturalmente discusso altri elementi che dovrebbero essere considerati (ceramica, situazione di altre città) ma neppure questi si oppongono alla ricostruzione qui proposta, fornendo invece dei riscontri importanti tra i dati archeologici e i dati biblici.

LETTURE

Esodo 1-20,32: Dalla schiavitù al Sinai
Numeri 9-17: La prima pasqua nel deserto. La nuvola. Verso la terra promessa, ribellioni.
Numeri 20-25: Morte di Maria. Problemi con Edom e Moab. Idolatria.
Numeri 27:12-22: Giosuè scelto come successore di Mosè.
Numeri 31-33: Verso il Giordano.
Deuteronomio 34: Morte di Mosè.
Giosuè: La conquista dei territori oltre il Giordano.

DOMANDE

1) Quali indicazioni ci fornisce Es. 1 sullo svolgimento del periodo di oppressione in Egitto?

2) Quali indicazioni ci forniscono i testi biblici sulla cronologia dell’esodo? Come valutarli?

3) Per quali motivi tratti dalla Bibbia si pensa abitualmente che l’esodo sia avvenuto durante la XIX dinastia nel XIII sec.? Come spiegate queste indicazioni?

4) Quali elementi possiamo trarre dall’archeologia dell’Egitto per determinare se l’esodo possa essere avvenuto o meno nel XV sec.?

5) Quali sono le tappe fondamentali della storia della Palestina nei secc. XVI-XXII in base alla ricostruzione fatta dalla maggior parte gli archeologi moderni? In particolare cerca di evidenziare quali distruzioni in serie di località palestinesi sarebbero testimoniate, e perché sarebbero avvenute.

6) Qual è invece la ricostruzione di Bimson delle grandi linee della cronologia del periodo su indicato?

7) Quali corrispondenze possiamo trovare tra i dati biblici e l’archeologia in rapporto alla distruzione della Gerico della fine del Bronzo Medio da parte degli Israeliti?

NOTE

(1) La sostanza di questo capitolo segue John J. Bimson, Redating the Exodus and Conquest, Vol. 5 del Journal for the Study of Old Testament, Supplement Series, The Almond Press, Sheffield 1981.

(2) Il riferimento a fenomeni naturali non elimina l’iniziativa di Dio che di essi si può servire come ha fatto in tante altre occasioni.

(3) Ccosì scrive Katheen M. Kenyon in Archeology in the Holy Land, Ernst Benn Limited - W. W. Norton and Company Inc., London-New York 1979, parlando di un gruppo di tombe in cui si ritrovano diversi seppellimenti contemporanei anche di interi gruppi familiari: "La data dei gruppi di tombe dalle quali provengono queste oggetti risale proprio alla fine del Bronzo Medio II, nella fase V, e i ritrovamenti stessi rappresenterebbero dunque l’arredo delle case la cui distruzione segna la fine dell’età del Bronzo medio a Gerico. Si può supporre che vi sia stata una grave epidemia che abbia spazzato via intere famiglie in un’epoca così tarda della vita della città, che le tombe non sono state mai più riaperte per successivi seppellimenti."

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